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Cent’anni di solitudine 2: che fine farà Macondo?

È finalmente disponibile la seconda parte della serie tratta dal romanzo di García Márquez.

Cent’anni di solitudine 2 arriva su Netflix come una ventata d’aria fresca in questo caldo agosto. In un periodo notoriamente scarno di nuovi contenuti, tanto al cinema quanto sulle piattaforme, la regina di quest’ultime decide di lanciare proprio la seconda parte di uno dei suoi attesi successi. Immergersi nuovamente nella suggestiva Macondo sarà solo un nostalgico revival o regalerà nuovi sorprendenti momenti?

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Macondo non è più un paese da costruire. I primi otto episodi erano riusciti a stregare il pubblico con la meraviglia visiva di un paese, dalle sue origini alla parte più florida. Questa seconda parte affronta invece la fase calante, quella più cupa e politica della storia dei Buendía. Il disfacimento di Macondo. 

La serie si occupa così di uno dei nuclei fondamentali del romanzo, sempre incredibilmente attuale. Non è il tempo a cambiare o a distruggere le cose, ma l’incapacità di imparare dagli errori e dalla sofferenza del passato. La fragilità umana dilaga in questa storia, conducendo lentamente il pubblico verso la disillusione. 

Gli uomini in Cent’anni di solitudine continuano a scontrarsi con le loro ambizioni e imprese impossibili, che li conducono, spesso, a morte certa. Sono deboli di fronte a passioni autodistruttive e, alla fine, la solitudine d’animo sembra l’unica casa a cui tornare, per tutti e tutte. Le donne, invece, continuano a essere la colonna portante, tanto della famiglia Buendía quanto di Macondo. Custodi della memoria collettiva, amministratrici della casa e del villaggio, sono costrette ad affrontare la sofferenza provocata dagli errori degli uomini. 

La matriarca per eccellenza, Úrsula (ottima, probabilmente la migliore, interpretazione dell’attrice Marleyda Soto), rimane il personaggio centrale della serie. Simbolo di forza e sicurezza, trascina la folla verso una rivoluzione molto più sottile, profonda e distruttiva di quella fatta di armi, condotta dai suoi figli e nipoti. Ne fa da esempio una delle prime scene di questa stagione, che la vede protagonista di un gruppo di donne impavide, che portano il loro malcontento ai vertici, riuscendo a far ammutolire anche il più feroce dei tiranni.

Rimane invariato l’ampio spazio dedicato alla parola. Dall’inchiostro alla magia visiva, la serie omaggia la scrittura di Gabriel García Márquez con un’alta qualità della fotografia, che ripercorre i luoghi reali in cui è ambientato il romanzo. La Colombia è protagonista, con un cast esclusivamente di tali origini.

L’intricato intreccio familiare dei Buendía, firma distintiva di un romanzo cult, si fa sempre più difficile da seguire. Così come durante la lettura, questo secondo capitolo accentua la difficoltà a gestire il ricordo e l’associazione di ogni nome (notoriamente reiterato di generazione in generazione) di ogni personaggio. Inoltre, per puro limite del piccolo schermo, la serie deve necessariamente rinunciare a una tridimensionalità dei personaggi che il romanzo invece garantisce, mettendo ancor più a dura prova la memoria dello spettatore. 

A Cent’anni di solitudine va riconosciuto un grande merito. La serie non cerca di semplificare la scrittura e l’immaginario del romanzo di Márquez, per renderlo più facilmente fruibile in questo formato. L’operazione ambiziosa a monte, accetta il rischio della complessità, dei salti temporali, della ripetizione dei nomi e dei destini a cui sembra impossibile sfuggire, regalando comunque una piacevole visione. Rimaniamo in attesa di scoprire come si concluderà questo secondo capitolo, con l’uscita dell’ottava e ultima puntata il 26 agosto. 

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Cent’anni di solitudine 2 – Regia di Alex García Lòpez e Laura Mora Ortega – Sceneggiatura: Santiago Espinosa-Aristizabal (basata sull’opera di Gabriel García Márquez) – Con: Claudio Cataño, Marco Antonio González Ospina e Susana Morales Cañas – 2026 Netflix

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