di Paola Tiriticco

 

Film e serie tv in costume hanno un fascino sicuro e intramontabile, ma quando parliamo di Julian Fellowes il successo è assicurato.

È quello che succede infatti nella nuova serie  Belgravia (in onda su Sky), 6 puntate appena andate in onda che hanno fatto molto parlare, tratte dal romanzo scritto dallo stesso Fellowes nel 2016, con la regia di John Alexander.

La serie è andata in soccorso degli orfani della saga di  Downton Abbey, successo planetario con tanto di  film presentato alla Festa del Cinema di Roma (2019),  firmato sempre da Fellowes il quale sta  già preparando il sequel Downton Abbey – The new era previsto in uscita nel 2022.

“Belgravia” è ambientata nella prima metà dell’800 e comincia proprio la sera prima della battaglia di Waterloo, quando conosciamo i protagonisti in una ballo scintillante e mondano.

Il mondo sta cambiando e non solo per la caduta di Napoleone e le sue conseguenze, ma per l’ordine sociale.  La borghesia lavoratrice e danarosa non accetta più di essere discriminata dalla nobiltà che spesso ha più titoli che risorse.

È l’inizio della nuova era, con cambiamenti inarrestabili, impersonati in questa serie dai giovani e affascinanti rampolli di due famiglie importanti: uno, Edmund Bellasis vanta ascendenze nell’aristocrazia più antica, essendo erede del Conte di Brockenhurst, l’altra è Sophia Trenchard, figlia del più importante fornitore di merci della città.

Gli elementi del feuilleton ci sono tutti: amori ostacolati, parenti invidiosi, fortune e patrimoni persi al gioco ed una società che non si rassegna a perdere i suoi privilegi.

Proprio questo è il tema centrale di Belgravia. Assistiamo alla nascita di una ricca borghesia che non accetta più di essere discriminata e trattata con sufficienza, una borghesia che comincia a costruire nuove case, nuovi quartieri (Belgravia appunto), portandosi dietro una modernizzazione dei costumi e una richiesta di maggiore libertà.

Le nuove generazioni vogliono sovvertire l’ordine, scalpitano all’interno dei rigidi recinti ormai consunti.

Il cambiamento sarà inevitabile e inarrestabile (questo la storia ce lo insegna ogni volta) sia che venga dall’impeto giovanile che dai modi diplomatici delle matriarche delle due famiglie, le bravissime Tamsin Greig (Anne Trenchard) e Herriet Walter (Caroline Bellasis). 

Entrambe sanno unire solidarietà femminile, sentimenti generosi, amore verso i propri figli e nello stesso tempo pazienza e costanza da vere diplomatiche, abituate a gestire da dietro le quinte sapendo che solo con perseveranza e qualche piccola alleanza si arriverà al risultato dovuto.

Il resto è una festa per gli amanti del genere. Così come in Downton Abbey, anche qui i costumi sono una gioia per gli occhi, gli ambienti ricostruiti in maniera minuziosa, l’atmosfera del periodo resa in modo impeccabile. 

La servitù ha però un ruolo diverso:  se in Downton Abbey è sempre in primo piano e protagonista, qui è relegata ai piani bassi, con figure negative e intriganti che ci fanno davvero rimpiangere i modi e la professionalità del maggiordomo di casa Crawley, Charles Carson.

Belgravia è  un prodotto di grande qualità e un bel modo di immergersi nella Londra della prima metà dell’800 apprezzando la maestria di Fellowes nel dare vita in un modo così raffinato a mondi tanto lontani.

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