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Basso napoletano: la Napoli ipnotica di Sgrosso e Del Gaudio

Sinfonia di una città irriducibile: memorie, fantasmi e la voce di Napoli al Teatro Galleria Toledo

Si avverte quell’attesa sospesa, quasi circospetta, tra gli spettatori ammassati nel foyer del Teatro Stabile Galleria Toledo, presidio dell’innovazione scenica. All’improvviso, un campanaccio lacera il brusio: per noi, pubblico mutato d’incanto in scolaresca in subbuglio, è il richiamo familiare di una vecchia campanella d’istituto; ed ecco che, in fila indiana, la folla si mette in cammino per varcare la soglia. Ma quel bronzo sprigiona un suono denso, ancestrale, che sa di archeologia urbana. È la voce di un mestiere scomparso, il timbro inconfondibile di un ambulante che, tra i vicoli e i bassi di Napoli, scuoteva la quiete chiamando a raccolta vecchi e bambini, con il grido viscerale e cantato di quel “o panino c”a ricotta“.

Varcata la soglia e conquistata la propria postazione, ci si abbandona all’attesa che l’azione abbia inizio. È l’atmosfera di Basso napoletano. Variazioni per contrabbasso e voce – in scena tra il 10 e l’11 ottobre -, un “antico desiderio” (come suggerisce il programma di sala) nato da una stima reciproca e da un’amicizia collaudata tra Marco Sgrosso e Felice Del Gaudio. Uno spettacolo che si offre come atto d’amore e di memoria dedicato a Leo De Berardinis, maestro ineguagliabile e compagno di strada di irripetibili avventure teatrali per Sgrosso.

Le luci della platea cedono il passo alla penombra. Dalle tenebre affiora la sagoma di un musicista: è Felice Del Gaudio al contrabbasso, la cui fisionomia sembra materializzare l’iconografia vivianesca di Don Gregorio, il professore di contrabbasso ne Lo Sposalizio (1919). L’archetto estrae dalle corde note timide e circospette; ma prima ancora che il corpo dell’attore calchi il palcoscenico, un frammento celeberrimo del teatro eduardiano lacera il silenzio: «Lucarié, scétate, songh’ ‘e nnove!».

Ecco allora l’ingresso di Sgrosso, che veste le sembianze di uno spirito mefistofelico e arcaico, celato da una mezza maschera che evoca il taglio arlecchinesco, ma riscaldata dall’anima irriverente di un Pulcinella grottesco. Il suo corpo si scioglie in una danza quasi tribale, che cresce in simbiosi con le parole taglienti di Eduardo e le schegge incandescenti di Enzo Moscato, dove la partitura verbale si fa carne, sostanza densa e viscerale drammaturgia dell’eccesso. Il percorso si sviluppa in quadri ideali – un prologo apocalittico, lamentazioni, allucinazioni, serenate avvelenate e un canto finale -, fondendo materiali differenti senza mai smarrirne l’essenza prima. Difatti Sgrosso agglutina diverse scritture sceniche mantenendo vivida la paternità delle opere, mentre piega la voce, la mimica, gli sguardi e i gesti a un unico, ipnotico strumento: ora recita, ora canta, ora pietrifica, ora diverte, mentre come un tic ossessivo torna a risuonare il monito «Lucarié, scétate, songh’ ‘e nnove!»

È una processione di presenze e fantasmi della memoria che riaffiora sulla scena: dai Dieci comandamenti di Raffaele Viviani alla risacca popolare e barocca della Gatta Cenerentola di Roberto De Simone, passando per le geometrie vocali della Partitura dello stesso Moscato. Ritroviamo il dolore sordo di Napoli milionaria!, con l’eco di Don Gennaro Jovine e lo strazio di una guerra che ha sventrato case e coscienze, fino alle insidie metafisiche de Le voci di dentro. Il viaggio lirico si distende poi nelle melodie immortali di Libero Bovio con Passione e nei versi dolenti di Chiove, per spingersi infine fino a un Totò insolito e notturno, evocato attraverso la poesia ‘O schiattamuorto.

È un tributo devoto a De Berardinis, ma è soprattutto un’immersione lucida nella putrefazione e nello splendore di una città irriducibile. Sgrosso e Del Gaudio consegnano alla platea un rito in cui tutto si addensa nella materia fragile del sogno, sospeso in un incantesimo in cui persino il sonno diventa veglia: perché né questa Napoli, né questo spettacolo, hanno alcuna intenzione di svegliarsi.

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Basso napoletano. Variazioni per contrabbasso e voce – Elaborazione drammaturgica, mise en espace e voce: Marco Sgrosso: contrabbasso: Felice Del Gaudio – Ideazione luci e direzione tecnica: Loredana Oddone: Cura del suono: Roberto Passuti – Produzione: Le belle bandiere, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi – Galleria Toledo di Napoli 10 e 11 ottobre

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