Attesa al Festival di Roma per “Il colibrì” della Archibugi, ricordando Godard e Irene Papas.

Sarà l’ultimo film di Francesca Archibugi Il colibrì a inaugurare il 17o Festival Internazionale del Cinema di Roma dal 13 al 23 ottobre nella sede storica dell’Auditorium Parco della Musicai, in attesa di conoscere nei dettagli il calendario della rassegna e delle sezioni collegate come “Alice nella città”.

«Il Festival sarà una Festa del cinema per tutti» ha dichiarato il nuovo Presidente della fondazione cinema per Roma Gian Luca Farinelli. «Il Festival ridisegna il proprio profilo, quello di una città come Roma che ha legato da sempre il suo nome al cinema», ha invece ha dichiarato la nuova Direttrice Artistica (ex Rai), Paola Malanga.

Il Colibrì di Francesca Archibugi è tratto dall’omonimo romanzo vincitore nel 2020 del premio Strega e racconta, adattato dalla stessa regista insieme a Laura Paolucci Francesco Piccolo, una storia di dolore che ruota attorno alla vita di un uomo in una battaglia che sembra insostenibile come l’incredibile volo veloce e statico di un colibrì. Protagonista del film è Pier Francesco Favino nel ruolo di Marco Carrera, un personaggio che forse ricorda un po’ quello che disegna da par suo Nanni Moretti in Caos calmo. Nel cast oltre a Favino anche Kasia SmutniakLaura MoranteBenedetta PorcaroliMassimo Ceccherini e lo stesso Nanni Moretti. Un contributo al film lo da’ la voce di Marco Mengoni, che interpreta una canzone inedita di Sergio Endrigo.

Il Festival come tutto il mondo del cinema renderà sicuramente omaggio a due figure indelebili della storia del grande schermo recentemente scomparse: Irene Papas, la diva greca protagonista di tanti film di successo come Z l’orgia del potere di Costa Gavras, forte denuncia contro la dittatura dei colonnelli in Grecia dal 1967 fino al 1974, che interpretò al fianco di Yves Montand. L’attrice che con il suo carisma aveva fatto innamorare persino Marlon Brando si è spenta lo scorso 14 settembre a 96 anni nella sua casa di Chiliomodi, dove si era ritirata da tempo.

 E il cinema non dimentica certo la scomparsa in Svizzera dove viveva, del grande regista Jean-Luc Godard, padre assieme a François Truffaut della nouvelle vague, esplosa in Francia alla fine degli anni ’50 grazie a un manipolo di cineasti trentenni ex critici cinematografici.

Regista di capolavori come Fino all’ultimo respiro, probabilmente il suo film più famoso interpretato da Jean Paul Belmondo e Jean SebergIl disprezzo, Il bandito delle 11 e Prénom Carmen; vincitore di un Oscar alla carriera che non ritirò mai e che ha ispirato autori come Scorsese, Bergman, Lynch.  «Tutti gli dobbiamo qualcosa», ha dichiarato Damien Chazell, il regista premio Oscar di La La Land, ma anche il Maestro più amato e odiato di quel cinema che con oltre 100 film ha costruito la storia stessa del cinema.