di Paola Tiriticco

 

Uno dei pochissimi aspetti positivi dell’epidemia da Covid 19 (impegnandosi a volerlo proprio cercare) è quello di aver indirizzato le nostre vacanze prevalentemente in Italia.

E’ così che si scoprono tante piccole realtà, paesi con storie millenarie, castelli medievali, panorami mozzafiato e anche una miriade di iniziative culturali che caparbiamente stanno ricominciando dopo la chiusura totale di questi mesi.

Queste manifestazioni sono tutte attraenti, perché rendono uniche le sere d’estate e si distendono a pioggia sul nostro territorio.  Eccone un piccolo esempio, consapevoli che la nostra penisola è piena di queste iniziative.

Il contesto è di quelli che lascia incantati: le dolci colline marchigiane, ricoperte, in questa stagione, di spighe di grano mature e di campi di girasoli che tutto illuminano con il loro intenso giallo.

Il paese in questione è Osimo, ricco di storia, il palcoscenico è il Chiostro di San Francesco, antico come la chiesa che si narra fondata dal Santo stesso in occasione di una sua visita in queste terre.

Si tratta di incontri musicali organizzati dall’Accademia d’Arte Lirica di Osimo e che per tutta l’estate proporranno un repertorio vario, con interpreti di fama internazionale e che promette di avvicinare anche i più restii alla musica lirica.

Fino al 21 agosto, ogni venerdì diventa l’occasione per passare una piacevole e fresca serata musicale, senza tralasciare una visita ad Osimo o ad uno dei piccoli paesi dei dintorni, ognuno arroccato su di una verde collina, come la bella Offagna, sede di un castello degno di re e principesse.

Insomma, la cultura si riappropria dei suoi spazi, ricomincia ad incantarci e a narrarci storie di musica, teatri, visite archeologiche, spingendo il nostro pensiero, finalmente, lontano dalle quattro mura domestiche, verso quei paesaggi che si stendono fino all’orizzonte.

E a proposito di orizzonte, impossibile non ripensare a Leopardi, magari passeggiando nell’orto dell’infinito, appena restaurato ed inaugurato per le giornate del FAI. Di questi paesaggi si è nutrita la sua poesia, ha sognato affacciandosi proprio su queste colline che poi ha fortemente voluto abbandonare. 

Tuttavia questo paesaggio resta dentro, infonde calma e serenità, e anche il poeta che sprezzante chiama Recanati il “natio borgo selvaggio, non può fare a meno di scrivere il suo verso forse più famoso proprio su queste colline e su questi orizzonti. Ancora oggi, anche per noi “il naufragar m’è dolce in questo mare”

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