Ieri al Teatro Torbellamonaca straordinario concerto per intensità e bellezza del grande violinista Alessandro Quarta, una delle eccellenze della musica italiana, che insieme ad un quartetto d’eccezione: Giuseppe Magagnino al pianoforte, Cristian Martina alle batteria, Michele Colaci al contrabbasso e Franco Chirivì alla chitarra, ha dato vita ad una performance da standing ovation che ha visto anche la partecipazione in formato ridotto della Ensemble Roma Sinfonietta.

 

 

 

 

 

 

Un’orchestra sinfonica diretta dal Maestro Luigi Lanzillotta dal repertorio che spazia dal classico – sinfonico e da camera alla lirica; dal jazz alla musica per il cinema, musica etnica, ed anche opere da camera e spettacoli musicali. Un’intensa attività concertistica che la Sinfonietta svolge principalmente presso l’Università degli Studi di Roma a Tor Vergata.

Raccontare un concerto di Alessandro Quarta è pura catarsi, perché le prime note del suo violino ci raccontano di un musicista dal temperamento vigoroso, esplosivo, che ama sperimentare diversi linguaggi tra blues, jazz, pop ma senza mai tradire uno stile cosi unico e personale.

E questo suo sentire arriva al pubblico con tutta l’energia di cui è capace a cominciare dal quel volto espressivo tra le cui pieghe si affaccia il segno di una vera e propria possessione, una maschera di energia che rivela tutta la forza della sua musica. Lui e il violino, un unico entità, capace di produrre energia sensoriale non solo per il pubblico ma anche per chi suona con lui: cenni di intesa, complicità, attimi sublimi che sembrano fermarsi per un tempo indefinito nella coscienza, rapiti dall’estasi, nonostante il caldo asfissiante che permeava la sala.

 

Molte le emozioni che lo spettacolo di ieri ha suscitato nei presenti, e cosi il concerto è scivolato via ricordando soprattutto la grandezza di Astor Piazzolla partendo dal “Chau Paris”, “Vuelvo”, “Rio Sena”, “Oblivion”(grandissimo Giuseppe Magagnino al pianoforte),  “Years of Solitude” nata dal sodalizio artistico con Jerry Mullingam, e poi “Jeanne y Paul” nel ricordo di Ultimo Tango di Bertolucci e infine “Libertango”.

E prima di omaggiare un altro grande compositore come Nino Rota, piccolo cameo con la colonna sonora di “Titanic”, per poi proseguire con la struggente esecuzione de “Il Padrino” fino ad approdare al cinema di Fellini con “Amarcord”, “La dolce vita” e “Otto e mezzo, che ha chiuso il concerto in un tripudio da stadio, grazie ad un musicista che ha saputo regalare emozioni come raramente accade.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul palco, un’Artista geniale, un violino e la musica. Tanto basta per uscire da teatro parafrasando quel famoso monologo di Blade Runner, “Io ne ho sentite cose che voi umani non potreste immaginarvi….”

 

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