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Livorno, 1984: tre teste, un solo grande inganno.

Luca Rea porta in sala Il caso Modigliani.


Arriva Il caso Modigliani, documentario diretto da Luca Rea, che racconta uno dei più grandi scandali artistici di tutti i tempi. La sceneggiatura è dello stesso Rea e di Flavio Nuccitelli, mentre la produzione è di Fandango, con Domenico Procacci e Laura Paolucci come produttori ed Eleonora Savi come produttrice esecutiva. Estate 1984, Livorno: tre teste scolpite affiorano dall’acqua e il mondo dell’arte le acclama come opere autentiche di Modigliani, peccato siano dei falsi. Il film ricostruisce questa presa in giro sfuggita di mano, concentrandosi su mistero e falsificazione, intesa non solo come contraffazione degli oggetti ma anche dei fatti e della loro comunicazione. Le musiche sono di Massimo Martellotta, la fotografia di Leone Orfeo e il montaggio di Stuart Mabey. Intervengono Pier Francesco Ferrucci, Michele Ghelarducci, Pietro Luridiana, Christian Parisot e Carlo Pepi.

Il Fosso Reale a Livorno.

Una vicenda al limite dell’assurdo, che è già di per sé una trama cinematografica e non ha bisogno di essere romanzata da nessuna parte: quattro liceali che, convinti di fare uno scherzo innocente, finiscono dentro una situazione molto più grande di loro. Non saprei contare quanti film siano stati prodotti a partire da una sinossi simile. Qui, però, c’è uno dei più grandi scandali dell’arte italiana, con echi che hanno raggiunto buona parte dell’Europa, nato da uno dei tratti più riconoscibili dei livornesi: l’impulso irrefrenabile di trasformare tutto in una battuta, di prendere la vita alla leggera, meglio se in spiaggia, di fare uno scherzo di qualsiasi situazione, letteralmente. E quando una leggenda si impadronisce della città al punto che per settimane si dragano i canali alla ricerca della prova di un mito, Pier Francesco Ferrucci, Michele Ghelarducci, Pietro Luridiana e Michele Genovesi colgono l’occasione per prendere in giro quella stessa leggenda che sta scuotendo tutti, realizzandola con le proprie mani. Da lì la vicenda degenera: emergono altri falsi e il loro autore, Angelo Froglia, che forse meriterebbe un documentario a parte, poi una lettera anonima recapitata alla figlia di Modigliani. Uno scherzo trasformato in un mistero che ancora oggi non si è del tutto chiuso.

Anche il documentario è costantemente attraversato dall’ironia tipicamente livornese, complice la provenienza della maggior parte degli interlocutori, che contribuisce a restituire alla vicenda una dimensione leggera e godibile. Il film non si limita, infatti, a esporre i fatti, ma ricostruisce la genesi e lo spirito di una bravata giovanile, restituendone la componente goliardica senza appesantire la narrazione. L’unica nota amara è rappresentata dalle immagini d’archivio di Jeanne Modigliani, in particolare nel momento in cui si rifiuta di chiamare i propri genitori, Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne, «babbo» e «mamma»: un dettaglio che lascia intravedere il dolore profondo provocato dalla loro morte prematura.

Lo storico e collezionista Carlo Pepi nella sua dimora delle opere d’arte.

La vicenda riporta inoltre in primo piano il rapporto conflittuale tra il pittore e Livorno, due mondi rimasti a lungo distanti e tornati a confrontarsi pubblicamente nel 1984. Nonostante l’apparente riconciliazione tra l’artista e la sua città, permane una componente di irrisione che sembra accompagnarne ancora la memoria. La burla dei giovani livornesi, pur nella sua natura scherzosa, rivela così le ambiguità di un legame mai del tutto pacificato: a distanza di decenni, la consacrazione artistica di Modigliani non sembra aver cancellato del tutto quella diffidenza che ne segnò il rapporto con la città natale.

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 Il caso Modigliani – regia di Luca Rea – soggetto e sceneggiatura di Luca Rea e Flavio Nuccitelli – fotografia di Leone Orfeo – montaggio di Stuart Mabey – musiche originali di Massimo Martellotta – con Pier Francesco Ferrucci, Michele Ghelarducci, Pietro Luridiana, Christian Parisot e Carlo Pepi – prodotto da Domenico Procacci e Laura Paolucci, per Fandango – distribuito da Fandango Distribuzione – Festa del Cinema di Roma, sezione Freestyle Arts – 23 ottobre,  Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma

Foto – © Ufficio Stampa

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