Scrivere per traghettare l’abisso. Al Fringe, il viaggio letterario a partire dall’Inferno dantesco.
Da Milano a Catania, il Fringe ottobrino, ideato e diretto da Renato Lombardo e Francesca Vitale, in un rapido tratteggio, è quel festival annuo e internazionale di rappresentazioni a non finire. Sessantadue se le vogliamo contare. A nostra memoria, una in più rispetto alla scorsa edizione. Quest’anno è la quinta, ed ecco un nuovo slancio, un paio di novità e qualche trasformazione.
Sessantadue spettacoli suddivisi per genere o classificazione. Da quelli profondi a quelli divertenti. Cioè quelli che intendono rallegrare, fino ai classici da rivisitare. Dalla canzone al teatro visuale, dal teatro fisico a quello multimediale. Per giungere al teatro dove, invece, è la parola a prevalere. Il teatro di narrazione, il teatro della parola che si fa azione, della parola che custodisce segni e simboli, significati e intenzione. La parola e dalla parola la Rivoluzione.
La parola prosastica o quella per poetare. La parola letteraria, la parola aulica e declamatoria, o la parola comune e colloquiale. La parola italiana, l’etimo latino o quello provenzale. La parola colta, la parola dotta da una lingua morta. La parola viva, quella mai sepolta. Un leggio con un’agenda. Un quaderno, il piano d’appoggio al centro e nessun allestimento. Un piccolo palco e con la parola un viaggio.
Un viaggio tra letteratura orale, letteratura scritta, quella epistolare. Un viaggio di spunti, un viaggio di Appunti. Di annotazioni e aneddoti da raccontare. Di Marco Bisciaio regista e attore. In stile autobiografico ma universale. Un didascalico monologo-disquisizione, tra chiose, versi e sinossi, tra assonanze, estratti e righe sparse, tra lettura e recitazione. Dalle metriche dantesche alle “lezioni” calviniane. E nessuna musica a scandire.
Un viaggio e il suo accadere in un luogo non convenzionale eppure in qualche modo evocativo, alla sua maniera teatrale. Al FAB alla sua maniera, Marco Bisciaio con un dono di cultura letteraria. Sessanta minuti fra zampilli di ironia e un coinvolgente profluvio di oratoria. Dal 15 al 18 del mese in corso, a tratti solenne, senz’altro eloquente, sessanta minuti per riferire di Dante e di canti, di Calvino, Virgilio e Leopardi. Affinchè ognuno di noi se ne ricordi. Come se gli spettatori per un attimo tornassero studenti.
Dal Trecento al Novecento, un viaggio e tre epoche distinte. Una scrittura secolare, di rimatori e letterati che hanno scritto per paura, per rabbia o per amore. La penna come scudo e protezione. Una scrittura cosciente e razionale, la “resistenza poetica”, il coraggio dell’anima e del cuore. Il coraggio di guardare, di scorgere meraviglia anche dove non c’è il sole.
Il coraggio di persistere. Esistere. Essere. Il coraggio di creare quando tutto è distruzione. Il coraggio di rinascere e perseverare, di crescere e cambiare. Di sperare e sognare. Di spiccare il volo senza indietreggiare. Il coraggio di mettersi in salvo dalla “selva oscura” del dolore. Il coraggio di “alleggerire” l’”infinito naufragare”. Trovare scampo tra i fogli e le parole. A partire dall’Inferno dantesco, ecco la forza e il coraggio dell’inchiostro. Al riparo dentro di esso. In questo viaggio che è il nostro.
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Appunti di letteratura – autore: Marco Bisciaio – regia: Marco Bisciaio – Con: Marco Bisciaio – produzione: Marco Bisciaio – V edizione Fringe Catania Off International Festival 2026 – FAB di Catania (dal 15 al 18 ottobre 2026)





