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Il labirinto di Gleb

Zvyagintsev porta alla Festa del Cinema di Roma il suo Minotaur, tra tradimento, guerra e un’estetica che predomina sul racconto.

Nella sezione Best of 2026 della Festa del Cinema di Roma arriva Minotaur, diretto da Andrey Zvyagintsev, al suo sesto lungometraggio e primo film girato fuori dalla Russia. Zvyagintsev firma anche la sceneggiatura insieme a Simon Lyashenko ed è tra i produttori, con Charles Gillibert, Nathanaël Karmitz e Marco Perego. Il film, presentato in prima mondiale in concorso al 79° Festival di Cannes, dove ha conquistato il Grand Prix e il Cannes Soundtrack Award, è un thriller drammatico politico in lingua russa, liberamente ispirato a La moglie infedele di Claude Chabrol. Nella Russia del 2022, il dirigente d’azienda Gleb scopre il tradimento della moglie Galina proprio mentre è chiamato a consegnare una lista di dipendenti da inviare al fronte: la sua vita ordinata va in pezzi e, con essa, quella di un intero Paese. Coproduzione tra Francia, Lettonia e Germania, girato a Riga, il film ha musiche originali di Evgueni e Sacha Galperine e un cast guidato da Dmitriy Mazurov nel ruolo di Gleb eIris Lebedeva in quello di Galina, con Varvara Shmykova,Juris Žagars e Anatoliy Beliy. Mazurov e Lebedeva sono i protagonisti di un film che segna il ritorno del regista di Leviathan e Loveless dopo quasi dieci anni di assenza dai set.

Nel fotogramma, Dmitriy Mazurov nel ruolo di Gleb.

In sintesi, Minotaur è una rilettura de La moglie infedele di Chabrol, trasposta in una Russia ormai in guerra. L’idea di un remake accompagnava Zvyagintsev fin dall’uscita di Loveless (2017), ma il regista vi ha lavorato seriamente solo cinque anni più tardi, dopo essersi ripreso dal Covid-19, che nel 2020 lo aveva tenuto in coma per quaranta giorni, e dopo il trasferimento in Francia. Fu l’invasione dell’Ucraina a suggerirgli come intervenire sulle scene d’ufficio del protagonista, che giudicava «poco sviluppate». Eppure la guerra non si lascia relegare a semplice cornice, non solo per l’attualità di un conflitto che l’Europa vive da vicino: nel film il reclutamento dei dipendenti e il tradimento della moglie occupano lo stesso spazio sullo schermo e hanno pari peso drammatico. È proprio questa parità a restituire con efficacia lo stato psicofisico di Gleb, schiacciato da un duplice senso di colpa: da un lato la scelta dolorosa di quali tra i suoi dipendenti mandare al fronte, dall’altro un matrimonio ormai svuotato, di cui si sente in parte responsabile. Sotto il peso di entrambi, il protagonista precipita fino all’omicidio di Anton.

Per quanto occupi lo stesso spazio del tradimento, la linea narrativa bellica, che è la parte più interessante del film, non viene sviluppata a fondo: procede per episodi sporadici e poco connessi, fatti di silenzi e sguardi difficili da decifrare, forse anche a causa di un’interpretazione poco espressiva. Il film di Chabrol del 1969 non funzionava per la trama, dato che una storia di tradimento coniugale non ha nulla di nuovo, ma per il modo quasi poliziesco di indagare la scoperta dell’infedeltà e per la suspense che inchioda allo schermo. In Minotaur questo intento è fallito: la prospettiva russa su un conflitto ancora in corso, il vero spunto di interesse, resta incompleta e vaga, mentre il tradimento e l’omicidio sono raccontati senza alcun appiglio capace di coinvolgere davvero lo spettatore.

La scena dell’omicidio, in particolare, è inutilmente lunga, a meno che non punti a far ridere per la goffaggine con cui Gleb nasconde il corpo di Anton: in sala qualcuno ci è riuscito, ma, dato il contesto, ridere risulta difficile. Lo stesso vale per tutte le altre scene, dilatate, ferme e grigie, che appesantiscono la visione. Ed è qui che si arriva alla fotografia, la caratteristica più evidente del film: due ore e un quarto di inquadrature fisse, movimenti lenti e primissimi piani su volti inespressivi. Il risultato è esteticamente molto suggestivo, ma rende il film davvero difficile da seguire: la vicenda è raccontata quasi in pura forma estetica, la trama scorre in modo quasi impercettibile e lo spettatore fatica a restare agganciato a ciò che accade sullo schermo.

Nel fotogramma, Iris Lebedeva nel ruolo di Galina.

Particolarmente interessanti sono due scene verso il finale. La prima è l’ultimo confronto tra Galina e Gleb: dopo aver saputo di Anton, lei si appresta ad assolvere il marito, e il dialogo si trasforma in uno scambio fisico dal carattere coreografico. I corpi si toccano e si intrecciano in modo misurato, non del tutto uniti ma incastrati, come se si danzassero attorno alla ricerca di un ultimo appiglio comunicativo. Che lo trovino davvero è dubbio, forse a causa del dolore di Galina per la perdita dell’amante, ma resta un’ipotesi, perché il confronto è privo di parole e di spiegazioni. La seconda scena è quella che chiude il film: il figlio mostra ai genitori la foto scattata alle nuvole dall’aereo. Quelle nuvole diventano un quadro fisso e al tempo stesso mutevole, che cambia forma e colore e genera una doppia sensazione: da un lato la ricreazione onirica di un campo di battaglia, dall’altro la visione pacifica di un cielo ordinato, che rimanda alla ricomposizione dell’ordine familiare.

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Minotaur – regia di Andrey Zvyagintsev – sceneggiatura di Andrey Zvyagintsev e Simon Lyashenko – fotografia di Mikhail Krichman – montaggio di Andrey Zvyagintsev – scenografia di Andrey Ponkratov e Masha Slavina – musiche di Evgueni Galperine e Sacha Galperine – suono di Andreï Dergatchev – con Dmitriy Mazurov, Iris Lebedeva, Varvara Shmykova, Juris Žagars, Anatoliy Beliy, Artur Smolyaninov, Vladimir Friedman, Anastasia Mischenko, Yuriy Zavalnyouk e Boris Kudrin – prodotto da Charles Gillibert, Nathanaël Karmitz, Marco Perego, Vindhya Sagar e Andrey Zvyagintsev per MK Productions e CG Cinéma, in coproduzione con Forma Pro Films e Razor Film Produktion, in associazione con Arte France Cinéma e LEAF Entertainment  – Festa del Cinema di Roma 2026, sezione Best of 2026 – presentato il 20 ottobre, Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma.

Foto – © Ufficio Stampa

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