Le nozze di Figaro in scena al Costanzi, regia di Claus Guth, cercano l’estemporaneità grazie al minimalismo
Per Claus Guth è un pianerottolo quello su cui si svolgono Le nozze di Figaro, andato in scena al Teatro dell’Opera di Roma dal 15 al 23 settembre. L’allestimento pensato vent’anni fa dal regista tedesco è al suo debutto italiano, e porta benissimo i due decenni di storia che ha già addosso; nell’era del minimalismo la commistione tra lo sfondo bianco e la scelta degli abiti scuri per i protagonisti (le scene e i costumi sono di Christian Schmidt) funziona e dà risalto alle parole del libretto di Da Ponte, mentre l’Orchestra dell’Opera di Roma dà lustro alla partitura di Mozart sotto la guida di Emmanuel Tjeknavorian, che in Italia è di casa e ora debutta al Costanzi, una prima volta che ci auguriamo non sia l’ultima.

Un pianerottolo, appunto, quello su cui si svolge la giornata di Figaro e degli altri residenti di Almaviva, fatta eccezione per il secondo atto in cui, con un po’ di fantasia, diventa la camera della Contessa.
Per il resto è il punto di fuga di un quadro, l’incrocio d’ogni direttrice, la strada che tutti devono percorrere. Chi sale le scale, chi le scende, chi fugge verso una porta, chi da quella arriva. È in questo centro del mondo che tutto ha luogo; l’amore, le trame, le scoperte inattese.
Qui si muove sicuro di sé Erwin Schrott. Il suo Figaro emana sicurezza e controllo, non dà spazio alla preoccupazione. Cede leggermente nei recitativi, veloci, velocissimi anche quando non dovrebbero.
Accanto a lui Martina Russomanno rende con abilità una Susanna meno tranquilla sebbene non intimidita, equilibrata. Un equilibrio che per ragioni di trama manca alla Contessa di Roberta Mantegna, il personaggio forse più emotivamente complesso dell’opera, attraversato da emozioni d’ogni genere. A questa camaleontica protagonista Mantegna tiene testa senza perdersi né nel dolore né nei momenti di esuberanza. Se manca l’equilibrio, insomma, lei è però perfetta equilibrista sul filo dell’animo della Contessa, meritatissimi gli applausi.
Gli stessi applausi meritati che sono andati a Germán Olvera e Marcello Nardis, il Conte di Almaviva e Basilio. Quest’ultimo, in particolare, ha reso bene anche al di là della voce la sensazione di sgradevolezza che doveva suscitare, e il mondo della finzione, dove il male può essere fatto bene, premia anche questa capacità, esser bravi nell’interpretare ciò che dovrebbe esistere solo sul palco. Degna di nota anche la prestazione di Olvera, il cui timbro è stato particolarmente adatto al Conte di Almaviva, intransigente signore del castello e certo convinto d’aver potere su chiunque vi abiti, nobile d’ancien regime che non scade nella caricatura ma certo racconta un mondo così lontano da noi da apparirci quasi iperbolico. In fondo, però, in questa satira sociale c’è un mondo che è solo quello di Almaviva, del suo castello, del pianerottolo dove tutto accade. E cos’è il Conte se non il signore di tutto questo microcosmo da cui nessuno evade?
Metri quadri in cui tutto accade, ci si lascia e ci si ritrova, in un tempo che un poco resta sospeso, che è passato ma non passa, come ci mostrano a modo loro Bartolo e Marcellina. Roberto Scandiuzzi e Monica Bacelli portano a casa una performance gradevole, un canto limpido e qualche risata per il sempre serio pubblico del Costanzi, così come la Barbarina di Jessica Ricci, che assume totalmente i contorni della ragazzina per cui il mondo è un parco giochi da cui cercar di trarre il maggior divertimento possibile (e, se si riesce, nient’altro).
E poi c’è Cherubino, un Cherubino per il quale Guth ha pensato qualcosa di più. Anzi, di doppio. Due Cherubini nel castello di Almaviva.
Da un lato il protagonista, con l’elegante voce che Elmina Hasan, il Cherubino che tutti conoscono, a cui è dedicato quel “Non più andrai farfallone amoroso” molto ben eseguito da Schrott, ragazzino fin troppo audace ma degno di ogni simpatia. Dall’altro un Cherubino muto, interpretato da Uli Kirsch, un fantasma, uno spettro. Nessuno lo vede ma tutti lo percepiscono, ed è un po’ questa figura mistica a metà tra l’angelo e il folletto a muovere le fila di questa giornata in cui tutto accade. Le trame, i dubbi che si sciolgono, il perdono: tutto avviene sotto il suo occhio vigile, sotto le piume dell sue ali angeliche quanto il suo nome.
Un’aggiunta inattesa, che genera una leggera confusione iniziale ma alla quale presto ci si abitua, tanto che al vederlo andar via un po’ ci dispiace, soprattutto nel pensare all’ultimo scritto di Beaumarchais, mai reso in musica, a cui forse questo finale s’ispira.

Ma non si può correr sempre con la mente altrove, bisogna restar ancorati all’ora, alla platea del Costanzi, al sipario che cala su quel pianerottolo-centro-del-mondo ove tutto si è risolto per bene. Ci sarà tempo, altrove e poi, per approfondire e andare al di là di Mozart, di Guth e di questo allestimento minale e moderno che lascia tutto in mano alle umane emozioni. Per adesso, però, tanto basta. C’è un piccolo felici e contenti che aspetta Figaro, Susanna e tutti gli abitanti di Almaviva. Che Tjeknavorian diriga l’ultima lieta marcia e li lasci andar tutti a festeggiar!
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Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart – Commedia per musica in quattro atti su libretto di Lorenzo Da Ponte – Direttore: Emmanuel Tjeknavorian – Regia: Claus Guth – Maestro del Coro: Ciro Visco Scene e costumi: Christian Schmidt – Luci: Olaf Winter – Movimenti coreografici: Ramses Sigl – Video: Andi A. Müller – Drammaturgia: Ronny Dietrich – Personaggi e Intepreti: Il Conte di Almaviva Germán Olvera – La Contessa di Almaviva Roberta Mantegna – Susanna Martina Russomanno – Figaro Erwin Schrott – Cherubino Elmina Hasan – Marcellina Monica Bacelli – Bartolo Roberto Scandiuzzi – Basilio Marcello Nardis – Don Curzio Blagoj Nacoski – Barbarina Jessica Ricci* – Antonio Alejo Alvarez Castillo* – Cherubim Uli Kirsch – *Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma – Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma – Allestimento Canadian Opera Company – Teatro dell’Opera dal 15 al 23 settembre 2026





