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Euphoria: la serie più rivoluzionaria su e per la GenZ

Da lunedì 13 aprile, ogni lunedì, una nuova puntata dell’attesissima terza stagione

Euphoria è tornata, finalmente, dopo anni di attesa. La prima puntata della terza stagione è già disponibile su Sky Atlantic e in streaming su NOW, oltre che su HBO Max. Il vortice emotivo creato da Sam Levinson riparte con una terza stagione che promette di essere la più sorprendente e matura. Otto episodi in un’uscita settimanale (ogni lunedì) che prevede il gran finale per il 1° giugno.

euphoria

Forse non tutti sanno che le origini di Euphoria risalgono a una serie tv israeliana del 2012, Oforia, cancellata dopo una sola stagione. Sette anni dopo, nel 2019, la serie creata da Sam Levinson fa il suo debutto su HBO. E nel mondo seriale contemporaneo c’è un prima e un dopo Euphoria. Quest’ultima ha spaccato in due il pubblico e la critica: da un lato, quello più numeroso, chi la definisce un capolavoro visivo e psicologico senza precedenti. Dall’altro, c’è chi la accusa di essere una pericolosa esaltazione del disagio giovanile. Una cosa, però, è certa: Euphoria non può lasciare indifferenti.

La prima cosa che colpisce della serie è il suo stile visivo ipnotico. Il regista e direttore della fotografia (spesso lo stesso Levinson insieme a Marcell Rév) costruisce un’estetica da sogno psichedelico. Luci al neon, glitter, primi piani claustrofobici. Ogni inquadratura è volutamente eccessiva. I personaggi indossano trucco pesante e abiti improbabili, ma è proprio questa iper-realtà a comunicare la loro interiorità. Rue (Zendaya) affonda in felpe larghe e grigie, mentre Maddy (Alexa Demie) si copre di strass come fossero un’armatura. Il linguaggio visivo non è mai gratuito. Al contrario, riflette l’intensità emotiva, la distorsione percettiva delle droghe, l’ansia e l’euforia dell’adolescenza.

Al centro della scena c’è Rue Bennett. L’interpretazione stratosferica di Zendaya (due Emmy vinti per questo ruolo) l’ha lanciata come attrice più talentosa e richiesta di questa stessa generazione. Rue è una diciassettenne tossicodipendente appena uscita dalla riabilitazione. La serie non romanticizza la sua condizione. La vediamo vomitare, tradire, manipolare chi le vuole bene, ricadere violentemente. Euphoria mostra la dipendenza come una malattia cronica, non come una ribellione poetica.

Tra le criticità di cui accennavamo sopra, che la rendono divisiva, la serie è stata accusata di mostrare nudo, sesso esplicito e violenza gratuita con attori che, all’inizio, avevano tra i 20 e i 28 anni, ma che interpretano sedicenni. Diversi critici hanno sollevato il problema del “male gaze” (lo sguardo maschile) anche dietro la macchina da presa, visti i precedenti di Sam Levinson con The Idol.

La risposta di fan e molte persone del mestiere, soprattutto in psicologia, sostiene che Euphoria non educhi ma mostri senza filtri una realtà che esiste già. Sexting, revenge porn, abusi, autolesionismo, dipendenze. La differenza, dicono, è che qui non c’è lieto fine né morale facile. Il personaggio di Jules (Hunter Schafer), ragazza trans che usa gli incontri sessuali per cercare approvazione, è un esempio di scrittura complessa e non giudicante.

Euphoria funziona perché parla della GenZ utilizzando il suo stesso linguaggio: frammentato, veloce, disforico. Le scene oniriche, il voice-over malinconico di Rue, le storie secondarie (come quella di Nate Jacobs, il villain problematico figlio di un padre represso e abusante) creano un universo corale dove le persone, come nella realtà, non possono essere solo buone o cattive.

E poi c’è la colonna sonora di Labrinth, diventata l’ennesima, iconica, firma distintiva della serie. I cori gospel distorti su bassi elettronici sono riusciti a rendere epico persino un attacco di panico in bagno.

Euphoria non è una serie per tutti. Sarebbe necessario affrontarla con consapevolezza. E se non avete ancora visto le prime due stagioni, siete ancora in tempo. Recuperarla oggi significa non solo godere di uno dei prodotti più influenti degli ultimi anni, ma anche prepararsi a capire dove sta andando la narrazione seriale. Il suo valore artistico è impossibile da negare. Euphoria ha rivoluzionato il linguaggio delle teen series, alzato l’asticella della recitazione per la Gen Z (Zendaya su tutte) e aperto un dibattito necessario su come raccontare il dolore senza censurarlo.

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Euphoria – Ideatore e regista: Sam Levinson. Con: Zendaya, Hunter Schafer, Jacob Elordi, Sydney Sweeney, Alexa Demie, Maude Apatow e Angus Cloud. Fotografia: Marcell Rév. Musiche: Labrinth. Casa di produzione: A24. Distribuita da Sky Atlantic e HBO Max.

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