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“Io sono rara”: l’eco fragile e potente di Oriana Gullone

Al Trastevere Alessandra Silipo mette in scena il monologo di Oriana Gullone. sull’esperienza isolante della miastenia gravis e non solo 

Nel novembre del 2024, la giornalista Oriana Gullone è venuta a mancare nel cordoglio di tutti i suoi colleghi. La causa della sua prematura dipartita è la miastenia gravis, una malattia autoimmune di cui si parla ancora poco spesso. E che tuttavia, con conseguenze sull’organismo che includono debolezza muscolare e doppia visione, è in grado di ribaltare una vita anche prima della morte. 

Con quell’ottica, Io Sono Rara, il sottotitolo del suo monologo di commiato, acquisisce una concezione molto più potente. Il monologo stesso è difficile da definire. Non è uno sfogo, perché è scritto e si interpreta con una calma sarcastica e accogliente. Non è un mero commento sociale, perché esiste nella mente della sua creatrice e parla innanzitutto di lei, rivolgendo alle altre persone solo sguardi e commenti esterni. 

In tal modo il teatro Trastevere, con il suo spazio ridotto e intimo e l’estetica senza tempo, si rivela essere il luogo ideale dove rappresentare la storia di una donna che nel tempo è scomparsa. l’attrice Alessandra Silipo interpreta il monologo senza fronzoli, con quello che si potrebbe definire distacco professionale. Anche quando si esprime con empatia verso l’identità di altra gente, verso l’impegno di conoscere chi il mondo rifiuta di accettare, è come se tra lei e il resto del mondo che tanto desidera conoscere fosse eretta una barriera di vetro che impedisce il contatto.

Sarà la malattia, quasi un giudice ineluttabile del suo destino, o sarà semplicemente qualcosa dentro di lei? Quattro quarti non è tenuto a dare risposte chiare, ma permette di anelare a qualcosa di meglio, e forse chissà, per il futuro, prendere esempio per non ripetere gli stessi errori. 

La rappresentazione si tiene su un palco essenziale, ma non scarno. Particolarmente efficace è il gioco di luce all’inizio dello spettacolo, dovei fogli di carta che ricoprono il pavimento della stanza, sollevati tramite un cavo trasparente tenuto in penombra, sembrano fluttuare nell’oscurità. 

Anche il costume indossato dall’attrice Alessandra Silipo, un pigiama largo color carne e scarpe da balletto abbinate, introduce un’atmosfera di intimità, ma con un senso di inquietudine di fondo, comunicando chiaramente che questa non è una situazione ordinaria per la voce narrante. A Silipo è affidato il compito di tenere a galla lo spettacolo e coinvolgere il pubblico per tutta la durata della rappresentazione; non propriamente di diventare Oriana Gullone, ma di dare una nuova voce alle parole di chi parlare non può più.

Dare un contesto alla “rarità” menzionata nel titolo e farla vedere, se non proprio capire, a chi guarda. Cercare almeno di far capire chi fosse la voce narrante, come ragionasse, cosa pensasse; quali erano i suoi desideri, cosa la spingeva a cercare ciò che nella vita la animava di più, e con quale tono e quale timbro potesse parlare una persona che si trova, volente o nolente, a “essere “rara“. Unica al mondo, separata dagli altri da un’esperienza che può solo descrivere, ma non proiettare davvero in chi è con lei.

Il difetto principale di questa Quattro quarti. Io sono rara è la semplicità estrema della rappresentazione. Silipo è sola sul palco, e deve brandire un discorso spesso vagheggiante, fuggevole e pieno di divagazioni. Si trova a cantare – non senza difficoltà – e a cambiare emozioni, con pochi prop e quasi nessuna scenografia a sorreggerla, e nonostante l’impegno e l’innegabile energia, il suo ritratto a trecentosessanta gradi della Gullone-personaggio non risulta mai pienamente impresso nella memoria. 

Quella di Oriana Gullone rimane una perdita grave, una lacuna umana e giornalistica che priva l’Italia di una voce moderna e, come lei stessa proclama, “rara”. Se Quattro Quarti rappresentava un modo di fare testamento, di lasciare un ultimo commiato agli spettatori e al mondo dell’arte, qualunque impegno per rappresentarla risulta benvenuto e piacevole. Il talento nelle parole, e il suo potere empatico, rimane a galla anche nel dolore. 

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Quattro quarti. Io sono rara di Oriana Gullone – di e con Alessandra Silipo – con la partecipazione e la voce di Simone Baldassarri – musica di Andrea Strange – Compagnia Silipolauletta – Teatro Trastevere 7 e 8 aprile

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