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Esploro l’universo familiare tra luci e ombre 

di Elisa Fantinel

Dal 9 al 12 aprile al Teatro 7 Off arriva in scena E alla fine esplosero le Supernove, uno spettacolo intenso tratto dal testo vincitore dei premi miglior interpretazione maschile e miglior corto alla rassegna “Idee nello Spazio 2023”. Quattro persone. Un appartamento nella periferia romana. Una storia che ruota attorno a una bambina, Barbara. Alessandro, suo padre. Silvia, sua madre ed ex compagna. Cesare, lo zio acquisito. Sole, un’assistente sociale. Un incontro che diventa confronto, scontro, verità. Ne parliamo con Leonardo Zarra, co-autore insieme a Faysa Mohamed, interprete del ruolo di Alessandro e regista dello spettacolo.

Da quale necessità è partita l’idea di scrivere e mettere in scena questo spettacolo?

Lo spettacolo nasce dall’esigenza di mettere a confronto due universi: quello al di sopra e intorno di noi, con quello più ristretto e conosciuto che è quello familiare. Terence Malick nel film Tree of Life, mi ha ispirato molto nella genesi di questa storia

Abbiamo trovato interessante far emergere che anche l’universo familiare, che conosciamo perché ci siamo nati, presenti delle zone d’ombra, zone inesplorabili o non ancora esplorate. Le persone con cui viviamo quotidianamente, hanno a loro volta un microcosmo dentro che noi non potremo mai conoscere fino in fondo. Così è anche l’universo, quello che è al di sopra delle nostre teste, per quanto lo possiamo studiare non lo comprenderemo mai fino in fondo. 

All’interno dello spettacolo ci sono tanti temi che abbiamo cercato di approfondire: l’incomunicabilità è uno di questi. Uno dei personaggi, infatti, soffre di mutismo selettivo e perciò deve trovare altri modi per comunicare. Ma scopriremo che non solo la piccola Barbara ha dei problemi di comunicazione…. 

Che valore ha, nella vita di un essere umano, l’amore da parte della propria famiglia d’origine e quando hai capito che ognuno ha un modo tutto suo di esprimere amore e che non sempre corrisponde al nostro?

Ho capito che ognuno di noi ha un modo proprio di esprimere l’amore e lo si intuisce sin dalla nascita, nel modo in cui ogni componente della famiglia dimostra, a suo modo, l’amore verso di noi.  È nella famiglia la prima esperienza che si ha con l’altro, e il modo in cui si vive questa esperienza è di fondamentale importanza per qualunque rapporto si avrà in seguito. La famiglia è il primo luogo dove si sperimenta l’accettazione, il confronto ed anche l’amore. È  uscendo dal sistema familiare che si percepisce ancor di più come l’altro abbia un modo di esprimere e tradurre l’amore in un modo tutto suo. Ma l’amore è amore anche se con infinite interpretazioni e sfaccettature. 

Tutto dipende da come osserviamo le cose, dichiari…qual é il segreto per trasformare il nostro sguardo verso il mondo e le situazioni dolorose che viviamo?

“Tutto dipende da come osserviamo le cose”: questo è il concetto fondamentale e l’assunto da cui prende vita lo spettacolo. All’interno del testo c’è un dialogo, tra un padre e una figlia, un dialogo che non viene mai mostrato in scena: è extradiegetico. Attraverso questa conversazione comprendiamo due punti di vista completamente diversi della stessa situazione: rappresentano due modi di guardare il mondo e la vita. Uno cinico, l’altro speranzoso. È proprio questo cambio di sguardo che determina tutto e dà valore alle cose. Ed è proprio nella famiglia che possiamo trasformare tutto.  

Cosa rappresentano le supernove di cui parli nel titolo?

La supernova è una stella che esplode generando uno spettacolo incredibile, più luminoso di una galassia. 

Nella messa in scena la supernova rappresenta una metafora: nel momento in cui si nasce ci si illumina e si cambia universo, si viene in un certo senso lanciati, chissà da dove, chissà per quale motivo. Con Faysa Mohamed, co-autrice dello spettacolo, abbiamo utilizzato questa immagine per rappresentare la bellezza di un micro-universo familiare che si costruisce attraverso l’incontro di due persone. Ad un tratto piomba in questo piccolo cosmo familiare una nuova presenza che illumina: la nascita di Barbara, uno spettacolo luminoso nella vita di Alessandro e Silvia.

In questo spettacolo sei autore, regista e attore. Parlaci del tuo personaggio e in che modo hai lavorato per metterlo in scena. 

Il personaggio di Alessandro nasce da un monologo che scrissi tempo fa e che poi ho sviluppato con la co-autrice Faysa Mohamed. Alessandro è un personaggio cinico che ha perso il piacere e la magia di stare su questo mondo. In modo più o meno consapevole ha deciso di affrontare la vita in un modo arrendevole. 

Per preparare il personaggio è stato necessario il confronto con gli altri personaggi che sono contrastanti e resi ognuno con un colore diverso e riconoscibile dagli altri attori. I miei colleghi sono Germana Cifani, David Mastinu e Clarissa Curulli. 

Alessandro è rappresentato dal grigio/nero.

Se dovessimo far corrispondere i personaggi agli elementi dell’universo c’è Sole che riesce a rimettere in orbita le persone. C’è Cesare che sembra una meteora impazzita che vaga schizzando da una parte all’altra dell’universo. C’è Silvia che probabilmente è una galassia perché cerca di mettere insieme e ordinare molte cose: tutto quello che vive è un insieme di più elementi che lei cerca di portare a sé. Alessandro si definisce un pianeta canaglia, cioè un pianeta solitario che vaga nell’universo in maniera confusionaria, senza un vero e proprio obiettivo, senza un posto che possa accoglierlo e con la speranza che qualcuno lo aiuti a ritrovare il posto giusto in un cosmo infinito nel quale non sa collocarsi.

Cosa rappresenta il teatro per te? 

Il teatro per me è un mezzo di informazione, è un tramite, un veicolo, l’attore è un messaggero di storia, di poesia, di sguardo. L’attore ha la grande possibilità di raccontare una storia che, magari, sarebbe rimasta inascoltata e trovare una connessione con il pubblico. 

Quali sono le prossime sfide che vi attendono, artisticamente e personalmente?

In questo momento il mio futuro è abbastanza incerto e indefinito. Mi piacerebbe fosse più lineare e concreto, che ci fosse una mappa più definita, ma forse adesso mi sento un po’ come Alessandro, probabilmente. C’è qualche qualche impegno lavorativo già fissato, però forse devo  ancora capire precisamente cosa voglio che mi accada nel futuro. Intanto vi aspetto dal 9 al 12 aprile al Teatro 7 Off per “E alla fine esplosero le Supernove

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