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American Manhunt: O.J. Simpson – omicidio o reality show?

A 30 anni di distanza, la docuserie ripropone il ‘processo del secolo’, altrimenti detto “il primo reality true crime”. 

American Manhunt: O.J. Simpson è una docuserie antologica true crime distribuita da Netflix. Quattro episodi permettono di rivivere la caccia all’uomo più famosa d’America. Quella che trasformò un’aula di tribunale nel primo reality processuale. La narrazione si concentra sull’incredibile lavoro fatto dal difesa e su quanto l’entrata in tribunale dei media abbia compromesso le sorti del processo. Diretta da Floyd Russ, questa è la seconda stagione di American Manhunt. Il primo capitolo si concentra sull’individuare i responsabili dell’attentato alla maratona di Boston (American Manhunt: The Boston Marathon Bombing, 2013). Il terzo è invece dedicato alla cattura del terrorista più ricercato al mondo (American Manhunt: Osama Bin Laden, 2025).

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Johnnie Cochran , Robert Shapiro, F. Lee Bailey, Alan Dershowitz, Robert Kardashian, Gerald Uelmen, John Yahoe, e Carl E. Douglas. In più, due avvocati specializzati in prova del DNA: Barry Scheck e Peter Neufeld. Ecco i nomi del ribattezzato “Dream Team”. Una squadra di avvocati di altissimo prestigio a cui O.J. Simpson affidò la sua difesa nel processo penale passato alla storia.

Sebbene il lavoro dei legali fu incredibile, la frase che riassunse realmente la vicenda fu: “non è stata una vittoria della difesa, ma un’amara sconfitta dell’accusa”. Ma ripercorriamo i fatti riportati nella serie per capire il perché.

Orenthal James Simpson, negli anni Novanta, aveva raggiunto un’enorme popolarità. Leggenda del football americano, si era dedicato poi al cinema (iconiche le sue apparizioni in Una pallottola spuntata) ottenendo anche lì un discreto successo. Un’alimentazione continua del suo bisogno, si direbbe patologico, di fama e riconoscimenti. 

Nel 1992 divorzia dalla seconda moglie, Nicole Brown. La donna aveva presentato diverse denunce per violenza domestica alla polizia. Quest’ultima aveva innumerevoli prove che dimostravano come Simpson non si fosse mai rassegnato dalla fine del matrimonio, e continuasse a darle il tormento. 

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1994, il corpo di Nicole Brown viene rinvenuto accoltellato in una pozza di sangue, nella sua abitazione di LA. Insieme a lei anche quello di Ronald Goldman, un cameriere venticinquenne che lavorava nel ristorante in cui Brown aveva cenato quella sera con la famiglia. Le stava riportando gli occhiali che sua madre aveva dimenticato al tavolo. L’ex marito della donna, quella notte, risulta su un volo per Chicago.

Tutti gli indizi gridano un solo nome: O.J. Simpson. Le testimonianze, dall’ospite in casa sua all’autista che lo passò a prendere. Le prove rinvenute sulla scena del crimine. I detective accorsi quella notte sembrano fin da subito avere le idee abbastanza chiare.

Nonostante le prove all’apparenza schiaccianti dell’accusa, Cochran mette in piedi una strategia che cavalca contemporaneamente due fronti. Per prima cosa, l’ammissione delle telecamere in aula permette al Dream Team di trasformare il processo in un evento mediatico senza precedenti. Secondo poi, riesce a instillare il dubbio che Simpson sia solo l’ennesima vittima di un complotto, di matrice razziale, della polizia di L.A. 

Il brutale pestaggio di Rodney King, di solo qualche anno prima, aveva portato la frustrazione della comunità nera verso le ingiustizie della polizia ai massimi storici. L’abilità della difesa fu quella di riuscire a convertire il nero più bianco di tutti, in un simbolo per quella comunità. Paradossalmente è proprio l’uomo che vive nel più ricco quartiere bianco di LA a portare la questione della razza in aula. L’unico a potersi permettere di pagare una difesa che strumentalizzi il tema per deviare l’attenzione dall’omicidio. Non si tratta più di quest’ultimo. Si tratta, per molti, di sfogare la frustrazione verso l’ingiusto e razzista sistema americano, che trent’anni dopo non sembra migliorato di una virgola.

American Manhunt: O.J. Simpson analizza come il processo del secolo si sia materializzato in un reality grottesco (l’inseguimento in diretta, il tribunale diventato un palcoscenico) che ha paralizzato l’America, spaccandola in due fazioni: innocentisti contro colpevolisti.  Ciò non fa altro che confondere e mettere pressione alla giuria (in altri casi di cronaca nera italiani abbiamo visto accadere lo stesso).

La narrazione ripercorre tutti quegli errori commessi dall’accusa, che permisero alla difesa di confutare, una a una, tutte le prove. Quelle legate al DNA vengono invalidate per cavilli tecnici legati alla poca attenzione nella raccolta e catalogazione. Mark Fuhrman, il detective che aveva trovato i famosi guanti insanguinati (nonché una delle prove fondamentali) viene accusato di razzismo e con le sue false dichiarazioni pregiudica irreversibilmente le sorti del processo.

Inoltre, l’accusa chiese a Simpson di indossare i guanti in aula, e i guanti non calzarono. Per via del restringimento della pelle. Per via dei guanti in lattice indossati dall’imputato. E per via del fatto che quest’ultimo smise di prendere i medicinali per i reumatismi, che gli causarono un rigonfiamento delle nocche. Ma nel frattempo, la credibilità dell’accusa era persa. E il sostegno a Simpson sempre maggiore.

L’esito fu rapido e unanime. Simpson venne assolto per insufficienza di prove. Fuhrman fu l’unico a ricevere una sentenza di colpevolezza, per spergiuro, nel processo penale a O.J. Simpson. Le famiglie delle vittime intentarono una causa civile, a porte chiuse. L’imputato venne ritenuto colpevole e condannato a risarcire le famiglie con diversi milioni di euro, mai ricevuti dalle stesse. Per questo omicidio, O.J Simpson non fece un giorno di carcere. Ma ne dovette scontare 30, qualche tempo dopo, per rapina a mano armata. Dopo dieci anni tornò a casa in libertà vigilata, per problemi di salute. Morì di cancro nel 2024.

American Manhunt: O.J. Simpson ha saputo raccontare il processo del secolo in modo chiaro e approfondito. L’alternarsi di nuove interviste, inedite, e filmati di reperti d’archivio tengono il pubblico incollato allo schermo. La narrazione riesce a rapire come lo fecero, al tempo, le trasmissioni televisive. Tutto ciò non è altro che un esempio lampante di quanto i media abbiano il potere di influenzare le sorti di un processo. E di come, piccole leggerezze o negligenze, contro una difesa spietata, riescano a ribaltare anche il più scontato degli esiti. A distanza di anni, e a telecamere spente, rimane solo il dolore invariato dei familiari delle vittime.

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American Manhunt: O.J. Simpson – Regia di: Floyd Russ – Miniserie tv distribuita da Netflix – Anno 2025

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