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La Storia, o le spirali multiple di un destino interminabile

Al Vascello il racconto cangiante di una vicenda che con estrema pienezza restituisce il vuoto, la maceria, il dolore dei suoi personaggi.

Tempo presente, sciopero dei treni, una donna trafelata alla stazione, avvisa i figli che farà tardi, si siede alla sinistra del proscenio, apre un libro, prende forma un’altra storia.

Si apre così, come racconto dentro al racconto, La Storia. Uno scandalo che dura da diecimila anni in scena al Teatro Vascello di Roma dal 12 al 22 marzo per la regia di Fausto Cabra.

Liberamente ispirato a La Storia di Elsa Morante, edito da Giulio Einaudi Editore nel 1947, lo spettacolo elegge a cornice la contemporaneità e da lì si diparte, come affondo, evocazione di un tempo altro, lontano.

Il messaggio della Morante è dunque oggi più attuale che mai- scriveva Cesare Garboli nell’introduzione de La Storia. Una storia che in egual misura sa incanalare il male di un’epoca, i suoi risvolti sotterranei, la sua fattualità cruda, e prevedere la sua eco nel presente, come persistenza di una ferita, di una sofferenza universale.

Osserviamo dunque come più la cronologia sia serrata, precisa, fatale, più il risvolto dei fatti assuma declinazioni inimmaginabili: così la madre della cornice, entra in un segreto parallelismo con la madre della storia. Così lo spettatore, assistendo alla rappresentazione della vicenda del 1941, avverte un misterioso richiamo, un enigmatico interrogativo alla sua storia. Una forma trascinante di realismo traumatico – ricordano Tiziana de Rogatis e Katrin Wehling-Giorgi in occasione dei cinquant’anni dall’opera della Morante, la permanenza del dolore, della sua forza lacerante, del suo impatto sulla vita, la straordinaria capacità di figurarlo come specchio dell’oggi.

Millenovecentoquarantuno, le due del dopopranzo. Un uomo dal cognome sconosciuto si aggira per le strade di San Lorenzo a Roma. Detonatore dell’intera narrazione, il suo incontro con Ida va a configurarsi come violento e cruciale incontro tra micro e macro- storia. La scenografia, volutamente spoglia, lascia all’alternarsi delle luci-ora rosse, ora gialle- il compito di restituire l’impatto degli avvenimenti; e senza volerlo ci addentriamo nella mente del giovane Gunther.

Pochi oggetti, chiamati a declinarsi su molteplici funzioni, metamorfici come il pensiero che, a partire dalla potenza immaginifica della narrazione originaria, riesce a camminare su due livelli, la restituzione della storia nei suoi accadimenti imprescindibili, l’espressione dei personaggi, costruiti e raccontati nelle loro intime evoluzioni.

Al momento del loro brutale incontro le vite di Ida e Gunther sono già chiare, ancora una volta la luce riveste un ruolo essenziale illuminando ferocemente il corpo della donna e facendosi simbolo della sua intimità e interiorità. Ida, Nino, Useppe, frutto di una gravidanza portata avanti in segreto: la vicenda ha inizio.

Due piani di esistenza, quello della realtà la cui cronologia ci viene gridata dalla proiezione delle date sul fondale, e quello del sogno, entità che più di ogni altra si pone come luogo di convergenza tra l’orrore del fatti, la microstoria di una famiglia, e lo spazio immaginativo dei suoi componenti, la loro personalissima mutazione in risposta agli avvenimenti.

Ida sognava, e quando sognava cadeva in un labirinto oscuro (…) qualcuno rideva di lei nell’oscurità – a dispetto delle prove della storia, e del tremore dei suoi incubi, Ida resiste e in quella resistenza cresce i suoi figli. Il piccolo Useppe è impersonato da un uomo adulto, il cane Blitz da una borsa con la quale continuamente i personaggi interagiscono; capita poi che più personaggi siano interpretati, magistralmente, da uno stesso attore. Eppure, tutto ci appare cangiante, ogni accadimento urta la nostra mente, e preme sui nostri organi, ogni cosa ci è intimamente chiara.

In un mare sfrenato di polvere, una montagna fischiante, lo scoppio delle bombe, la fuga a Pietralata, alla casa degli sfollati, e poi l’ingresso di Carlo Vivaldi, alias Davide Segre, il ritorno di Nino partito per inseguire un fatiscente, sogno fascista.

Ogni scena va a costruirsi nella sua pienezza sferzante, tramite della crudeltà della storia, della maceria dei corpi, della poesia triste dei suoi personaggi. Le spirali multiple di un destino interminabile.

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La Storia. Uno scandalo che dura da diecimila anni – liberamente ispirato a La storia di Elsa Morante, edito in Italia da Giulio Einaudi Editore By arrangement with The Italian Literary Agency drammaturgia: Marco Archetti, regia Fausto Cabra, con Franca,, Penone, Alberto Onofrietti, Francesco Sferrazza Papa, Scene e costumi: Roberta Monopoli – Drammaturgia del suono: Mimosa Campironi luci Marco Renica, Fausto Cabra – Video: Giulio Cavallini – Regista assistente: Anna Leopaldo – Consulenza movimenti scenici :Marco Angelilli – Teatro Vascello di Roma dal 12 al 22 febbraio 2026

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