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Pazzesco: folle armonia nel segno di Gabriele Valli

Inaugurata la mostra di Gabriele Valli a Palazzo Baldoca Muccioli

Pazzesco è la nuova mostra dell’imprenditore  Gabriele Valli, in arte Pazz. Si inserisce nella cornice di Palazzo Balocca Muccioli, in via Giulia, come parte dell’iniziativa dell’architetto Fabio Mazzeo. Quest’ultimo ha dato vita al progetto Preposizioni, che valorizza il dialogo tra discipline, pratiche e visioni diverse, mettendo al centro il processo creativo che nasce dall’incontro. I quadri presentati sono un’esplosione di colori, un reticolo di segni indelebili, un viaggio catartico attraverso le tensioni dell’animo umano.

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Dopo aver completato il percorso espositivo di Pazzesco sembrerebbe quasi di aver vissuto un giorno di ordinaria follia. I quadri sono accomunati da un segno che traduce in arte gli intenti di Pazz. Riscrivere il concetto di normale, ordinario, imposto da una cultura perlopiù escludente. Che ci vuole una cosa sola. E in un solo, determinato modo di essere. Tutto ciò che appare come extra-ordinario è semplicemente sbagliato. Attraverso l’utilizzo di un pennarello indelebile, Pazz trasforma lo sbaglio in un’opportunità. Da un segno inizialmente fuori posto nasce una nuova forma, che conclude la tela in un’armonia complessiva.

Il progetto Preposizioni inserisce le opere nella cornice di uno studio di architettura. Le tele impregnate di colore si fondono con materiali diversi, come stoffe e pezzi di marmo. Uno spazio di pura creatività. A prima vista ogni quadro sembrerebbe essere frutto di un caos folle, che, alla fine, trova la sua armonia. Ma guardando bene, il motore immobile è dato da una logica geometrica e simmetrica. Come se in questa unione si esaurisse tutta la forza della sua domanda: “come conciliare testa e cuore?”, che ne accompagna l’arte. 

Esattamente come il senso dell’iniziativa, le opere di Pazz mettono insieme linguaggi e tecniche differenti, e rivelano un universo simbolico denso e stratificato. Il puntinismo si intreccia con le figure arcane dei tarocchi, come suggerito da Mazzeo. Le ricerche futuristiche richiamano l’estetica e il dinamismo di Balla. 

In queste opere il movimento è anche narrazione. In un punto strategico del percorso espositivo, Pazz vuole far dialogare arte e intelligenza artificiale. I quadri vengono animati, trasformandoli in sequenze di una storia più grande. I fotogrammi si uniscono in un racconto visivo che ipnotizza e coinvolge lo spettatore. 

Disegnare, dipingere, ma soprattutto colorare permette di dare sfogo a creatività e fantasia. È altrettanto vero però che, in particolare i colori, rappresentano una forma di liberazione catartica da qualcosa che nasce dentro. Pazz disegna codici, mappe cognitive che riassumono esperienze di vita. Ogni quadro è un reticolo; la rete di sicurezza dei trapezisti che tiene insieme le tensioni e le trasforma in equilibrio. Emergono storie, sguardi, relazioni. 

Emblematica in questo senso è l’opera “Soli”. Una tela che, attraverso quattro fasi di un rapporto, riflette sulla solitudine contemporanea. Quella solitudine che ci accompagna anche quando siamo in relazione con l’altro/a. Ma è veramente possibile volare da soli? 

Sotto due “soli” quasi ipnotici prende vita un mondo frammentato. I personaggi vivono sopra delle piattaforme di terra che ricordano le isole nella mente di Riley in Inside Out. Per la protagonista rappresentanti dei pilastri fondamentali della sua personalità, qui diventano una porzione di realtà che confina i personaggi. Ma prossimità fisica non significa per forza condivisione. La connessione attraverso gli smartphone diventa distanza emotiva. In un caso si può tenere in mano una bolla di questa frammentata globalità. Nell’altro, si può tenere uno specchio attraverso cui guardare il proprio riflesso e, perché no, riflettere. 

I quadri lasciano liberi di scegliere la profondità attraverso cui guardarli. Ci si può abbandonare all’impatto gioioso dei colori, dove il sole compare come una presenza costante e rassicurante, oppure soffermarsi sui dettagli per cogliere il dolore catartico che pulsa sotto la superficie. 

Pazz ha dipinto l’inaugurazione di Pazzesco come uno dei suoi quadri. La potenza visionaria di un disegno di Fellini; l’unione piena, caotica e armonica di tante forme che si traduce in una grande bellezza.

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Pazzesco rimarrà in esposizione a Palazzo Baldoca Muccioli dal 5 al 26 marzo 2026. Per prenotare la visita si può scrivere a visitaPazzesco@pazz.me

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