Il saggio del ricercatore Massimiliano Gaudiosi è un approfondito studio sui modi di produzione del cinema popolare partenopeo
Napoli e cinema: un rapporto antico
Napoli non è semplicemente una città che ospita il cinema; Napoli è una città che genera il cinema. Il legame tra Partenope e la settima arte è viscerale, un lungo piano sequenza iniziato oltre un secolo fa che non si è mai interrotto.
Dalle origini del muto ai successi contemporanei, la città si è prestata a ogni genere. La sua struttura urbana – un labirinto di vicoli oscuri che sfociano in accecanti aperture sul mare – offre ai registi una scenografia naturale che sembra non aver bisogno dei teatri di posa.
E’ evidente come questo rapporto abbia avuto esiti ambivalenti: se da una parte Napoli risulta essere una delle realtà più documentate (relativamente ai social, tra il 2023 e il 2024 è stata tra le città con il più alto incremento di “engagement” visivo al mondo), dall’altra queste narrazioni l’hanno ingabbiata in una cornice rassicurante e ripetitiva, rendendola un prodotto immediatamente identificabile, vendibile e denso di stereotipi.
Napoli tra spartito e pellicola: il volto di una città nel cinema anni ’50
Nel suo accurato e documentatissimo saggio Napoli è una canzone, recentemente edito da Mimesis, Massimiliano Gaudiosi scava dietro la facciata delle “cartoline” cinematografiche per rivelare come l’industria del cinema popolare degli anni Cinquanta abbia costruito l’identità partenopea all’interno di un quadro storico complesso e articolato.
Mentre l’Italia del dopoguerra cercava faticosamente di ridefinirsi e ricostruirsi, Napoli diventava il palcoscenico di un genere cinematografico unico, il melodramma canoro, filone peculiare che l’ha resa dominante sia in termini narrativi che visivi.
Ingiustizie sociali, equivoci amorosi, ricatti, laceranti passioni, omicidi diventavano il plot narrativo intorno a cui ruotavano tutti i film appartenenti al cosiddetto “neorealismo popolare“, che ebbe il suo momento di massimo splendore fra il 1945 e il 1955.
Figlie dirette del feuilleton ottocentesco e della sceneggiata napoletana, queste pellicole strappalacrime riscossero un successo straordinario presso quel pubblico che rappresentava uno degli ultimi baluardi di una realtà contadina che sarebbe stata poi cancellata dall’imminente boom economico.
Accanto a queste produzioni, registi del calibro di Vittorio De Sica (L’oro di Napoli, 1954), Roberto Rossellini (Viaggio in Italia, 1954) e Francesco Rosi (Le mani sulla città, 1963) raccontavano il capoluogo partenopeo seconda una prospettiva profondamente autoriale, rivelandone le contraddizioni e le zone di porosità.
Un lavoro meticoloso
Quello che in particolar modo colpisce del lavoro di Gaudiosi, ricercatore e docente universitario di lungo corso, è l’altissimo numero di film citati. Il corpus è variegato, molti titoli sono profondamente evocativi e questo consente all’autore di declinare il suo studio secondo direttive che si intrecciano ora con il teatro, ora con la religione, ora con la questione femminile.
A tutto questo si affianca – e ne sottolinea la connotazione accademica – il prezioso lavoro di ricerca condotto sui documenti, secondo un percorso che mette in relazione pratiche produttive, distributive e le riflessioni della critica del tempo.
Particolare spazio viene dato al produttore Roberto Amoroso, che incarnava un modello di produzione molto agile e a basso costo. A lui si deve il rilancio di titoli iconici che legavano indissolubilmente musica e immagine, come Malaspina (1947) o Zappatore (1950), film che hanno contribuito in modo determinante a fissare quegli stereotipi attraverso cui, ancora oggi, viene letta la città.
Nonostante la complessità di alcuni temi trattati – tra tutti il concetto di stereotipo a cui è dedicato il primo capitolo – la scrittura di Gaudiosi si muove agilmente e con estrema chiarezza in questo viaggio, necessario per chiunque voglia capire come il cinema e la musica abbiano trasformato Napoli in un’icona globale.
Non si può nascondere che il libro richieda una certa conoscenza del cinema italiano o almeno una consapevolezza relativa al contesto storico, in modo da comprendere le scelte stilistiche e tematiche dei registi e dei produttori.
Per chi è più addentro alla materia, il volume appare come una fonte inesauribile di spunti e suggestioni, un prezioso strumento per leggere (o rileggere) un passato che ha ancora tanto da raccontare.
_________________
Napoli è una canzone. Stereotipi di una città e modi di produzione nel cinema popolare degli anni Cinquanta – Massimiliano Gaudiosi – Milano, Mimesis, 2025 – 194 p.





