di Miriam Bocchino

 

Brevi racconti poetici, storie in grado di narrare l’arte nella sua forma più surreale e ipnotica, sviscerando la dimensione onirica tra sogni ed emozioni.

“POEMS – Quando il corto diventa una serie”, distribuito da Direct To Digital e presente su Amazon Prime Video, è un nuovo concept che vuole mettere in luce i cortometraggi che spesso rimangono isolati e poco visti dal pubblico, inserendoli nella categoria “Serie Tv” della piattaforma streaming.

“Volga Clandestine” è il primo corto dell’antologia.

Il cortometraggio è diretto da Susana Lastreto, regista di origini italiane, nata in Argentina e vissuta in Uruguay.  

Susana Lastreto ha studiato alla scuola del Teatro El Galpon. Successivamente trasferitosi in Europa si è diplomata all’Ecole Internationale de Théâtre Jacques Lecoq dove ha insegnato negli ultimi 20 anni e dove tutt’ora tiene l’Atelier d’écriture insieme a Michel Azama. Oggi si è stabilita definitivamente a Parigi dove continua a dedicarsi all’arte nelle sue più profonde accezioni: scrittura, teatro e cinema.

“Volga Clandestine” in 12 minuti narra una storia di placida sofferenza ambientata in Francia, nello specifico a Parigi sulla Senna.

François (François Frapìer), il protagonista del racconto, soffre di solitudine. Ha il desiderio vivo di incontrare una donna con cui seguire le orme della coppia di amici (Alain Carlier – Hélène Hardouin) che va a trovare. Quest’ultimi vivono in un’imbarcazione sulla Senna viaggiando e scoprendo il mondo.

Tra chiacchiere e riflessioni sente pulsante la voglia di vivere in compagnia, magari insieme a una donna russa (una delle tante che si trovano su internet) e che può divenire per l’uomo “rifugio dalla mancanza”.

“Sulla terraferma si muore di solitudine”. Il suolo diventa simulacro di certezze ostiche e di concretezza desolante per François che percepisce nel leggero ondeggiare della Senna e nelle sue promesse antiche la possibilità di cambiare esistenza.

Volga Clandestine è girato interamente in bianco e nero. La regia e la fotografia ricordano il cinema classico del Novecento, così come la recitazione degli interpreti, caratterizzante eppure portatrice di un archetipo.

La dimensione onirica, vissuta da François sull’imbarcazione, e divenuta immagine di una donna sfuggente (Sigrid Mettetal) riporta l’uomo all’antichità, al mito di Ulisse e al suo incontro con le sirene, creature ammaliatrici e portatrici di desideri.

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