di Tonino Pinto*

 

La bella notizia per il mondo del cinema italiano è che i David di Donatello, quello che ci ostiniamo a definire l’ Oscar italiano del cinema si faranno.  Si faranno l’otto di maggio, confermata la cerimonia in diretta su Rai1 con modalità e tempi da definire, precauzioni soprattutto da definire.  Tra i film candidati “Il traditore” di Marco Bellocchio ha collezionato  15 nominations, tra gli attori Pierfrancesco Favino, Luca Marinelli, Toni Servillo, Alessandro Borghi,  Francesco Di Leva,  Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca, Isabella Ragonese, Valeria Golino, insomma sarà bello vedere il cinema italiano in vetrina. E in attesa che passi la congiuntura coronavirus che colpisce anche e soprattutto il cinema, proviamo a ritrovare ottimismo nel ricordo delle grandi annate che hanno caratterizzato la vita del cinema italiano dal dopoguerra ad oggi. E naturalmente lo facciamo attraverso l’affermazione ai premi per eccellenza, a quei premi Oscar e relative e prestigiose nominations. Attori, registi, produttori, sceneggiatori, scenografi, editing, musicisti, produttori che hanno saputo costruire film importantissimi che hanno garantito al cinema italiano l’immortalità tra neorealismo, commedie, drammi, film d’avventura, film storici, film sui sentimenti, film sulla voglia di cambiare, film sull’ambiguità, anche film western costruiti in Italia ma che hanno conquistato ancorché l’America tutto il mondo e anche tanti film scritti e realizzati con una componente di ironia e di critica.

Cominciamo quindi questo viaggio nella Hollywood degli Oscar italiani con l’emozione vissuta come inviato la sera in cui nel 1993, l’intera platea di star del Kodak Theatre in Hollywood Boulevard oggi Dolby Theatre, si levò in piedi per applaudire Federico Fellini che su  quel palcoscenico in diretta televisiva con i 5 continenti e circa 2 miliardi di spettatori, riceveva dalle mani emozionatissime di Sofia Loren e Marcello Mastroianni il suo quinto Oscar quello che l’Academy gli attribuì alla carriera con l’ormai famosa battuta del maestro che per stemperare l’emozione dal palcoscenico, rivolto alla moglie Giulietta  Masina seduta in platea con le lacrime agli occhi le disse: “Giulietta don’t cry, non piangere “. In 92 anni di storia dei premi Oscar sono stati più di 100 gli italiani del cinema che hanno conquistato la preziosa statuetta con i loro film.  É impossibile citarli tutti: registi come Vittorio De Sica, Federico Fellini, Ettore Scola,  Michelangelo Antonioni, Mario Monicelli, Lina Wertmuller che fu la prima donna al mondo, la prima regista al mondo a ricevere una nomination per “Pasqualino sette bellezze”,  De Santis, Pontecorvo, Dino Risi,  Carlo Lizzani, Francesco Rosi, Elio Petri. Sergio Leone  al contrario non è mai stato nominato ma era già talmente popolare con i suoi film e poi Roberto Benigni, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores, Paolo Sorrentino, Bernardo Bertolucci. Fra i nominati dobbiamo ricordare Anna Magnani che fu la prima attrice italiana nel 1954 a conquistare un Oscar per “La rosa tatuata”, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, lo stesso Roberto Benigni come attore per “La vita è bella” e poi uno straordinario Gian Maria Volontè nel 1950.

Il miliardario americano Howard Hughes, il boss della major RKO portò ad Hollywood con un contratto settennale  anche  Gina Lollobrigida che girò molti film in America che non fu mai candidata all’Oscar, però  fu scritturata per film come “Il tesoro dell’Africa” al  fianco di icone come Humphrey Bogart diretta da un’altra icona come John  Huston. Costumisti come Gabriella Pescucci e Milena Canonero, scenografi come Piero Gherardi, Dante Ferretti,  Francesca Lo Schiavo, direttori della fotografia come Storaro,  Rotunno, Spinotti, editing come Pietro Scalia, io lo ricorderò sempre quella sera che salì sul palcoscenico per conquistare l’Oscar per “JFK”di Oliver Stone. Tanti gli sceneggiatori citiamo Tonino Guerra giusto per citarne, uno,  gli autori delle colonne sonore come Nino Rota, Luis Bacalov, Ennio Morricone, Nicola Piovani, produttori come Franco Cristaldi, Carlo Ponti su tutti Dino De Laurentiis 65 volte nominato agli Oscar e due Oscar per “La strada” e “Le notti di Cabiria” entrambi di Fellini e un prezioso Thalberg Award alla carriera che l’accademia in oltre 70 anni di storia ha concesso soltanto 15 volte che gli fu consegnato da Anthony Hopkins. L’unico produttore italiano Dino De Laurentiis residente stabilmente ad Hollywood scelto dalla potente Paramount prima e dalla Universal come riferimento pensate come riferimento produttivo di eccellenza con capolavori come “Red Dragon”, tutta la serie di “Hannibal Lecter.” “I tre giorni del Condor”, “Serpico”, “King Kong”. Maghi degli effetti speciali ce ne sono stati tanti, ma il primo che conquistò Hollywood grazie a Dino De Laurentiis che lo chiamò per fare King Kong fu Carlo Rambaldi. Rambaldi ha vinto l’Oscar per “ET” è l’inventore di “ET”, per “Alien” e anche per King Kong solo per citare qualche film, ma ha avuto un’infinità di nominations. “Ricordare il passato del nostro cinema” ha detto Bernardo Bertolucci 9 premi Oscar per “L’ultimo imperatore”, “vuol dire anche ricordare il passato del nostro paese”. Ed è vero! “Abbiamo avuto” ha detto ha detto Vittorio Storaro tre volte Oscar, “abbiamo avuto un’epoca straordinaria. “Il cinema italiano” ha detto Dino De Laurentiis invece ha la tecnologia, gli uomini, la fantasia, l’intelligenza, deve ritrovare il coraggio che ha saputo e che continua ad esprimere con film come “La grande bellezza” per esempio di registi come Paolo Sorrentino.”

L’elenco delle affermazioni degli italiani nel cinema è lungo, ricordiamo solo qualche curiosità. Vittorio De Sica ha vinto quattro volte l’Oscar nel ‘48 con “Sciuscia”, uno dei più grandi documenti del neorealismo del dopoguerra, nel ’50 conquistò l’Oscar per “Ladri di biciclette “, struggente ritratto sociale in un’Italia distrutta dalla guerra, nel 1965 ancora un Oscar per “Ieri oggi e domani”, sempre De Sica ebbe anche una nomination all’Oscar per “Matrimonio all’italiana” e nel 1972 invece vinse il suo quarto Oscar come miglior film per “Il giardino dei Finzi Contini” . Con Vittorio De Sica l’altro regista che ha conquistato più premi Oscar è stato naturalmente Federico Fellini.  Nel 1957 come dicevamo prima per “La strada”, nel ’58 per “Le notti di Cabiria”, nel ’64 per “Otto e mezzo”, probabilmente  il film più visto negli Stati Uniti insieme a “La dolce vita”, e nel ’75 per Amarcord. Nel ‘93 il suo quinto Oscar quello alla carriera. Roberto Rossellini che con “Roma città aperta” conquistò l’America e il mondo e anche Ingrid Bergman che si innamorò di lui e dei suoi film non vinse l’Oscar, ma solo si fa per dire, una nomination per quel film. Film che lanciò nel mondo anche un talento artistico straordinario come Anna Magnani che di film ad Hollywood ne ha girati ben tre. Mario Monicelli nel  ‘59 ottenne un grande successo con “I soliti ignoti”, conquistando anche una nomination agli Oscar con un film promosso da Franco Cristaldi che poi come produttore vinse l’Oscar con Giuseppe Tornatore per “Nuovo Cinema Paradiso”, mentre Monicelli conquistava sempre nel ‘60 ancora una nomination per “La grande guerra” questa volta prodotto da Dino De Laurentiis, mettendo sotto i riflettori internazionali attori come Silvana Mangano, Alberto Sordi e lo stesso Vittorio Gassman che nella  sua storia personale andò ad Hollywood e girò  anche tantissimi film uno di questi addirittura con Elizabeth Taylor(Rapsodia nel 1954).   Un film straordinario che premiò Giuseppe Rotunno per “La grande guerra” come direttore della splendida fotografia in bianco e nero ma anche Nino Rota che firmò colonna sonora.  Il film vinse anche seppur ex-aequo con “Il generale della Rovere” di De Sica il Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia.

Sono stati più di 30 circa i film nominati agli Oscar , 18-19 quelli premiati, quattro Oscar onorari, quattro candidature come miglior film assoluto andati a quei film assorbiti subito dal mercato, americano che hanno avuto subito una distribuzione come “Il postino” con Troisi, “L’ultimo imperatore di Bertolucci”,  “La grande bellezza” di Sorrentino,  “Ballando ballando” di Ettore Scola selezionato per la corsa all’Oscar come film algerino,  come “Kapò” di Gillo Pontecorvo che fu nominato anche per “La battaglia di Algeri” e Nanni Loy  per “Le quattro giornate di Napoli”. Fra le preziosità della memoria degli Oscar ricordiamo quello conquistato da Sofia Loren per “La ciociara” di De Sica, l’Oscar conquistato da Elio Petri del 1971 per “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” con uno strepitoso Gian Maria Volonté, la nomination come dicevamo a Lina Wertmuller  nella storia degli Oscar a ricevere tale onore nel 1977 per “Pasqualino sette bellezze “, che lanciò nel mondo un grande attore come Giancarlo Giannini,  Giuseppe Tornatore lo vinse nel ’90 per “Nuovo Cinema Paradiso”, nel 1992 Gabriele Salvatores per “Mediterraneo”, nel 1999 Benigni  per “La vita è bella “, ricorderete anche voi la famosa “ scalata delle sedie”,  chiamato a ricevere l’Oscar quella sera era talmente felice che cominciò a saltare sulle spalliere delle sedie dell’Ex Kodak Theatre per raggiungere sul palcoscenico Sofia Loren che  gli consegnò il premio.

Ennio Moricone ha collezionato un’infinità di nominations(ben cinque) per le sue magnifiche colonne sonore ma mai vinto un Oscar , l’Accademia ha provveduto a dargliene uno  finalmente alla carriera nel 2007 , è successo anche per Michelangelo Antonioni , tante nominations solo  un’Oscar alla carriera nel ‘95. Abbiamo già detto che nel ’99 a Roberto Benigni  oltre all’Oscar per il film La vita è bella” lo conquistò anche come migliore attore. La costumista Gabriella Pescucci fu premiata nel 1994 chiamata da Hollywood a lavorare per il capolavoro di Martin Scorse come “L’età dell’innocenza”, lo stesso dicasi per artisti di casa ad Hollywood come la costumista Milena Canonero tante nominations e due Oscar nel ’76 per “Barry Lyndon e per “Momenti di gloria nell ’82. Marcello Mastroianni già popolarissimo in America e nel mondo con film come “Otto e mezzo”,“La dolce vita” di Fellini “Il bell’Antonio” di Bolognini, “Una giornata particolare” di Scola non vinse mai l’Oscar ma ebbe numerose nomination nel 1963 per “Divorzio all’italiana”,  nel 1978 fu premiato per “Una giornata particolare” e nel 1988 per “Oci ciorne”.  Al Chinese Theatre tappa obbligata per qualsiasi cinefilo c’è uno spazio nel piazzale antistante, dove blocchi di cemento recano le firme, le impronte delle mani e dei piedi che rappresentano il passato e il presente dello star system mondiale, ebbene per il cinema italiano ci sono solo quelli di Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina e Federico Fellini.

Gli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo gettonatissimi entrambi ad Hollywood dove lavorano tantissimo, hanno collezionato tante nominations,  Nicola Piovani vinse l’Oscar nel ‘99 per la colonna sonora de “La  vita è bella”,  lo scenografo Gianni Quaranta vinse l’Oscar nel 1987 per quel  capolavoro assoluto che fu “Camera con vista” di James Ivory  e Carlo Rambaldi come dicevo prima chiamato da Dino  De Laurentiis dall’Italia in America per cominciare una nuova carriera,  maestro degli effetti speciali ha conquistato gli Oscar con film molto  importanti come “King Kong”, “Alien” e “E.T.”. Il regista Pietro Germi vinse l’Oscar nel 1963 ma non come regista bensì come sceneggiatore di “Divorzio all’ italiana“, anzi come co-sceneggiatore.  Il maestro Nino Rota lo conquistò nel ‘75 per l’indimenticabile colonna sonora del “Padrino parte II” di Coppola.  Vittorio Storaro come direttore della fotografia di tanti film di grandi registi come Woody Allen per esempio, ha conquistato l’Oscar nell’ ‘80 per “Apocalypse Now” di Coppola, nell’82 per “Reds” di Warren Beatty e nell’88 per “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci.  Grandi registi come Franco Zeffirelli ecco un’ altra curiosità e Luchino Visconti non hanno mai vinto l’Oscar.  Come dicevo prima gli Oscar hanno ignorato anche tantissimi personaggi, pensate che Charlie Chaplin che fu cacciato dal maccartismo ma a 90 anni ha ricevuto l’Oscar alla carriera incredibile. Stan Laurel e Oliver Hardy che hanno fatto incassare miliardi e miliardi di dollari nelle casse del cinema americano non hanno mai vinto un Oscar, io glielo avrei dato e voi? Fra le curiosità Zeffirelli ebbe la nomination nel 1969 per “Romeo Giulietta” e Visconti nel ’70 con Enrico Medioli e Nicola Badalucco non per la regia ma per la bellissima sceneggiatura del film “La Caduta degli Dei”.

Una volta chiesi a Gabriele Salvatores appena premiato con l’Oscar per “Mediterraneo”: “Che cosa c’è dietro l’Oscar?” E lui mi rispose: “Una macchina infernale condotta da oltre 6000 giurati, tutti già vincitori di un Oscar, attori registi, produttori che devono giudicare il tuo lavoro, devi essere disponibile con una serie di interminabili proiezioni soprattutto se il film come film straniero non è ancora uscito nelle sale in America e poi le interviste, i rapporti con i vari uffici stampa, cosa c’è dietro l’Oscar?” “Ma quante ore abbiamo a disposizione?” mi disse.  Invece per chiudere ho scelto Martin Scorsese di origine italiana va bene sì però è un grande tycoon del cinema americano che a proposito del cinema italiano ha detto: “Sarò sempre grato a registi come Fellini, Antonioni, De Sica, Rossellini, Rosi, sono loro che mi hanno ispirato nella mia lunga carriera come regista.”

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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