di Fabio Salvati

 

 

Succede anche questo nei tempi presenti di rivolgimenti e riposizionamenti ideologici: che un militante di lungo corso, imbevuto di cinema,  si trovi a difendere il buon diritto di un film come Via col vento a non vedersi condannato all’oblio, a seguito della decisione del colosso del cinema HBO di rimuovere temporaneamente  il film dal suo catalogo online, perché “…mantenerlo così, senza spiegare e denunciarne il razzismo, sarebbe irresponsabile…“ concludendo che sarà opportuno pensare di “…riprogrammare…l’offerta in modo da…fornire ai nostri clienti contenuti adeguati al periodo storico” .

Chiaro il riferimento contestualizzato al momento di ferma indignazione per quanto successo dopo la tragica morte di George Floyd, che ha scatenato un’ondata di proteste non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il resto del mondo (segnalando che la cifra antirazzista è ancora e per fortuna saldamente cristallizzata nella più parte dei contemporanei).  Ai movimenti di protesta si sono immediatamente unite le star hollywoodiane e tra costoro in particolare – in un’intervista rilasciata al  Los Angeles Times-  John Ridley, lo sceneggiatore del film da 4 premi Oscar nel 2014 12 anni schiavo (prodotto da Brad Pitt) che ha esplicitamente invitato a boicottare il kolossal americano del 1939, forse il film più visto di tutti i tempi.

Magari sarà il caso di chiarire che HBO Max –al pari di  Netflix, Amazon Prime Video, Disney Plus e Apple TV+- è il servizio streaming  di Warner Media,  che possiede i diritti di un catalogo di migliaia di pellicole che hanno fatto la storia del cinema: ogni piattaforma televisiva che volesse programmare un film per i propri utenti deve rivolgersi a quel catalogo. E quando (la televisione italiana lo ha fatto con  metodica frequenza) qualcuno volesse programmare la messa in onda di Via col vento si troverebbe oggi con l’obliterazione temporanea di quel titolo dal catalogo.

La scelta del colosso statunitense detentore dei titoli cinematografici incrocia una tendenza piuttosto diffusa di questi tempi e tutto sommato mai meditata fino in fondo: quella di “processare la storia”, in nome del primato esclusivo che dovrebbero assumere tutte le elaborazioni ideologiche che –a ben vedere-  di quel percorso storico sono diretta espressione.   Una tendenza insomma che vorrebbe consegnare alle giovani generazioni, non tanto il modo per  sapersi districare da soli nei vari processi della Storia, attraversando le tante stazioni di passo che ci hanno condotto ai presenti approdi del pensiero  che consideriamo evoluto, ma soltanto le insegne  assertive del politicamente corretto.

Tutti noi che siamo stati giovani negli Anni Settanta, non abbiamo tardato a liberarci dagli stereotipi diffusi dai primi western americani, che in modalità alluvionale riempivano le programmazioni dei cinema parrocchiali degli anni Sessanta, riempiendo le platee dove si proiettava un altro punto di vista della colonizzazione del Nuovo mondo. E il processo di consapevolezza e acquisizione attivato da pellicole come Soldato blu oppure  Il piccolo grande uomo, non ci ha permesso di disprezzare la leggendaria sequenza di Ombre rosse (un film peraltro perfettamente contemporaneo di Via col vento..) per il solo fatto che lì gli indiani recitavano la parte dei cattivi. Il processo di crescita –soprattutto nel campo espressivo- ha necessariamente bisogno di un prima e di un dopo, senza che l’uno si arroghi  il diritto di negare l’altro.

Oggi non possiamo che sorridere di fronte  alla rappresentazione della servitù  di colore che si affanna a soddisfare ogni premurosa  richiesta della capricciosa Rossella di Via col vento, perché abbiamo ampiamente giustiziato nelle nostre menti ogni retaggio di quella bonomia segregazionista lì rappresentata, avendo fatto diventare  ll’istinto antirazzista una sorta di categoria innata del nostro modo di concepire il mondo.

E allora  perché correre a sacrificare un simbolo indiscutibilmente di alta dignità artistica come Via col vento sul braciere acceso da un delirio criminale, che ha ben altre causali ? L’America di oggi si deve guardare piuttosto nel cuore opaco della sua stessa deriva  esistenziale, quella che pretende di sintetizzare con la risposta violenta o con la sommarietà di certi  processi decisionali le tante criticità che l’attuale transizione sta presentando.  Prendersela con opere che –come Via col Vento- non fanno altro che rappresentare lo stato delle cose al tempo rappresentato, non è altro che un modo per depistare il cuore del problema. Purtroppo l’impressione è che l’America di oggi riesce a esprimere una quota vistosa di razzismo a prescindere dal suo retroterra culturale, ma solo per la diretta o indiretta copertura (o blandizie) che la presente catena di comando dispensa.

Hattie McDaniel l’attrice che nel film interpretava la leggendaria Mami,  riuscì a conseguire –prima attrice afroamericana- l’oscar come migliore attrice non protagonista nel 1940, a chi le faceva osservare che la pellicola trasudava  razzismo e che avrebbe danneggiato la causa antisegregazionista, rispondeva: “la gente è più intelligente di come viene solitamente descritta”.

Forse sarà il caso di ricordare queste parole anche a chi ha pensato di dare un contributo alla rivolta attuale del Movimento “Black Lives Matter” rimuovendo dalla distribuzione gli innocenti bottoni di cioccolato noti a tutti col marchio Il moretto, per via di un nome che -richiamando il guscio di cioccolata dell’involucro- a qualcuno è apparso pesantemente razzista

Condividi su: