Venezia accoglie Gianni Amelio e il suo “Il signore delle formiche”.

ll signore delle formiche di Gianni Amelio con Elio GermanoLuigi Lo Cascio e il bravissimo Leonardo Maltese è il quarto film Italiano presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Coprodotto da RAI Cinema il film di Amelio, autore di capolavori come Il ladro di bambini, Lamerica e Porte aperte, nomination agli Oscar nel 1991, si ispira a una storia vera accaduta nell’Italia del 1968, quella che coinvolse in un famoso processo penale il poeta, scrittore e ricercatore scientifico Aldo Braibanti. Il noto drammaturgo fu accusato di plagio con l’accusa assurda e del tutto infondata di aver “corrotto” un suo giovane allievo,  di essere gay agli occhi di una società cattoborghese e che viene oggi ricordato come il “caso Braibanti”.

 «Mi è venuta voglia», ha dichiarato il regista già membro della giuria della Mostra nel 1991 e 1992, «di tornare su un caso che sintetizza bene l’inciviltà, la sporcizia e l’ingiustizia di un Paese come il nostro in quegli anni, ma non solo. Considero il mio film», ha continuato Amelio, di estrema attualità, perché oggi esistono ancora forme di grave bullismo sia verbale che fisico contro il diverso che continua a proliferare nella provincia retriva. Nel film la presunta vittima è il personaggio di Ettore, magnificamente interpretato da Leonardo Maltese, giovane studente che non ha mai accusato il professore Braibanti e che finì internato in manicomio fino alla maggiore età dalla famiglia. Un processo “pilotato” che portò alla condanna di Braibanti a nove anni, in un Paese che si stava aprendo a nuovi movimenti sociali, culturali e artistici e al quale si contrappose il vecchio ordine sociale per imporre i propri valori. Non bastò la mobilitazione di intellettuali come MoraviaPasoliniMoranteEcoMaraini a scongiurare la condanna.

Alla Mostra ancora un film ambientato in un’epoca priva di telefonini, dove la sensazione che prevale è quella di fare fatica a uscire dagli anni ottanta”, come il film fuori concorso Dead for a dollar diretto da Walter Hill, un western dal sapore antico interpretato dal premio Oscar Cristopher Waltz nel ruolo di un cacciatore di taglie. A Walter Hill il direttore della Biennale Cinema Alberto Barbera consegnerà il Cartier Glory alla carriera. Lunga la schiera di film dove dei telefonini non c’è traccia come Don’t worry darling con Harry Styles e anche Bones and all di Luca Guadagnino con Timothee Chalameth Taylor Russell in veste di cannibali per amore e poi l’ottimo Argentina 1985 che rievoca una delle pagine più oscure della dittatura di quel Paese, senza contare il film d’apertura White noisecon la bravissima Cate Blanchett battagliera direttrice d’orchestra. Sintomo scrive oggi Emanuele Bucci su Ciak Magazine che qualcosa ormai da un po’ sta cominciando a scricchiolare nella nostra bella gabbia dorata.

Il presente e’ quello di Athena, uno dei film più belli visti finora diretto da Roman Gavras (figlio del grande Costa Gavras), un grido di rabbia di chi è rimasto troppo indietro prima o poi anche al cinema sei costretto a svegliarti!!

Fra le star in passerella applausi per Tilda Swinton, protagonista del film The Eternal Daughter diretto dall’inglese Joanna Hogg, storia di un’artista che torna nella vecchia casa natale trasformata in un albergo abitata ancora dall’anziana madre, mentre nella sezione Venezia Classici torna la copia restaurata di Teresa la ladra con l’indimenticabile Monica Vitti.  Infine il bel documentario Sergio Leone l’italiano che inventò l’America diretto da Francesco Zippell, un lungo viaggio con tanti personaggi per ricordare il cinema di un grande innovatore del cinema Italiano.

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