di Claudio Riccardi

 

Glauco Mauri e Roberto Sturno – sodalizio che calca i palcoscenici d’Italia da 40 anni – hanno portato dall’8 al 13 marzo al Teatro Parioli Variazioni Enigmatiche, il pezzo forte del grande Éric-Emmanuel Schmitt. Professore universitario di filosofia, attore, regista, drammaturgo ma soprattutto il più tradotto tra i romanzieri di lingua francese.

Matteo Tarasco è il regista di questo allestimento prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno. La traduzione e l’adattamento portano la firma di Mauri, le scene e costumi sono di Alessandro Camera, le musiche di Vanja Sturno. Luci curate da Alberto Biondi.

Variazioni Enigmatiche si configura come una partita a scacchi, un intreccio psicologico, un incontro-scontro tra due uomini che fanno perno intorno alla figura della stessa donna.

Da una parte Abel Znorko, premio Nobel per la letteratura che, per fuggire gli uomini e la volgarità del mondo, si è rifugiato in un’isola ai margini del Circolo Polare Artico e in questa solitudine mantiene vivo, attraverso una corrispondenza scritta che fitta prosegue da vent’anni, l’amore per una donna misteriosa. Dall’altra c’è Erik Larsen, giornalista che si inventa il pretesto di un’intervista per poter incontrare lo scrittore. Un pretesto appunto, non il vero motivo del viaggio. Che emerge nello sviluppo della narrazione come una mossa sullo scacchiere. La prima di tante mosse, ritmate da drammatici colpi di scena.

Znorko e Larsen si scontrano in un’alternanza di crudeltà e di tenerezza, di ironia feroce e di profonda commozione: dai meandri del non detto prende forma una verità sorprendente. Solo alla fine, l’ultima lancinante rivelazione svela il vero motivo dell’incontro.

Variazioni Enigmatiche è un thriller psicologico, un faccia a faccia franco e inesorabile tra due uomini che si sfidano alla ricerca della verità. O che spingono fino all’estremo il potere della menzogna. Un intricato enigma, un mistero teso alla ricerca del senso della vita e del significato dell’amore. A interpretare il peso delle parole e la malignità dell’inganno.  Una partita a scacchi dove l’esito solo in apparenza appare già scritto. Ciascun giocatore intende scoprire il gioco dell’altro. Ma chi indossa la casacca bianca, chi quella nera? Chi è l’avversario?

Mauri e Sturno, giganti del teatro, padroneggiano il testo, ne esaltano tutte le sfumature, rendendo alla perfezione ogni singolo cambio di tono e di registro. Preparano con minuzia i colpi di scena e le variazioni nello spettro di emozioni che trasmettono al pubblico. E funziona: la platea del

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