di Tonino Pinto*

 

Piazzolla e la rivoluzione del tango”, questo il titolo del documentario arricchito dalle testimonianze tra l’altro di grandi interpreti della musica Italiana come Mina, Milva e Iva Zanicchi, diretto da Daniel Rosenfeld, dedicato in occasione del centenario dalla nascita al compositore argentino di origini italiane. Suo nonno era nato a Trani in Puglia, Astor Piazzolla, musicista e compositore argentino, genio innovatore della musicalità’ del tango tradizionale, icona di un altro grande argentino Carlos Gardel, che ha rigenerato e rivitalizzato attraverso le sonorità del jazz, riconsegnandolo alla storia del novecento fino ad oggi. Una volta, il regista Premio Oscar Bernardo Bertolucci, raccontò  che mentre stava finendo di girare “Ultimo tango a Parigi”,  film al centro di infinite polemiche e censure con Marlon Brando e Maria Schneider, la cui colonna sonora era stata affidata all’esecuzione del sassofonista Gato Barbieri, Bertolucci chiese a Piazzolla se poteva curare gli arrangiamenti, ma Piazzolla rifiutò seccamente con una risposta che non lasciò spazio a repliche: “Io faccio il compositore e non l’arrangiatore”, salvo poi mesi rivedere le sue posizioni, forse consigliato anche da  grandi registi come Francesco Rosi e Marco Bellocchio, per i quali firmò colonne sonore straordinarie. Mesi dopo l’uscita nelle sale francesi di “Ultimo tango”, fece pervenire a Bertolucci un regalo personale con l’incisione di una sua composizione dal titolo “Penultimo tango”.

Il tango di Piazzolla suonato dal maestro con il bandoneón, conduttore emozionante di quelle melodie che conquistarono il mondo, gli provocò in Argentina non pochi nemici che difendevano la classicità’ del tango a cui indubbiamente Gardel aveva dato l’immortalità. “La mia musica è triste perché’ il tango è triste. Il tango ha radici tristi e drammatiche, a volte sensuali” e con l’aiuto del jazz, Piazzolla lo trasformò in un genere definitivamente universale.

Una carriera folgorante quella del maestro, milioni di dischi venduti in tutto il mondo una discografia sterminata che testimonia ancor oggi l’artisticità di un talento davvero spettacolare.

Durante la dittatura militare in Argentina, Piazzolla si stabilì per un certo periodo anche in Italia, collaborando con tanti musicisti e incidendo quel “Libertango” indimenticabile e suonando con artisti del calibro di Tullio De Piscopo e con Gerry Mulligan con il quale collaborò nel 1974 alla realizzazione dell’album “Summit-Reunion Cumbre”” inciso a New York, celebrando definitivamente quel matrimonio che ai più’ sembrava impossibile fra jazz e tango. Si è proprio vero, la rivoluzione musicale di Astor Piazzolla è proprio un eterno Libertango.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

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