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Valerio Lundini esordisce alla regia con Cambogia

Il debutto cinematografico del comico romano arriva alla Festa del Cinema di Roma 2026 con una commedia surreale che fatica a valorizzare le proprie potenzialità.

Nella sezione Freestyle della Festa del Cinema di Roma 2026 arriva Cambogia, primo film da regista di Valerio Lundini, che firma anche la sceneggiatura insieme a Francesco Agostini e Matteo Tiberia. Prodotto da Matteo Rovere e Sydney Sibilia per Groenlandia, con Rai Cinema, e distribuito da 01 Distribution, il film vede nel cast, accanto allo stesso Lundini, Benedetta Porcaroli, Gabriel Montesi, Giorgio Montanini, Andrea Di Maria e Sonia Bergamasco, con Alfonso Santagata, Simone Colombari, Alessio Moneta, Romano Talevi, Sandro Bersani, Stefano Ambrogi e Lallo Circosta, oltre all’amichevole partecipazione di Mara Venier. Al centro della storia c’è Valerio De Nicolais, attore impegnato sul set di Cambogia, una celebre serie crime, che si ritrova improvvisamente intrappolato nel mondo dove interpreta Tramezzino, dove le armi di scena diventano reali. Nel frattempo, nel mondo esterno, a prendere il suo posto è proprio Tramezzino: i due sono così costretti a vivere l’uno la vita dell’altro. La fotografia è di Benjamin Maier, il montaggio di Pietro Morana, la scenografia di Cristina Del Zotto, i costumi di Patrizia Mazzon e le musiche originali di Ginevra Nervi.

Il debutto cinematografico di Valerio Lundini arriva accompagnato da aspettative significative, alimentate dalla popolarità conquistata dal comico tra televisione e streaming. Cambogia, tuttavia, suggerisce come il passaggio al grande schermo richieda ancora una messa a punto del suo linguaggio. L’idea narrativa si presta a un gioco di scambi e situazioni paradossali, dal quale il film tenta di ricavare una successione di momenti comici. Non sempre, però, la scrittura trova il giusto equilibrio tra costruzione della gag e ritmo della scena: alcune intuizioni rimangono sospese, altre si risolvono in un umorismo più tenue del previsto. Il film conserva così una leggerezza complessivamente gradevole, ma fatica a tradurre le proprie premesse in una comicità davvero efficace. Più che una rivelazione, Cambogia rappresenta un primo tentativo, dal quale attendersi sviluppi più interessanti nei prossimi lavori di Lundini.

Sul piano narrativo, Cambogia fatica a trovare un equilibrio tra la gestione delle proprie dinamiche e la costruzione della suspense comica. Alcuni passaggi risultano poco chiari, altri si affidano a soluzioni facilmente intuibili, privando il racconto di quella capacità di sorprendere che sarebbe fondamentale per un intreccio basato sullo scambio di identità e mondi. La vicenda procede senza particolari difficoltà, ma la fluidità della narrazione non basta a compensare una certa prevedibilità di fondo. Più convincente è la prova di Valerio Lundini, a proprio agio nei panni di Valerio De Nicolais, ruolo che gli permette di muoversi entro coordinate comiche già consolidate. La sua centralità, tuttavia, finisce per sbilanciare l’intero impianto del film: i personaggi secondari rimangono poco approfonditi e tanto i colleghi dell’attore quanto i sodali di Tramezzino faticano a emergere come presenze autonome. Ne deriva un racconto popolato da figure accessorie, la cui identità rimane subordinata a quella del protagonista.

Nelle note di regia, Lundini racconta di essere partito dal desiderio di immedesimarsi in un personaggio cinematografico, fino a immaginare cosa significherebbe ritrovarsi davvero al suo posto. In Cambogia, questo gioco diventa un ribaltamento tra chi interpreta una storia e chi è costretto a viverla, mettendo a confronto i privilegi della fama con la precarietà di un’esistenza regolata da dinamiche criminali. La distinzione tra i due mondi apre anche una riflessione sul destino: se nella finzione tutto sembra già scritto, la possibilità di cambiare il corso degli eventi diventa una forma di emancipazione. È un’intuizione che avrebbe potuto trovare nel cinema stesso il proprio terreno d’indagine, interrogando il rapporto tra chi costruisce le storie e chi ne subisce le conseguenze. Cambogia si ferma invece sulla soglia di questa possibilità, lasciando intravedere una direzione autoriale che Lundini potrà sviluppare nelle sue prossime prove dietro la macchina da presa.

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Cambogia – regia di Valerio Lundini – soggetto e sceneggiatura di Francesco Agostini, Valerio Lundini e Matteo Tiberia – fotografia di Benjamin Maier – montaggio di Pietro Morana – scenografia di Cristina Del Zotto – costumi di Patrizia Mazzon – musiche originali di Ginevra Nervi – con Valerio Lundini, Benedetta Porcaroli, Gabriel Montesi, Giorgio Montanini, Andrea Di Maria, Alfonso Santagata, Simone Colombari, Alessio Moneta, Romano Talevi, Sandro Bersani, Stefano Ambrogi, Lallo Circosta e Sonia Bergamasco, e con l’amichevole partecipazione di Mara Venier – prodotto da Matteo Rovere e Sydney Sibilia, per Groenlandia con Rai Cinema – distribuito da 01 Distribution – Festa del Cinema di Roma 2026, sezione Freestyle – 21 ottobre, Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma

Foto – © Ufficio Stampa

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