di Paola Tiriticco

 

Il mondo è fatto di colori, di personaggi dagli abiti cangianti ricchi di mille sfumature e luccichii o è piuttosto ostaggio del bianco e nero, i due austeri colori inventati apposta per far risaltare l’essenza delle cose, la loro vera natura senza abbellimenti? Domanda insidiosa che nasconde due filosofie opposte, anzi due modi diversi di vedere la vita.

È questa contrapposizione che va in scena nello spettacolo estivo del Teatro della Tosse, nella suggestiva cornice del Parco Villa duchessa di Galliera a Genova Voltri. Il luogo ideale dove rappresentare “Un flauto magico”, nell’anno che vede le celebrazioni per i cento anni dalla nascita di Emanuele Luzzati (3 giugno 1921).

Suoi sono i costumi, reinterpretati da Danièle Sulewic, così come le scene riprese dal regista Emanuele Conte che è anche autore dei testi insieme ad Alessandro Bergamo, Luigi Ferrando e Amedeo Romeo.

Ed è subito magia, la magia di una fiaba che Luzzati sapeva così bene ricreare e che il Teatro della Tosse evoca ogni estate con i suoi spettacoli che incantano i grandi ma anche i più piccoli. È sempre il pubblico che, diviso in piccoli gruppi, passa da una scena all’altra, nella magia del parco, le luci di Genova a fare da sfondo.
In scena ci sono i personaggi più cari a Luzzati. Quelli tipici del Flauto magico si mischiano con Pulcinella, la morte. Accade così di vedere la Regina della notte (Susanna Gozzetti) a letto con Pulcinella (Biagio Musella) e scopriamo che non è poi così cattiva, con ironia ci svela che scrive i suoi sogni per raccontarli all’analista, e anche Pulcinella ha qualche verità nascosta da rivelarci.

Forse la conoscenza dell’altro è una delle chiavi della comprensione reciproca? Sembrano esserne convinti i personaggi che formano i duetti e che simpaticamente dibattono sul mondo a colori e quello in bianco e nero, mentre gli splendidi costumi affascinano il pubblico con i loro colori.

Forma o sostanza?

Molto bravi gli attori che compongono le coppie, la Gazza ladra (Isabella Rizzitello) riuscirà a mettere in gabbia Papageno (Graziano Siressi), la Morte (Alessandro Bergamo) protagonista di un ironico scambio di battute con il divertente serpente Uroboro (Pietro Fabbri), Padre Ubu (Marco Taddei)travolge con i suoi discorsi il timido Tamino (Marco Rivolta), mentre Madre Ubu (Mariella Speranza) duetta con Pamina (Ianua Coeli Linhart), che non è poi così innocente e ingenua come vuole far credere, pronta a spiccare il volo per lasciare la cornice del ritratto dove sua madre vorrebbe imprigionarla per sempre.

A Sarastro (Enrico Campanati) è affidato il compito di dare una chiave di lettura al pubblico, conducendolo attraverso la storia con fare rude e sornione.
E se non esistesse una sola chiave, se i punti di vista fossero molteplici? Se ognuno avesse la sua ragione e la sua visione?

Se il mondo fosse bello perché è a colori e in bianco e nero, se ci fosse bisogno della molteplicità.

A ognuno le sue conclusioni. Si ride e si riflette immersi a tutto tondo in uno spettacolo teatrale che coinvolge tutti i sensi, il resto lo mette la serata estiva, il vento tiepido, Genova ai nostri piedi e il soffio lieve  della magia di Emanuele Luzzati che si rinnova ogni sera.

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