di Paola Tiriticco

 

Il cielo sopra al Circo Massimo scolora nella notte.

Per un momento si rimane sospesi tra le rovine del Palatino, il verde dei pini ed il palco davanti, in un tempo indefinito, magico. Il ponentino fa sentire il suo lieve soffio e la serata si colora di incanto.

Il Trovatore di Giuseppe Verdi è in scena nella stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma nella sede del Circo Massimo, ed è davvero uno spettacolo seducente.

Cominciamo con il dire che il suggestivo allestimento dona all’opera di Verdi un pathos ed un incanto nuovo e originale. La scena è scarna ed il palco è dominato da un grande schermo dove passano immagini di cieli in movimento (i video sono di Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii) e quando poi tutto si illumina alla luce di una grande pira, la suggestione prende il sopravvento.

Scelta felice quindi quella del regista Lorenzo Mariani, con le scene di William Orlandi e gli allestimenti curati da Michele Della Cioppa e Andrea Miglio,  capaci di emozionare con un palco scarno ma di grande impatto. Richiama alla mente l’essenzialità delle tragedie greche, che lasciano parlare i protagonisti di orribili drammi e affidano al  coro il compito di commentarle e condividerle.

Il legno della scenografia, i tavoli riposizionati in modo sempre diverso ma essenziale, lasciano spazio ai drammi umani, ai duetti, alle confessioni dei protagonisti che vengono così proiettati in primo piano.

Proprio quello che si chiede ad una buona regia  e ad una suggestiva scenografia, capace di valorizzare il melodramma di Verdi, parte di una “ trilogia popolare” che comprende anche Rigoletto e la Traviata.

Certamente il Trovatore è denso di sentimenti drammaticicolpi di scena e  complicati sviluppi che rendono la trama complessa e spesso inverosimile.  Quasi tutto è già successo nel passato, nell’opera si compie solo l’ultimo atto della tragedia, una specie di resa dei conti che il destino aspettava a presentare a tutti i protagonisti.

La musica trascina, le arie famose e facilmente fruibili (popolari appunto) ne fanno una delle opere più amate del maestro di Busseto.

Messo in scena per la prima volta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma, il successo fu immediato, fin dalla prima rappresentazione: la scena finale fu addirittura bissata per intero.

La stessa magia sembra ritrovarla il pubblico del Circo Massimo che applaude l’orchestra ed coro dell’Opera di Roma con il suo direttore Daniele Gatti,  così come gli interpreti : il conte di Luna, Christopher Maltman, Leonora, Roberta Mantegna, Azucea, Clementine Margaine, Manrico, Fabio Sartori, Ferrando, Marco Spotti, Ines, Marianna Mappa, Ruiz, Domingo Pellicola.

Le emozioni arrivano forti e  fanno da contraltare ad una acustica spesso disturbata dal passaggio di ambulanze e dal traffico circostante che a volte distrae.

Tutto il resto però contribuisce alla riuscita dello spettacolo, perché, come ha dichiarato il regista Lorenzo Mariani in una intervista,  “in ogni caso mi piace farmi guidare dall’aforisma di Gioacchino Lanza Tommasi: del Trovatore si può ignorare la trama, e molti la ignorano, e non mancare una sfumatura delle passioni”

È proprio quello che succede in questa magica sera!

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