di Andrea Cavazzini

 

Sono passati 30 anni dalla morte di Freddie Mercury, gli anni passano ma l’aura del carismatico frontman e fondatore dei Queen autentica leggenda del rock rimane intatta. Ha persino riguadagnato popolarità tra le generazioni più giovani grazie al film biografico Bohemian Rhapsody.

Una delle figure e delle personalità più singolari nel mondo del pop e del rock se ne è andato 30 anni fa: morto il 24 novembre 1991, a soli 45 anni di broncopolmonite correlata all’AIDS, lasciando dietro di sé una fortuna colossale; parte della quale è andata a Mary Austin compagna di vita con la quale intrecciò una lunga relazione prima di unirsi a Jim Hutton. Due storie complicate ma Mary divenne la sua più grande amica e consigliera, rimanendo al suo fianco fino all’ultimo giorno.

Icona globale, leggendaria bestia da palcoscenico e persino “ultimo dio del rock” secondo un degli innumerevoli sondaggi stilati dalle riviste di settore, Freddie Mercury è la stella di tutti i superlativi. Più di mezzo secolo dopo la sua creazione nel 1970, i Queen sono ancora oggi considerati uno dei più grandi gruppi rock di tutti i tempi. Circa 300 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e titoli iconici che hanno superato il miliardo di ascolti sulla piattaforma Spotify: il passare del tempo non sembra avere alcuna influenza sul successo della formazione britannica, come ha  dimostrato il sensazionale film biografico Bohemian Rhapsody, uscito nel 2018.

Una cosa è certa, Farrokh Bulsara il suo vero nome, ha sconvolto per sempre la storia della musica. Cantante, pianista, paroliere e cantautore, nonché designer dietro il leggendario logo della band, Mercury nacque a Zanzibar il 5 settembre 1946. Nel 1964, la sua famiglia fuggì dalla rivoluzione in atto nell’ex colonia britannica e si trasferì nel Regno Unito. Formò i Queen nel 1970 con il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor mentre John Deacon si unì come bassista in un secondo tempo. Successivamente tutti e quattro furono protagonisti di un’epoca musicale grazie ai loro pezzi che sono rimasti nella storia della musica ma anche nell’immaginario collettivo di almeno due generazioni. Canzoni come la sensazionale Bohemian Rhapsody (molti si chiedono ancora oggi il vero significato del testo),  Somebody to Love, We are the Champions e We Will Rock you, The Show must go on, una canzone testamento scritta quando era già malato,  sono solo alcune delle canzoni che ancora oggi canticchiamo e che vengono riproposte in molti eventi sportivi.

Freddie ogni volta che saliva sul palco lo illuminava con i suoi abiti sgargianti, la sua presenza scenica e con un’eccezionale estensione vocale di quattro ottavi che fu anche oggetto di studio. I suoi show erano veri e propri spettacoli teatrali. Era imbarazzato dai suoi denti che si rifiutò di far riparare nonostante avesse quattro molari in più nella bocca, per paura che cosi facendo avrebbe alterato la sua voce. Un’insicurezza che si portò dietro per tutta la vita, visto che si copriva la bocca ogni volta che sorrideva in pubblico

E pensare che i Queen erano in declino prima di esibirsi al concerto Live Aid del 1985. Il loro set quel giorno a Wembley, e l’interazione tra Mercury e la folla, è stata considerata una delle più grandi esibizioni di musica dal vivo di tutti i tempi. Una perfomance che diede nuova linfa vitale alla band e nonostante la presenza di una settantina di artisti rinomati come David Bowie, Paul McCartney, Madonna, Elton John, The Who, fu l’esibizione di Freddie a venire ricordata. Pochi mesi dopo a sua morte nel 1992 si tenne un concerto tributo allo stadio di Wembley con l’esibizione di alcune delle più grandi star dell’epoca, inclusi i tre membri rimanenti dei Queen, Elton John, George Michael, Annie Lennox e i  Guns ‘n’ Roses. Un evento che venne trasmesso in 72 paesi per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sul dramma dell’AIDS.

La vita di Freddie Mercury è stata tragica, ma anche fenomenale. Sono passati trent’anni dalla sua morte, ma la sua musica riesce ad attirare sempre nuovi fan e il pubblico continua a trovarlo affascinante come sempre.

Gli artisti vanno e vengono, alcuni di loro ottengono fama e fortuna, ma non diventano mai leggende. CI sono quelli che si trovano a lottare per convivere con l’immagine idealizzata che il  pubblico ha di loro oppure lasciare che il pubblico pensi ciò che vuole. Freddie Mercury era uno di quelli che apparteneva senza ombra di dubbio alla seconda categoria.

 

Condividi su: