In scena sabato 13 e domenica 14 dicembre al Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca un allestimento de “Il fu Mattia Pascal” che non dimentica la natura farsesca dell’opera pirandelliana.
Non manca certo di essere presente e ben nota nelle nostre coscienze la storia di Mattia Pascal, protagonista del romanzo più celebre e che ha conosciuto la maggior fortuna sulla scena di Luigi Pirandello. Cos’è allora che ci spinge a tornare a vedere e vivere di nuovo questa vicenda, che non ha più nessun segreto per noi che lo abbiamo studiato a scuola, riletto nella maturità e probabilmente visto almeno una volta a teatro, al cinema o in televisione?
Cosa può ancora offrirci? Questa è la domanda che ci poniamo quando ci troviamo davanti a un’opera che nel tempo ha ricevuto numerosi adattamenti, tanto da essere ormai parte dell’identità culturale e consolidata nella coscienza collettiva di un popolo.
La risposta (almeno quella che chi scrive suole darsi) è che in fondo Mattia Pascal fa, anzi è quello che tutti noi vorremmo fare. Scappare dalla nostra vita, bella o brutta che sia, insoddisfacente o meno, e ricominciare da capo, alle nostre condizioni, senza il fardello di un passato che stabilisce chi siamo senza lasciarci realmente voce in capitolo.
Ma andarsene, sparire, ricominciare da zero comporta anche dei problemi, dei rischi. È spaventoso. La paura dell’ignoto connaturata all’essere umano bloccherebbe la maggior parte di noi. Ecco perché continuiamo a cercare, tramite la lettura e la visione, la storia di Mattia Pascal e Adriano Meis. Grazie a lui (loro) possiamo fare questa esperienza certi che, quando le ripercussioni di questa scelta si faranno sentire, noi saremo sicuri nelle nostre poltrone mentre Mattia/Adriano le sopporterà per noi.
Il tema del doppio, componente centrale dell’opera, allora, sale al quadrato. Non solo Adriano è doppio di Mattia nel suo viaggio di andata e ritorno dalla morte, ma anche doppio dello spettatore.
Risulta appropriato, allora, che nell’adattamento realizzato da Geppy Gleijeses e Marco Tullio Giordana, il racconto si inscriva in una cornice che vede la confessione di Mattia venire letta da Don Eligio in compagnia del protagonista che scivola nel suo ruolo di attante man mano che gli eventi si svolgono davanti al parroco, ma anche capace di “uscire” e interagire nuovamente con l’amico.
In una non ben definita posizione, tra attore, testimone e narratore intradiegetico della vicenda (scivolando fluidamente da una posizione all’altra), questo statuto indefinito dà a Mattia il vantaggio di una sorta di consapevolezza dei fatti nel loro svolgersi – che non coincide esattamente con la conoscenza posteriore dei fatti o dell’onniscienza del narratore del romanzo ottocentesco –, facendolo apparire, grazie anche alla brillante interpretazione di Gleijeses, più sagace e smaliziato di come forse lo ricordavamo.
Ma è sempre questo statuto incerto che rende ancora di più Mattia un fantasma.
Le quinte del primo tempo si chiudono sulla “trionfale” morte di Mattia Pascal, promettendo una gloriosa rinascita dello sventurato personaggio nel secondo atto. Ma questa rinascita non avverrà mai. Per la legge e per il mondo Mattia Pascal è morto e Adriano Meis non è dunque altro che un fantasma. O meglio, più che un fantasma, un morto vivente, condizione che in realtà non acquisisce con alcuna delle finte morti, ma è sempre stata propria di Mattia fin dall’inizio della vicenda. Ha a che fare con numerose persone, ma non può realmente comunicare con nessuno, né prima né dopo la sua “morte”.
Le scenografie instabili, probabilmente generate con l’intelligenza artificiale, proiettate su tendaggi frazionati e posti a diversi livelli di profondità, aggiungono una qualità spettrale che contribuisce allo stato di fatasmagoricità di Mattia, che dopo la seduta spiritica si rivolge al fantasma dell’ignoto deceduto e scambiato per lui, convinto che lo stia perseguitando Ma non significa questo essere perseguitato da se stesso? Dalla sua “vita precedente” ma, ancora di più, da quello che è, in questa o nell’altra vita: un inetto, che non riesce a essere in sincrono col mondo in cui vive.
Solo alla fine, in visita alla tomba dell’ignoto (recante il suo nome), alla domanda «Chi sei?» risponderà col celebre “Il fu Mattia Pascal”, riconoscendo finalmente il suo stato di morto vivente.
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Il fu Mattia Pascal, dal romanzo di Luigi Pirandello – Regia di Marco Tullio Giordana – Adattamento di Marco Tullio Giordana e Geppy Gleijeses – Con: Geppy Gleijeses, Nicola di Pinto, Roberta Lucca, Giada Lorusso, Totò Onnis, Ciro Capano, Salvatore Esposito, Teo Guarini, Davide Montalbano, Francesca Iasi e con la partecipazione di Marilù Prati – Aiuto regista: Davide Montalbano – Scenografia e luci: Gianni Carluccio – Costumi: Chiara Donato – Musiche: Andrea Rocca – Contributi video: Luca Condorelli – Una produzione Gitiesse Artisti Riuniti, Teatro della Toscana – Teatro del Giglio di Lucca 13 e 14 dicembre 2025





