di Claudio Riccardi

 

Al Teatro Cometa Off da giorni è sold out a ripetizione per “I Mezzalira- panni sporchi fritti sporchi in casa”, terzo e ultimo capitolo della Trilogia degli Ultimi. Dopo “Letizia va alla guerra – la suora, la sposa e la puttana” e “…Fino alle stelle – scalata in musica lungo lo stivale”, Agnese Fallongo e Tiziano Caputo hanno orchestrato un nuovo progetto che li vedrà sul palco testaccino fino al 27 febbraio. Accanto a loro c’è Adriano Evangelisti a dare corpo e voce al protagonista – narratore della storia. La regia è di Raffaele Latagliata, ad ulteriore conferma dell’ormai consolidato sodalizio di questo collettivo artistico, il Teatro de Gli Incamminati.  

Fallongo ha ideato e scritto la drammaturgia mescolando spunti di Verghiana memoria e una raccolta di testimonianze raccolte di persona tra coloro che, oggi anziani, hanno speso gli anni di lavoro a “faticare” nei campi e nelle botteghe. Vite di rigore e di sacrificio, di servi alle dipendenze di padroni, di bocche da nutrire. Soldi in tasca, pochi. Ignoranza, diffusa. Allegria per fortuna a dismisura.
E’ una lente di ingrandimento sugli ultimi, sui reietti, sulle persone semplici. La famiglia Mezzalira sbarca il lunario ma vuole provarci, a svoltare. Per farlo, su iniziativa del capofamiglia, molla la terra, il piccolo borgo rurale e si trasferisce nella “città nova”, come viene chiamata dagli interpreti in un dialetto meridionale non identificabile. Una lingua bastarda, un po’ meticcia, che esalta la caratterizzazione popolare dello spettacolo. Spettacolo che gioca con lo spettatore, a cominciare dal titolo, dove si fonde il celebre detto “i panni sporchi si lavano in casa” al concetto della “frittura” come simbolico spartiacque tra chi produce l’olio e chi lo possiede, tra chi può friggere tutti i giorni e chi invece mai.
Una saga familiare dove si parla di radici e nella quale tutti si possono riconoscere. Epopea tragicomica che, ai toni brillanti della commedia all’italiana, mescola le tinte fosche del giallo e del thriller. Già, perché aleggia nell’aria un delitto. Un tabù che, svelato, diventa spartiacque per il destino dei Mezzalira.
Il racconto è affidato al più piccolo della famiglia, Giovanni Battista detto Petrusino, narratore che disegna un vero e proprio arco della sua esistenza, in un caleidoscopio di ricordi ad attraversare una vita intera, fatta di luci, ombre, segreti e colpi di scena. Illuminati e scaldati dal focolare domestico. Fino alla conclusione, amara nella sostanza ma ottimista nel messaggio di nuova spinta al cambiamento.

Si respirano temi e tendenze di una società che si avvia lentamente al cambiamento. Tra il serio e il faceto, le scene tracciano i caratteri di un universo familiare patriarcale e maschilista, dove i ruoli e il peso specifico sono definiti dalla tradizione e dalla prepotenza. Orgoglio e onore, fatica e stanchezza. Fede cristiana e credenze popolari. Si sviscera un omicidio, ne segue la vendetta. Il cambio di contesto e l’arrivo dell’istruzione scalfiscono gli angoli più appuntiti, ma la strada per i Mezzalira rimane tortuosa e in salita. Non dipendono più dalla terra, ma rimangono servi.

Affiatata e in splendida sintonia la coppia Falongo-Caputo: binomio poliedrico che colora diversi personaggi sul palco ed esalta un testo sì tanto divertente ma nel contempo volàno di una tensione drammatica che scava nel profondo dei personaggi e delle corde emotive del pubblico. L’atmosfera è completata dalle musiche originali di Caputo, contrappunti sonori, canzoni e armonie – completamente a cappella – che accompagnano in modo funzionale i cambi scena di Andrea Coppi. Una scenografia semplice ma funzionale, con l’uso a profusione di legno che fa tanto domus e costumi  (a cura di Daniele Gelsi) che ricordano gli avi di tutti.

Ricordiamo che lo spettacolo rimane in calendario al Cometa Off di Testaccio fino a domenica 27.

 

 

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