di Paola Tirittico

 

Sono poche parole scritte sui social a comunicarci la scomparsa di uno dei grandi del teatro genovese e italiano: Tonino Conte è  morto il 21 marzo.

E’ il figlio Emanuele a comunicarlo “oggi mio papà Tonino è morto, detestava sentir dire “è mancato”.  Non ci sarà funerale, secondo il suo desiderio”. Poche parole corredate da una foto in bianco e nero dove Tonino Conte è un ragazzo che guarda fisso l’obiettivo.

E’ tutta qui, in questa frase e nella foto, la sintesi del carattere genovese di Tonino Conte , che genovese non era, ma che ha incarnato l’essenzialità tipica della cultura di questa città, cambiando però con la sua visione, e per sempre, il teatro, facendolo uscire dagli spazi chiusi, rimescolando così tanto le carte che lo spettatore esce ogni volta rapito e stupefatto e davvero gli sembra di aver fatto un giro sotto-sopra. 

Conte era nato a Napoli nel 1935 ma a soli 3 anni si era trasferito con la famiglia a Genova e ha sempre vissuto in quei vicoli del centro storico che l’hanno nutrito di cultura e di scambi multietnici, variopinti e mai banali, diretti ed essenziali come i genovesi e come lui.

La sua è stata una lunga storia di teatro iniziata nel 1968 con lo spettacolo Ubu re di Alfred Jarry per il Teatro Universitario di Genova e proprio Ubu con il suo ventre enorme e la sua patafisica diventerà il simbolo della sua creatura: il Teatro della Tosse.  La nuova avventura inizia infatti in una stradina del centro, Salita della Tosse, nel 1975 insieme a Emanuele Luzzati e con Aldo Trionfo, Giannino Galloni, Rita Cirio e un gruppo di attori.

La vera novità arriva qualche anno dopo e come una ventata scompiglia tutto. Una volta tolte le pareti, il teatro si riversa nella città, a Forte Sperone nelle calde serate estive lambite da un vento che sa di salsedine, sulla diga Foranea, anima e cuore stesso di Genova, alla Fiumara, prima che fosse trasformato in un centro commerciale e negli ultimi anni nel piccolo borgo di Apricale, dove ogni via, ogni angolo, ogni casa ed ogni scorcio sono teatro.

Lo spettatore è chiamato a muoversi, a seguire le scene, ad inventarsi un percorso, ad accompagnare una storia, ad interagire con gli attori.

E alla fine di ogni rappresentazione la rivelazione che è sempre stata sotto i nostri occhi, come non averci pensato prima, il teatro è la vita, con la natura, i paesaggi e gli uomini a dargli un sentimento.  Quella natura che già i greci usavano per dare profondità alla storia qui è ancora più al centro, destrutturata, così come la storia e le scene. Difficilmente chi assiste a queste rappresentazioni dimentica le sensazioni provate.

E’ così che quegli spettacoli estivi sono diventati un appuntamento imprescindibile per ogni genovese e per tutti quelli che amano il teatro.

Conte è rimasto direttore del Teatro della Tosse fino al 2007 quando ha lasciato il timone al figlio Emanuele. Ormai la sua creatura è grande e famosa, continua a stupire e divertire, è diventata un fenomeno fondamentale per tutti quelli che amano il teatro ed ogni estate avvicina a queste rappresentazioni grandi e piccini.

E per rimanere a Genova e per continuare a parlare di grandi teatri, è da segnalare la programmazione in streaming del Teatro Carlo Felice, che, come altri teatri italiani, trasmette on line la sua programmazione.

Ogni sera alle ore 20.00 un’occasione davvero ghiotta per tutti gli amanti della lirica e della musica classica con il repertorio migliore del grande teatro.

Prima della rappresentazione, interviste al direttore d’orchestra ed una piccola analisi dell’opera che si sta per vedere.

Un modo per approfondire le nostre conoscenze, per godere della buona musica, ammirando anche la bellezza architettonica del Carlo Felice, in attesa di poterci essere davvero di persona.

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