di Paola Tiriticco

Una figura maschile forte, sicura di sé e certamente egocentrica, i problemi nella relazione con questo capostipite ingombrante, soprattutto perché è considerato da tutti un genio, una tribù fatta di tanti figli, di diverse mogli e quindi di svariati fratellastri. 

Sembra un banale ritratto di una famiglia e dei complicati rapporti tra parenti, e certamente lo è, ma la differenza è che tutti questi signori di cognome si chiamano Rossellini e la figura maschile in questione è il grande regista Roberto Rossellini.

The Rossellinis è un documentario di Alessandro Rossellini, Roberto è suo nonno, presentato alla 35° edizione della Settimana Internazionale della critica di Venezia.

Il film si apre con i funerali solenni del grande regista e con figli e nipoti che seguono la bara un po’ attoniti e spersi, ed è già lì che cominciamo a conoscere questa grande famiglia allargata che durante la pellicola si metterà a nudo permettendoci di entrare nel loro intimo.

È il 6 giugno 1977: “Si chiamava Roberto Rossellini, era mio nonno. Dicono che fosse un regista rivoluzionario. Per il mondo era un genio.  Per noi, per la sua famiglia, era tutto un po’ più complicato.  Nonno ha lasciato al mondo intero i suoi capolavori, a noi invece un enorme patrimonio di conflitti.”

Scomparso il patriarca, ognuno deve cercare autonomamente la propria strada, deve fare i conti con fratellastri, cugini di diverse culture, lontananze, dipendenze e bisogno di denaro. 

L’occhio di Alessandro, solo un bambino nel 1977, indaga nelle vite dei familiari in modo sempre complice e amorevole, non nascondendo i problemi che ognuno di loro ha dovuto affrontare ma facendo emergere il grande affetto che li lega oltre, certamente, ai conflitti, alle invidie e alle sofferenze che una famiglia così particolare ha inflitto a ciascuno di loro.

Difficile trovare un equilibrio quando si è figli o nipoti di un genio, difficile trovare la propria strada, difficile accontentarsi della normalità quando si parte da una posizione così alta, così in vista.  Ci si aspetta che tutti gli appartenenti alla famiglia Rossellini siano dei geni, abbiano innato il dono della macchina da presa, siano creativi e rivoluzionari.  Ma così non è e il confronto è schiacciante, le aspettative deluse lasciano amarezza e insicurezza portando ognuno di loro a cercare e a trovare soluzioni non sempre lecite, come per l’autore del film, uscito da un lungo passato di tossicodipendenza e con una altalenante carriera di fotografo .

La famiglia di Roberto Rossellini è quanto di più anticonformista si possa immaginare, soprattutto se la riportiamo agli anni 50, quando i suoi amori hanno fatto scandalo, i divorzi e i matrimoni riempito intere  pagine di rotocalchi.

Tre mogli ufficiali (Marcella de Marchis, Ingrid Bergman e l’indiana Sonali Das Gupta) figli e nipoti, questa famiglia è confusionaria, multietnica e multiculturale, sparpagliata in tutto il mondo eppure affettuosamente partecipe. 

Ma Alessandro (figlio del primo figlio di Roberto, Renzo) pone molte domande e cerca anche molte risposte.  Vuole indagare su come è stata la vita degli altri parenti e se anche loro siano afflitti dalla malattia della famiglia, quella che lui chiama ironicamente la “Rossellinite”, che impedisce di realizzarsi e paralizza, perché quando si nasce in una famiglia così non puoi essere altro se non un genio.

Per condurre la sua indagine intervisterà tutti gli zii: Isabella, la grande protagonista, la più famosa, bella e affermata, e la sua gemella Isotta, timida, quella delle due meno affascinante, quella che non ha mai amato la ribalta, stimata professoressa universitaria negli Stati Uniti, una Rossellini che fatica persino a parlare davanti alla telecamera. Niente a che vedere con la famiglia di Isabella, tutti bellissimi, sua figlia, la nipotina, suo genero, persino il figlio adottivo, tutti modelli, newyorkesi, il fulcro stesso della famiglia. 

Altra storia quella di Robertino, Robin, figlio di Ingrid insieme alle gemelle, famoso protagonista delle cronache rosa e oggi ritratto nel suo rifugio svedese sull’isola comprata dalla Bergman per le vacanze.

Solo, nella splendida casa di fronte al mare, si gode la natura ben lontano dalla mondanità.

L’ultima figlia, Raffaella (avuta dalla moglie indiana) vive in Qatar e si è convertita all’Islam facendosi chiamare Nour.  

La fine del viaggio è per Alessandro anche la fine di una sorta di psicoterapia, l’occasione per dirsi cose mai dette prima, per riannodare i fili della memoria e dell’affetto, per capire che tutti hanno dovuto fare i conti con la grandezza, il genio, la sregolatezza e il narcisismo di Roberto, stimolo, modello e punto di riferimento come uomo, artista e soprattutto padre.

 

Condividi su: