di Maria Ester Campese

 

L’arte, oltre a trasmettere bellezza, ha anche talvolta il compito di saper “provocare”, suscitare sorpresa, stupore o innescare un dialogo con l’interlocutore. Lawrence Malstaf, artista contemporaneo Belga, nato a Bruges, sa suscitare esattamente tutte queste emozioni. 
La sua è un’arte che si colloca a cavallo della prestazione artistica e l’installazione. Tutto nasce fin da quando era bambino, e come altri, anche il giovane Lawrence resta incuriosito dai sacchetti di plastica trasparente. Con questa curiosità ed osservazione giocosa, mai sopita, è giunto all’età adulta quando ha realizzato il suo peculiare progetto artistico “Shrink” (riduci).

La sua è un’arte avanguardista che rompe gli schemi convenzionali espressivi, aprendo la porta ad una nuova interpretazione del binomio arte/tecnica. E’ stato lui infatti il primo ad utilizzare in arte, una nuova dimensione: quella “sospesa”.

Ma in cosa consiste la tecnica applicata da questo artista? E’ presto detto. Vengono sospese verticalmente, sorrette da sostegni, due placche di plastica trasparente, dentro cui viene posta una persona ed incluso un tubo. Il tubo, anch’esso di plastica consentirà alla persona di respirare ma anche di regolare il flusso d’aria. Viene dunque applicato il sottovuoto e la pressurizzazione, aspirando lentamente l’aria. Il soggetto resterà imprigionato nella plastica ma potrà in ogni momento, attraverso un movimento del tubo, invertire l’aspirazione e procedere con la depressurizzare. In ogni caso ci si potrà  muovere, adagio, tra le pieghe formatesi a seguito dell’aspirazione, potendo modificare la posizione assunta. In genere si parte da una postura raccolta, fetale, per giungere ad una più aperta, con le braccia allargate, assimilabile ad un crocifisso. Nel mezzo una serie di varie posizioni a volte curiose a volte suggestive. Forte il rimando simbolico all’evoluzione della vita, tra piccoli cambiamenti, difficoltà, in un lento percorso che avanza, con attimi di gioia, altri di sorpresa. Molto attuale anche il concetto che viene rappresentato, quello dell’isolamento dal resto del mondo, quanto mai attuale rispetto al contesto pandemico che viviamo.

Spesso non è nemmeno Malstaf, in prima persona, il soggetto della performance ma anzi volentieri coinvolge gli spettatori che divengono protagonisti e co-attori. Il risultato di queste esibizioni è spettacolare, di forte impatto visivo e molto coinvolgente.

Lawrence supera in modo intelligente il concetto tradizionale dell’arte e si ingegna abilmente anche in qualità di scenografo nel mondo della danza e del teatro.  Stimolante l’uso sapiente che fa delle tecnica e ciò che la vita moderna offre, ancor più perchè elevata  a forma comunicativa ed artistica. Interessante anche la scelta divulgativa, fatta non casualmente, che include incursioni nel fashion, mantenendo comunque integro il proprio stilema e libertà espressiva. La plastica dunque, materiale tanto demonizzato, che oggi ci sommerge e ci affligge, diventa in arte essenza positiva, trasparente, magnifico mezzo di comunicazione visiva.

L’artista, che espone da tempo a livello internazionale, ha ricevuto molteplici premi non solo nel campo dell’arte ma anche delle nuove tecnologie. I suoi progetti infatti coinvolgono interessanti aspetti di fisica che si concentrano sul movimento e sull’equilibrio tra caos ed ordine. Nei suoi spettacoli si partecipa ad un’esperienza onirica collettiva che estrapola momentaneamente gli spettatori dal mondo convulso. Il soggetto protagonista può inoltre esplorare se stesso, ascoltando il proprio respiro, apprezzando il mondo da una “finestra” che offre un punto di vista differente. Una sorta di piccolo dono che viene reso possibile attraverso l’arte del sottovuoto, applicata da questo artista decisamente non convenzionale.

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