“Desdemona è tornata. Non scriverete mai più la vostra storia sui nostri corpi” con Anna Maria Bruni al Teatro 7 Off

Teatro 7 Off - Roma

 

Martedi 21 Dicembre h 21

 

Spazio Libero aps presenta

per

IL FILO DI ARIANNA - seconda edizione

            “Desdemona è tornata. Non scriverete mai più la vostra storia sui nostri corpi”

 

Con: Federica Bacchiocchi, Silvia Casadei, Antonella Oliveri

 

Drammaturgia e regia

Anna Maria Bruni

II laboratorio teatrale che Spazio Libero aps tiene a Spazio Donna San Basilio è alla seconda edizione de “Il Filo di Arianna”: spettacoli, performance, incontri e costruzione di reti femministe sono i fili rossi con cui questa volta andiamo da San Basilio al Tufello, due quartieri della periferia urbana di Roma, intrecciando le relazioni fra i tanti spazi attivi in ogni campo, insieme ai centri antiviolenza, per moltiplicare l’incontro fra le donne.

Se la prima edizione nel 2020 si è svolta con successo nel quartiere di San Basilio coinvolgendo tante donne alla partecipazione, con questa seconda edizione ampliamo il progetto, in coerenza con le ragioni che lo hanno ideato: portare vita creativa attraverso la cultura e il lavoro artistico, creando al contempo una rete tra i luoghi al servizio delle donne nella periferia urbana. Una sinergia esponenziale per entrambi gli aspetti.

Vogliamo che il filo rosso che abbiamo tirato da Spazio Donna passi per il CAV di Via Titano, gestito ora dall’associazione casa delle donne Lucha y Siesta, per il Centro Donna L.I.S.A gestito dall’associazione Donne in Genere, insieme alle tante associazioni e ai tanti enti che hanno firmato il protocollo per il contrasto alla violenza di genere in III Municipio, per approdare alla Casa dei Diritti e delle Differenze Carla Zappelli Verbano, continuando a sedimentare occasioni di liberazione espressiva creando “una stanza tutta per noi”.

Un passo fondamentale per passare parola, conoscersi, informare attraverso la cultura e il teatro, perché le donne non si sentano più sole e da qui scelgano il percorso per essere libere, insieme.

L’apice di questa seconda edizione è lo spettacolo “Desdemona è tornata. Non scriverete mai più la vostra storia sui nostri corpi”, frutto anche quest’anno del lavoro di laboratorio a Spazio Donna, in particolare con due delle partecipanti. Lo spettacolo, in scena al Teatro 7 Off (Via Monte Senario 81a, quartiere Tufello) martedi 21 Dicembre alle 21 chiuderà l’edizione e insieme una settimana straordinaria di mobilitazione contro la violenza di genere. Ma vogliamo che apra nuove occasioni di incontro per veicolare la cultura femminista, nello specifico del nostro ruolo, attraverso il teatro.

 

Lo spettacolo

Attraverso il vissuto delle donne, la memoria storica delle generazioni che ci hanno preceduto, ricerche sulla cultura cattolica e musulmana in particolare attraverso incursioni nei testi di Assja Djebar il testo, è un percorso nella memoria per mettere a fuoco le radici profonde che ancora incatenano le donne al ricatto di una cultura che le vuole dominate.

Desdemona è il simbolo di un femminicidio, e nulla può cancellare un atto infame come questo, puro prodotto di un ego maschile malato, dove il confronto e la necessità di affermazione sono giocati nel rapporto fra uomini e la donna diventa l’oggetto - puro oggetto - della contesa.

Ma cosa potrebbe dire Desdemona di sé, se riavvolgesse il nastro della sua vita e tornasse a guardarsi con occhi liberati dal velo, reale o psicologico, che ancora impedisce alle donne di reagire?  Ho voluto puntare il dito e scavare proprio questo aspetto, oggi più che mai urgente. Qui in scena ci sono tre "Desdemona", non appunto perché sono tre donne uccise dal marito o fidanzato o partner come purtroppo avviene ancora quotidianamente, ma Desdemona come figura simbolica della giovane donna ancora piena di incanto, che scambia per amore, o devozione, o desiderio di assecondare, il cedimento del proprio spazio all’altro, convinta così di suggellare un’unione che diventa invece sacrificio di sé. Si tratti dell’amato, della famiglia, del contesto di riferimento. Quale muro, quale illusione, quale ordine interiore che la cultura patriarcale alza dentro l’anima delle donne nel momento in cui potrebbero spiccare il volo, inducendole a rientrare nell’ordine costituito, lasciandosi annullare. Uccise prima di essere uccise.

Sono giovani donne figlie degli stessi meccanismi micidiali di quella cultura, anche se apparentemente espressi in forme diverse. Tre amiche che ancora condividono una “stanza tutta per sé” con lo slancio e la spensieratezza di quegli anni, insieme alle pressioni dalla cultura dominante, che sia incarnata da un uomo, dalla religione (che sia cattolica o musulmana) ma anche dalle madri. E forse questo è persino, paradossalmente, quello che più mi preme, in questo spettacolo - in una catena che di generazione in generazione continua a condizionare le donne fino a scegliere “liberamente” la stessa prigione, annullando quella parte di sé piena di desideri, spinte e obiettivi di realizzazione in una vita piena, viva e libera.

Donne nemiche di altre donne, come diventano le tre protagoniste, corrotte dall’ordine imposto, incapaci persino di toccarsi nella stessa misura in cui sono state intime nella condivisione. Fino a sbeffeggiarsi, insultando nell’altra proprio ciò che ha ucciso la parte più autentica e istintiva di sé. Ma come ogni conflitto autentico proprio questo le porterà a scoprirsi e a scoperchiare la memoria che consentirà loro una nuova consapevolezza di sé, e dell’importanza di avere le altre accanto per ritrovarsi. Un processo di rinascita che dalla perdita ci restituisce a noi stesse, scoprendoci parte delle altre anche nei nomi che ci definiscono. Anna Maria Bruni