di Fabio Salvati

 

 

Jorge Luis Borges  -davano mostra di saperlo bene gli spettatori che hanno affollato il Teatro  Palladium– è stato il più grande scrittore argentino e lui incarna l’anima pensosa e dolente del Sud America come pochi altri, al netto di tentazioni surrealiste o magiche, come è capitato ad altri giganti della narrativa di quel continente.

Così l’evento “Sulle vie del tango (Il sogno di Borges)” –con un attore della statura e della generosità di Massimo Popoliziochiamato  alla lettura di alcuni passaggi dell’imponente narrativa di Borges-  non poteva che essere salutato come un’occasione speciale, regalata dall’Università di Roma 3 al pubblico romano. Evento che rientrava nel  Festival  Flautissimo 2019.

Insieme a Popolizio sulla scena  il sassofonista e clarinettista Javier Edgardo Girotto, in un’alternanza di sonorità destinate a creare un’atmosfera “adeguatamente” argentina all’allestimento.

Funzionali le luci che accompagnavano la performance, a evocare un transito ideale dalla polvere dei quartieri malfamati di Buenos Aires, al mare e ai labirinti, mentali e non, celebrati nei racconti, buona parte dei quali sono stati tratti dalla racconta Aleph, anche se si è colto un richiamo alla biblioteca infinita di Babele (quella composta di sale esagonali), appartenente alla raccolta Finzioni. La persistenza del richiamo labirintico, nella replica struggente della melodia del tango, diventa così metafora della infinita emblematicità dell’esistenza.

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