“Strada provinciale 33” e le regole non scritte della vita in provincia. All’Altrove Teatro Studio fino a domani.

La via per il purgatorio“. Così il paese la chiama, quella strada, e ora la vorrebbe cancellare. Per cancellare definitivamente un fatto, un episodio. Oggetto di leggenda e chiacchiericcio.
Cancellare per sempre quella Strada Provinciale 33, dalla storia di una piccola comunità arroccata tra le colline del Centro Italia. Cancellarla significherebbe però isolare ancor di più un microcosmo già sedimentato e uguale a sè stesso da sempre. La nuova generazione, quella dei giovani che si fanno adulti, ha la chiave del proprio futuro e di quello del paese: si può rimanere, si può partire, si può partire e poi ritornare. Per chi allarga gli orizzonti, ovviamente, diventa impossibile accettare di nuovo i clichè, le rigidità e i non detti. Fenomenologia consueta, nella vita di paese.


“Strada provinciale 33” è soggetto e titolo di questo interessante spettacolo in cartellone fino a domani 16 ottobre all’Altrove Teatro Studio di Roma. Produzione Kora Teatro, Compagnia Carl e Altri – Under35 dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Il testo di Giulia Bartolini, che è anche regista della pièce, corre su un doppio binario: da una parte si indagano le dinamiche sociali – insidiose, ripetitive, anche perfide – che caratterizzano i piccoli centri rurali, dall’altra la lente approfondisce i rapporti tra tre sorelle, di età diverse e che hanno compiuto scelte di vita diverse. Messe brutalmente di fronte allo specchio, e di fronte ad un frangente che ha tanto destabilizzato il paese da indurre alla sua cancellazione dalla memoria. Tutti in paese vogliono tornare alla normalità, alle abitudini, al confort delle piccole certezze.

Si mischiano commedia e malinconia, realismo e toni grotteschi. Sul palco la scena è vuota, le luci descrivono chiari e scuri. Il resto è azione e voce delle tre protagoniste: Giulia Trippetta, Grazia Capraro e Francesca Astrei. Che incantano per intensità, preparazione, complicità. Le loro vite hanno pochi punti di contatto, e non solo per motivi anagrafici. Ma il legame di sangue e con le radici è forte, casa è una e quella rimane. Ascolto, conformismo, coraggio, emancipazione, libertà di pensiero, paura, personalità, scheletri nell’armadio, il bene e il male: i dialoghi fissano sulla quarta parete tante tonalità di colore.
E invece rimane nel limbo del “si dice” l’oggetto concreto della reunion familiare: chi ha visto cosa e cosa ha visto, quel giorno di 11 anni prima, e poi il referendum per decidere le sorti della strada, le pressioni dei gruppi di potere locali, la voglia dei residenti di vivere in tranquillità, senza stravolgimenti. Il paese vuole preservare il proprio equilibrio, giusto o sbagliato che sia. E a chi non sta bene, l’unica via d’uscita offerta è di preparare la valigia e partire.

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