di Tonino Pinto*

 

 

La foto della donna armena di 106 anni con il mitra in mano ha fatto il giro del mondo. Quella foto fa parte del patrimonio di immagini del fotografo Armineh Jhoannes, quella foto come tante altre hanno raccontato attraverso le donne la storia. Quella foto scattata nel 1990 nel villaggio di Dagh vicino alla città di Goris nel sud dell’Armenia, teatro di storici conflitti armati intorno alla vicina Nagorno Karabakh, racconta il territorio dell’Azerbijan rivendicato dall’Armenia e descrive la coraggiosa vita di quella donna disperata che protegge  la sua piccola casa, ma ci dà anche lo spunto per un viaggio attraverso le donne che  con il coraggio e l’ impegno hanno scritto la storia del cinema nel secolo scorso anche, come per esempio nella Hollywood dagli anni trenta fino agli anni settanta, la vita straordinaria di Joan Crawford. Joan Crawford è stata la regina incontrastata insieme alla rivale Bette Davis, con i suoi film, fra i conflitti della sua vita privata e il globale successo sugli schermi, riempiendo le casse dell’industria cinematografica americana di milioni di dollari.  Più di ottanta film all’attivo fra i quali capolavori come “Johnny Guitar”, Grand’Hotel”, “Donne in cerca d’amore” di Negulesco”, La grande fiamma” di Jules Dassin, ”I dannati non piangono” di Vincent Sherman , ”Romanzo di Mildred” che nel 1945 gli fece vincere un Oscar,  ma soprattutto  “Che fine ha fatto Baby Jane”, capolavoro del regista Robert Aldrich che al fianco di Joan Crawford  volle la rivale Bette Davis. Un dramma psicologico in quella Hollywood della fine degli anni cinquanta che trasmette grazie alla magistrale interpretazione delle due attrici, i riflessi nascosti delle nostre paure, come quella di invecchiare in solitudine e perdere per un’attrice o un attore il successo conquistato. Il film di Aldrich che conquistò pubblico e critica in tutto il mondo, racconta infatti la storia di due sorelle che si detestano e si invidiano per il passato di entrambe sullo schermo e sul palcoscenico. Jane, a cui da par suo Bette Davis truccata da vecchia che da bambina prodigio è stata la star del varietà, l’altra un’immensa Joan Crawford nel ruolo di Blanche, diventata celebre nel cinema solo da adulta, stroncata da un’incidente e costretta alla mercé della sorella su una sedia a rotelle.

Un film che costringe lo spettatore a rimanere incollato sulla poltrona dall’inizio alla fine.  Il successo è stato tale che il soggetto tratto dal testo di Jean Marboeuf è stata più’ volte adattato anche per il teatro, l’ultima volta la scorsa stagione grazie a due attori bravissimi come Gianni De Feo e Riccardo Castagnari nello spettacolo dal titolo “Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?” recensita da Andrea Cavazzini su Quarta Parete. Nel 2003 il film è stato inserito tra i cinquanta film indimenticabili della storia del cinema e L’American Film Institute ha inserito Joan Crawford al decimo posto tra le più’ grandi star della storia del cinema, ma a ricevere la nomination all’Oscar per il film fu Bette Davis che doveva lottare però con candidate come Katharine Hepburn, Lee Remick, Gerardine Page e Anne Bancroft. Quella sera nel teatro ad Hollywood c’era tutto il gotha del cinema ma a sorpresa nel back-stage c’era anche nascosta Joan Crawford che saputo che Anne Bancroft non sarebbe venuta alla cerimonia ottenne da lei il permesso di ritirare a suo nome la preziosa statuetta che naturalmente vinse la Bancroft ,mentre Bette Davis delusa e amareggiata sedeva in platea; e pensare che fu proprio la  Crawford che suggerì  ad Aldrich di scritturare Bette Davis. Una diva potente, estremamente capace, anche come industriale del cinema, Joan Crawford conquistò anche il potentissimo padrone della Warner Bros, Jack Warner che dava a lei i migliori copioni. Una carriera colma di film e di denaro, tanto denaro, Joan Crawford ha recitato  con Van Heflin in “Anime in delirio” per il quale ricevette la seconda nomination all’Oscar e nel film “L’amante immortale” diretto da Otto Preminger nel 1947, ha voluto ed ottenuto due  star importanti dell’epoca come Henry Fonda e Dana Andrews. Dopo il film “Perdono” prodotto sempre da Jack Warner, Joan Crawford chiese ed ottenne lo scioglimento del contratto che la legava alla Warner, lavorando come attrice indipendente attraverso la potente RKO del miliardario Howard Hughes ottenendo grande successo con il film “So che mi ucciderai” e un’altra nomination all’Oscar.

Una carriera straordinaria a cui corrispondeva però una vita personale complicata come i suoi matrimoni fra i quali quello con Douglas Fairbanks, figlio del potentissimo attore e soprattutto i contrasti con la figlia, la più grande dei quattro, due dei quali adottati, un contrasto così violento che finì anche sulle cronache dell’epoca. Contrasti ed affetti vacillanti così come l’inizio della sua gioventù macchiata dallo stupro del patrigno e dall’inizio giovanissima di una carriera iniziata come girl in locali commerciali e come ballerina.  Esperienze negative che però’ hanno forgiato una vita artistica di primo piano. Nel 1964, Robert Aldrich lo stesso regista di “Che fine ha fatto Baby Jane”, riscrittura’ sia la Crawford che Bette Davis per il film “Piano piano dolce Carlotta” e si racconta ancora oggi fra le storie della grande vecchia Hollywood, che Bette Davis accettò di farlo ottenendo per tutelarsi di essere qualificata anche come produttore esecutivo. La Crawford ci rimase male soprattutto, così dicono i maligni, quando scoprì che un suo monologo era stato tagliato; se la prese così tanto da darsi malata e sostituita sul set da Olivia De Havilland. L’ultima apparizione pubblica di Joan Crawford avvenne il 23 settembre del 1974 durante una festa in onore di una delle sue amiche più care Rosalind Russell. I problemi con l’alcol nell’ottobre dello stesso anno le causarono’ uno svenimento, un’incidente sembra che la fece smettere di bere e l’otto maggio del 1977 dopo aver regalato la sua bellissima Lotus Blossom, morì nel suo appartamento di New York. Le impronte delle mani e dei piedi di Joan Crawford, regina incontrastata di un cinema che non c’è ’più sono immortalate per turisti ed i curiosi del cinema nello spiazzo dedicato ai grandi dello schermo di tutte le epoche in Hollywood Boolevard. proprio davanti al celebre teatro cinese. La rivista Playboy ha inserito nella sua classifica, Joan Crawford fra le cento donne più sexy ed importanti del ventesimo secolo.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume

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