di Erica Bagatella

 

Dal 25 al 27 ottobre al Teatro Belli è andato in scena Stitching di Anthony Neilson, regia di Alessandro Federico, con Valentina Virando e lo stesso Alessandro Federico.

Stitching non è un’opera per tutti, un dramma cupo ed emotivamente estenuante su una giovane coppia problematica che scopre di aspettare un bambino. Né Abby né Stu, i due protagonisti, sembrano essere pronti a diventare genitori ma nessuno dei due è pronto ad accettare le conseguenze delle altre opzioni possibili. Lo spettacolo cuce (stitch) delicati schemi psicologici e discorsi sull’amore, sui ricordi, sulla felicità per poi stracciare il tessuto narrativo con momenti di violenza ed erotismo.

Gli attori Valentina Virando e lo stesso Alessandro Federico hanno dato un’interpretazione davvero convincente di questi due personaggi estremamente problematici, interpretazioni quasi cinematografiche, facilitate dall’intimità del teatro Belli. Intimità dentro la quale entriamo fin da subito, quando le luci sono ancora accese e si cerca il proprio posto nella sala. Abby e Stu sono già sul palco, che ridono, scherzano, mettono musica, fanno l’amore sotto le coperte, sorseggiano vino e si fanno shottini di whisky. La messa in scena inizia quando ancora glie spettatori non si sono seduti al loro posto. Il pubblico si guarda intorno, curioso, fa qualche foto perché in fondo, quando capita di avere gli attori in scena quando le luci sono ancora accese? Quando ti capita di poter immortalare l’immagine di una performance, seppur breve, prima che arrivi il buio della sala con il contratto implicito di riservatezza che porta con sé? 

Le luci hanno un ruolo fondamentale nella messa in scena, distinguono i diversi ambienti della casa e la loro presenza o assenza aiuta a distinguere i flashback (o i flashforward). Infatti, la storia non segue un andamento lineare ma sfarfalla tra il momento della decisione della coppia e il momento in cui, alcuni anni dopo, si incontrano solo per fingere di essere una prostituta e un cliente che si abbandonano a fantasie violente. Lo spettacolo evoca un senso di colpa terribile per un errore irrimediabile e dal quale non si può tornare indietro, angoscia e paura di persone intrappolate in una cultura pornografica che si fanno del male a vicenda per affogare l’agonia dei propri sentimenti.

Verso la fine di questo dramma, Neilson comincia a riempire i vuoti della storia facendo capire la straziante verità al pubblico; c’è un senso di perdita totale, sconfitta e impotenza. Tutto questo è rappresentato con una chiarezza impressionante, e una meravigliosa, fluente energia teatrale, nella messa in scena di Alessandro Federico, che presenta due interpretazioni splendidamente intonate.

La regia fresca, l’interpretazione commovente e la scelta della musica la rendono una messa in scena adatta a un pubblico più giovane, perfetta per riavvicinare i giovani al teatro. Stitching è una storia che parla direttamente ai millennials, i giovani adulti che si trovano spaesati in un mondo che non è pensato per loro, fanno fatica a trovare lavoro, la stabilità economica è un’utopia, le relazioni amorose sono burrascose e disfunzionali. Neilson tocca temi attuali, spesso andando sopra le righe con un linguaggio acceso e scene molto forti, ma proprio per questo funziona per un pubblico giovane, un pubblico anestetizzato alla violenza, al sesso e alla blasfemia. Mai noioso e sempre accattivante, lo spettacolo offre diversi momenti di umorismo che vengono eclissati dalla carica emotiva, spesso così intensa che il pubblico si sente quasi a disagio per aver riso alla battuta precedente.

Coloro che sono contrari al turpiloquio, alla masturbazione simulata, ai sex toys e alle scene di sesso sono invitati a pensarci due volte prima di comprare i biglietti. Chi invece vuole vivere un rollercoaster di emozioni e vuole farsi trasportare all’interno di una burrascosa storia d’amore, ha trovato lo spettacolo che fa al caso suo.

Stitching approfondisce l’animo umano chiedendoci fin dove siamo disposti a spingerci per cercare di ricucire qualcosa che non può più essere aggiustato. Cos’è l’amore e cosa è giusto fare in nome di esso?

Alla fine dei conti la brillante commedia di Neilson è inquietante, attuale e tristemente divertente.

 

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