Sting, un concerto tra umanità e solidarietà

Il cantautore britannico in concerto dai detenuti con lo strumento costruito con i resti delle “barche della speranza”. La solidarietà fa miracoli.

Sting con i ragazzi del carcere di Secondigliano

Due persone straordinarie, Sting e Don Antonio Loffredo, umile parroco del quartiere Sanità a Napoli, due mondi agli opposti. La star britannica e il pastore di frontiera, si incontrano a cena nella villa in Toscana del cantante e la magia inizia. Don Antonio strappa una promessa a Sting: suonerà in un carcere.

In questo magic progect c’è un solo motore, dare la speranza a chi vive il mondo da un posto che di magico non ha proprio niente. É utile un inciso: Don Antonio è il socio fondatore della Fondazione San Gennaro che è nata dall’ascolto di chi vive le peggiori difficoltà e si è posta l’obiettivo di supportare le persone. Questa iniziativa è nata dalla cooperazione con la Direttrice del carcere di Secondigliano Giulia Russo e la Casa Fondazione dello Spirito e delle Arti di Mondadori, che si occupa di formazione nelle carceri, progetto nato all’interno dell’istituto penitenziario milanese poi esteso a quelli del sud. Ciò che emerge è il quadro di un’Italia che collabora in modo intelligente per uscire dalla violenza.

L’obiettivo posto è quello di formare i liutai, e il materiale primo per la realizzazione viene da storie di speranze. Si tratta di chitarre molto particolari, perché realizzate con il legno recuperato dai barconi naufragati nelle acque del mare di Lampedusa. Dopo quell’incontro tra Sting e Don Loffredo si mette in moto la macchina mediatica non senza difficoltà organizzative, l’evento rimane riservatissimo fino all’ultima stretta di mani tra tutte le persone coinvolte.

Sting si esibisce nel carcere di Secondigliano davanti a 120 detenuti e gira il mini live che farà parte del suo nuovo lavoro “Posso entrare? An ode to Naples” (Posso entrare? un inno a Napoli). Per l’occasione solidale il 71 enne artista ha portato una nuova versione della sua hit del 1998 “Fragile”, che poi è uno dei suoi pezzi più celebri, dedicato al giovane ingegnere civile americano Ben Linder, ucciso dai contras in Nicaragua perché stava lavorando ad un progetto idroelettrico. La sua canzone cult è stata per l’occasione riarrangiata con chitarra e quartetto d’archi, suonati da giovani musicisti.

Sting con il giovane quartetto d’archi

Sting viene poi omaggiato di quello che si potrebbe definire il segno concreto del miracolo, una chitarra, anzi la chitarra del riscatto. Il cantante si è poi espresso dicendo: “Sono grato a Padre Antonio per averci fatto conoscere l’opera e il team di Arnoldo Mosca Mondadori. Credo che gli strumenti creati dalla fondazione siano una meravigliosa trasformazione del dolore di tanti, rappresentano la bellezza e la dignità insita in tutti gli esseri umani”.

Sting, arrivato a Napoli con la moglie Trudie Styler, intorno a mezzogiorno dopo le prove, ha pranzato nel carcere servito a tavola dai detenuti, con i quali ha vissuto un momento di convivialità semplice e dove l’apprendimento trasformativo del cibo consente di rielaborare la propria esistenza.

Il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello ha ringraziato la Casa dello spirito delle arti, per aver favorito esperienze di inclusione sociale come questa e ha abbracciato l’amico Don Loffredo per aver portato, in una realtà difficile come quella del “Pasquale Mandato”, altra bellezza e armonia. Gordon Matthew Thomas Sumner, in arte Sting, si è fatto coinvolgere dal clamore e dalla genuinitá dei detenuti, intrattenendosi anche con alcuni degli agenti in servizio presso la struttura penitenziaria.

Il cantautore e la moglie non hanno mai nascosto il loro amore per l’Italia, né la passione per Napoli. In una recente intervista lui ha affermato: “Napoli è una città vera, densa di umanità, unica e non replicabile”. Una vera e propria dichiarazione d’amore per la città e il popolo partenopeo, omaggiato anche attraverso uno scatto della coppia con la maglia del rapper Clementino con su scritto “Spakk ‘e vetrine”, frase di una sua celebre canzone.

L’avventura umanitaria e umana dell’autore di Englishman in New York, si è conclusa con una foto nella sua camera d’albergo in cui viene ritratto di spalle mentre accarezza quella chitarra, realizzata da tre detenuti dell’Alta Sicurezza, che hanno trasformando il loro dolore in uno strumento che suona note di speranza. In questo scatto, lo sfondo della città più bella del mondo sembra giocare un effetto non solo prospettico di incasso della figura ma appare essere una proiezione di un’opera narrativa che ha ancora tanto da raccontare.

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