Riceviamo da Stefania Brigazzi e pubblichiamo volentieri.

 

Cosa avviene esattamente nei lunghi e pericolosi percorsi migratori? Da quali paesi vengono, quali attraversano, chi incontrano e quanto pagano, anche in termini di paure, violenze e perdite umane i migranti per essere portati in Europa, giocandosi l’ultima chance di una vita che l’essere umano non riesce più a sostenere?

Lo spettacolo Sommerse e Salvate, scritto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca, citando nel titolo l’opera illuminante di Primo Levi su cosa avveniva nei lager nazisti, ha raccolto e portato in scena al Teatro del Lido le testimonianze reali, raccolte da un’indagine della Fondazione Pangea Onlus, di donne che sono sopravvissute alle tragedie dei viaggi che avvengono sotto gli occhi di un assuefatto mondo occidentale e culminanti spesso nei naufragi nel Mar Mediterraneo.

Dai dolorosi racconti portati in scena con generosità di particolari e viva partecipazione dalle attrici, anche dando voce e movimento a burattini, il pubblico comprende le diversità delle motivazioni che spingono le migranti a partire, ed ha l’occasione di attraversare l’anima più profonda di paesi, per lo più africani, di cui si sa sempre troppo poco.

Sono storie di ragazze spesso in pericolo di vita, vendute, ingannate, ricattate, sottomesse psicologicamente e culturalmente, accomunate tutte dal Mistero delle Donne, una forza, ma anche un senso di colpa per essere nate donne da cui è difficile liberarsi e che lo spettacolo ci viene a svelare. Emblematica la storia della mamma eritrea che nel viaggio perde, ritrova e riperde il suo bambino piccolo; nel suo lungo velo ci ricorda una sofferente Madonna, una Pietà, davanti alla quale viene da inginocchiarsi e pregare.

Sergio Maria Minelli e Anna Maria Porcelli hanno curato la mutevole scenografia che si trasforma in teatro delle ombre, in prigione, in teatro dei burattini, in mappa geografica, in grande gioco dell’oca internazionale. I migranti infatti non sono che burattini o pedine di un gioco di interessi economici in cui c’è chi perde, chi muore o chi torna al via, e solo pochi arrivano alla salvezza, alla meta: lo status di rifugiato.  

Per le donne l’arrivo in Europa potrebbe essere un’occasione di riscatto da culture retrograde, ed invece esse continuano ad essere ancora manovrate dagli uomini di organizzazioni criminali che le mantengono in schiavitù pretendendo il pagamento degli ingenti debiti (fino a decine di migliaia di euro) accumulati nelle diverse tappe del rocambolesco lunghissimo viaggio che noi faremmo comodamente pagando un biglietto aereo.

Abituate alla violenza di genere da quando sono piccole (le mutilazioni genitali femminili sono praticate in molti paesi da cui provengono), le migranti possono incontrare uno sguardo comprensivo, un ascolto attento ed una mano tesa (rappresentata nella locandina dello spettacolo) dalle donne dei centri di accoglienza che, come in questo spettacolo, passano il testimone.

L’occidente, che ha anche vissuto e continua a vivere talvolta le violenze di genere, non può rimanere insensibile. Lo spirito di sorellanza permea tutto lo spettacolo, è il filo che lega le vere protagoniste alle voci e agli sguardi che le attrici potentemente rendono al pubblico, che ci auguriamo assista numeroso ad una così accurata operazione di teatro sociale.

SOMMERSE E SALVATE di e con Chiara Casarico e Tiziana  Scrocca , Scene Sergio Maria Minelli Anna Maria Porcelli,  Audio e grafica Artigiani Digitali

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