Il ritorno di Sam Raimi e del suo cinema folle
Linda Liddle potrebbe essere la collega perfetta. La collaboratrice perfetta. La stratega migliore da avere nel proprio team di lavoro. Ma non è bella da guardare, non è piacevole da ascoltare a lungo, e allora, nonostante il talento, è da confinare in un angolo lontano dell’ufficio. Quando il suo nuovo capo Bradley Preston inizia a schivarla come una malattia infettiva, non può far altro che provare incessantemente la sua bravura. Un viaggio costerà caro a entrambi, e incastrati su un’isola deserta lontani da tutto, dovranno capire come convivere, sopravvivere e ritrovare (o perdere) sé stessi.

E in questa apparentemente semplice narrazione si snoda Send Help, presentato in anteprima nazionale il 23 gennaio a Milano, e in uscita nelle sale italiane il 29 gennaio. Sam Raimi firma un ritorno al virtuosismo che ha reso iconico il suo cinema, ma lavorando questa volta sulla compressione, sottraendo spazio e movimento. Dopo anni passati a navigare tra blockbuster e cinema su commissione, il regista di La casa e Spider-Man 2 sembra percorrere un terreno più intimo, dove tensione e messa in scena contano più dello spettacolo puro. Il film si muove all’interno di una struttura quasi minimale, ma è proprio in questa essenzialità che Raimi mostra la sua mano più sicura. Send Help è costruito come un esercizio distillato: personaggi messi alle strette, uno spazio ostile e verdissimo, rigoglioso (al contrario dei protagonisti), e una regia che lavora sul tempo e sull’attesa più che sul colpo a effetto (anche se di “colpi” ve ne sono eccome). È un cinema che non ha fretta di spiegarsi, e che chiede allo spettatore di rimanere dentro il disagio, assaporarlo, testarlo – e testarsi – in continuazione, lasciandosi sorprendere.
La gestione del rapporto tra i personaggi e i due magistrali attori protagonisti (Rachel McAdams e Dylan O’Brien) diventa il vero motore del film. Raimi ci porta ad osservare come la pressione modifichi i legami, faccia emergere fragilità, egoismi e momenti di inattesa solidarietà. La situazione estrema è quindi solo il pretesto per narrare il tragico e tesissimo confronto umano. Così il film costruisce una parabola rovesciata, in cui il percorso non conduce all’umiltà, ma a una progressiva perdita di empatia. I protagonisti non imparano davvero qualcosa, non si redimono, si irrigidiscono: il loro non è un viaggio dell’eroe, ma un percorso regressivo, dal quale viene totalmente smontato il mito della “crescita personale”. Il potere di un film di questo genere culmina quando riesce a rendere le persone belle e perfette miserabili, orripilanti e ricoperte dei peggiori liquidi che la terra, gli animali o l’essere umano possano emettere.
Nulla è bello in Send Help, nulla di umano o animale deve esserlo. Solo la natura esprime al massimo sé stessa nella sua bellezza e nel suo essere pura e incontaminata. Al contrario di essa, l’uomo esprime il peggio di sé. Fauna e umanità hanno il dovere di risultare ripugnanti e quasi distanti, “irreali”, per porre una barriera tra “noi” e “loro”.

In realtà, i giochi di potere, le ostilità e i piccoli gesti quotidiani di spassionata cattiveria ci avvicinano e accomunano all’universo di Raimi più di quanto immaginiamo.
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Send Help – Regia: Sam Raimi – Soggetto e Sceneggiatura: Damian Shannon, Mark Swift – Con: Rachel McAdams, Dylan O’Brien, Dennis Haysbert – Musiche: Danny Elfman – Scenografia: Ian Gracie – Costumi: Anna Cahill – Produttore Sam Raimi, Zainab Azizi – Genere: Horror, thriller, commedia. . Durata: 113 minuti. Distribuzione:The Walt Disney Company Italia – Dal 29 gennaio 2026 in tutte le sale





