di Tonino Pinto*

 

 

La incontrai a luglio in piena estate in un noto albergo di Amalfi, lontano dagli affollati e glaciali junket internazionali organizzati dalle Major dei film per intervistare gli attori protagonisti degli stessi come mi è capitato spesso di fare per lei.

 Meryl Streep tre Oscar come migliore attrice e ben 21 nomination protagonista sullo schermo di film memorabili, ospite d’onore del Festival del Cinema di ragazzi di Giffoni Valle Piana che le avrebbe attribuito dopo Robert De Niro, Nicolas Cage, Richard Gere, Oliver Stone, Dino De Laurentiis, i  Nobel Lech Walesa e Michail Gorbaciov, la prestigiosa targa Truffaut alla carriera.  Elegante solare allegra e felice soprattutto felice, aveva scoperto che nell’albergo che la ospitava avevano girato un film e avevano soprattutto dormito in quell’albergo anche Roberto Rossellini, Anna Magnani e nientedimeno che Federico Fellini. “Ho visto in due giorni” mi disse odorando un limone “ho visto in due giorni Positano, Ravello, Maiori, Cetara. “Che meraviglia!” Ho comprato perfino le ceramiche a Vietri” . E mi confidò che proprio ad Amalfi aveva anche ricominciato le lezioni di canto, immaginai certamente per un film.

Meryl Streep conosciuta in tutto il mondo come una delle maggiori star di Hollywood, ha conquistato nella sua lunga carriera tre Oscar come dicevamo: uno per “Kramer contro Kramer”, un altro per “La scelta di Sophie” e il terzo per la straordinaria interpretazione nei panni di Margaret Thatcher in “The Iron Lady”. Il giorno dopo arrivò subito accolta nella avveniristica cittadella del cinema allora ancora in costruzione da migliaia di giovanissimi giurati è da un’affollata conferenza stampa che avevo il piacere di condurre. E le chiesi: “Non sapevo che amasse tanto il canto”, anche per stemperare un po’ l’inizio informale di quella conferenza stampa e lei mi rispose: “ Il canto è stata sempre la mia passione, ho cantato all’inizio della mia carriera anche il musical a Broadway e ho cantato anche nel cinema le canzoni degli ABBA in “Mamma mia” e canterò ancora nel film “Radio America”, che pure ha fatto,  la vera storia ambientata in America negli anni ‘50 di una popolarissima trasmissione radiofonica in cui  i protagonisti erano stati dei grandi cantanti di musica country.

 

 

Insomma le telecamere delle televisioni non staccavano un minuto, non perdevano una sola battuta di quella conferenza stampa informale quasi casalinga indubbiamente assai lontana da quelle paludate di Cannes, di Venezia di Berlino e con Meryl Streep simpatica, cordiale, disponibile e sorridente quella conferenza diventò veramente una festa. Con i giornalisti accreditati a riempire la sala del vecchio convento restaurato, c’erano anche tanti giovani giurati e la signora Streep elegante nel suo tailleur di lino bianco parlò di tutto, come si fa con gli amici magari su una terrazza che guarda il mare. Parlò dell’amore  per i figli, per l’amore per suo marito,  per la passione per il cinema soprattutto per il cinema al femminile, parlò della sua voglia di mettersi sempre in gioco accettando di fare non solo film d’autore ma anche il film popolari, scelte che poi in effetti l’hanno premiata come i ponti di Madison County in cui recitò nelle vesti di una casalinga che vive una bellissima  e inattesa storia d’amore se non  l’avete visto questo film andato a vedere “Julie &  Julia” dove interpreta l’autrice di un famoso libro di cucina o “Il diavolo veste Prada” in cui è quasi irriconoscibile nei panni di una schizofrenica direttrice di una rivista di moda o la delicata storia d’amore e di vita che la vide protagonista insieme a Robert Redford  nel film “La mia Africa”, diretto da Sydney Pollack.

 “Com’eri da bambina?” gli chiede una ragazzina, una delle piccole giurate.” “Ero brutta e con la bocca grande ma mia madre mi diceva ricordati Meryl che nella vita puoi fare quello che vuoi ne hai le capacità”. E studiai per diventare attrice, a 6 anni già lo facevo usavo i miei fratellini come comparse e io facevo la parte della Madonna e usavo la mia bambola come Gesù appena nato”. Gli chiedo: “Che impressione ti fa Meryl questo festival del cinema dedicato ai giovani?”.  “É fantastico!”  “Ad Hollywood è molto popolare.  Ad Hollywood si sono fatte addirittura delle cover del Giffoni ragazzi con Willy Smith”.  “Aveva ragione il grande regista francese Truffaut, il primo grande regista che visitò il Giffoni al suo debutto. Se non c’era disse, bisognava inventarlo”. La festa conferenza stampa volgeva al termine, le telecamere spensero le luci, i giornalisti ed i giurati e piccoli girati cominciarono a uscire fermandosi all’ingresso per gli eventuali autografi di rito, quando spinto dall’incoscienza ma anche dalla voglia di non liberarla, di non finire quell’incontro. gli chiesi a bruciapelo: “Signora Streep, lei ama tanto la musica, credo che ami anche le melodie napoletane, ma perché non c’è la canta con quella sua bella voce “O sole mio”. Le telecamere riaccesero le luci, tutti tornarono indietro in un religioso irreale magico silenzio, fu solo un attimo, Un secondo in cui non volava una mosca.  Allora come nel finale di un film lei sorridendo si alzò e cantò, si cantò con una voce stupenda “O sole mio.  E quella conferenza stampa più festa che altro diventò indimenticabile e i giornali il giorno dopo secondo voi come titolavano, all’unisono: Meryl Streep per la gioia dei piccoli di Giffoni canta “O sole mio”

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

 

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