Questo è il primo intento di Segan nel film The Only Living Pickpocket in New York, presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Il 14 ottobre arriva alla Festa del Cinema di Roma The Only Living Pickpocket in New York, nuovo film scritto e diretto da Noah Segan, presentato in anteprima al Sundance e poi alla Berlinale. Un cast di grande livello guidato da John Turturro, che interpreta Harry, il protagonista. Con lui Giancarlo Esposito, nel ruolo del detective Warren, ormai amico del ladro; Will Price, nei panni di Dylan, l’apparente antagonista; e Steve Buscemi, nel ruolo di Ben, una delle spalle di Harry. Nel cast anche Tatiana Maslany, Jamie Lee Curtis e Karina Arroyave. La fotografia è di Sam Levy, il montaggio di Hilda Rasula e le musiche di Gary Lionelli. I produttori esecutivi sono Rian Johnson, Ram Bergman e Johnny Holland.

Che cosa resta di un piccolo gangster solitario quando si scontra con il mondo digitale? Un uomo che ha costruito la propria attività come un’arte, affinando sensi e tecniche per sfilare bracciali da impegnare e portafogli da svuotare: che cosa accade se ora il portafoglio lo trova già vuoto, perché lo stipendio della vittima si trova in uno spazio immateriale, sconosciuto al ladro? Sono gli interrogativi che muovono la pellicola e la vita del protagonista, che si aggira con il suo vecchio cappotto di tweed in una New York in cui vive da sempre, ma che non riconosce e in cui si perde.
Non è certo la prima pellicola nella storia del cinema in cui, per entrare nella vicenda, è inevitabile provare empatia per il delinquente di turno, che compie azioni disdicevoli per sopravvivere e mantenere la propria famiglia, perché questo gli ha insegnato la vita. Il film ci prova, ma in modo problematico e poco riuscito: è vero che Harry deve provvedere alla moglie malata e fa del suo meglio per farla stare bene, ma parliamo pur sempre di una persona che ha costruito minuziosamente la propria carriera sul furto di portafogli e che, con le competenze acquisite, potrebbe benissimo trovare un’attività che non danneggi gli altri. Inoltre, poiché il background di Harry viene illustrato solo in modo molto vago, è impossibile capire perché conduca una vita del genere, e la risposta resta affidata alle ipotesi dello spettatore. La vicenda si trasforma in qualche modo in una resa dei conti, perché Harry si trova a fronteggiare un pesce più grosso di lui e a soccombere; eppure fotografia e sceneggiatura continuano a presentarlo come la povera vittima di una grande famiglia mafiosa, un male maggiore di lui, ma questo non rende comunque possibile provare empatia. Una critica alla sua attività arriva dal dialogo con la figlia, che però compare in modo casuale e senza un vero collegamento con il resto della storia.
Casuale, come molti altri aspetti della drammaturgia scelta dal film: il dialogo con la figlia non è l’unico scambio introspettivo tra Harry e l’interlocutore di turno a risultare privo di un senso apparente, dai confronti con il detective Warren a quello finale con la gangster. Per non parlare del finale che, esattamente come la storia di Harry, rimane tanto vago, troppo vago: anche i possibili epiloghi immaginati dallo spettatore mancano comunque di senso e di continuità con la vicenda appena conclusa..
Visivamente The Only Living Pickpocket in New York è davvero piacevole, a partire dalla fotografia che insiste con forza sulla città: lo skyline contrapposto al Bronx, le inquadrature spesso immobili per diversi secondi, il filtro grigio come il cappotto di Harry. Nella scelta di cosa inquadrare si coglie un accenno ai gangster movies ambientati a New York, mentre la palette dona alle immagini una patina del colore del cappotto del protagonista, come se il filtro attraverso cui vediamo la città in movimento fosse quello con cui la vede lui. Particolarmente suggestiva l’inquadratura sullo skyline finale. Nota di merito anche per l’interpretazione del cast, con un’unica perplessità su Will Price, che nasce forse più da una scrittura del personaggio leggermente confusa che dalla prova dell’attore.

Insomma, un film che lascia molto spazio all’immaginazione degli spettatori, forse troppo. La cornice visiva è splendida e racconta una storia che, pur costellata da momenti drammatici di grande intensità emotiva, non chiarisce mai fino in fondo dove voglia andare a parare. Il risultato è un’opera che affascina per atmosfera e interpretazioni, ma lascia più dubbi che certezze: chi cerca una risposta alle scelte di Harry rischia di uscire dalla sala con la sensazione di aver assistito a una piccola parte del racconto.
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The Only Living Pickpocket in New York — un film di Noah Segan, sceneggiatura di Noah Segan – con John Turturro, Giancarlo Esposito, Will Price, Steve Buscemi, Tatiana Maslany – fotografia: Sam Levy – montaggio: Hilda Rasula – scenografia: Rocío Giménez – costumi: Cailey Breneman – musica: Gary Lionelli – suono: Alexandra Fehrman – produttori: Katie McNeill, Leopold Hughes, Ben LeClair – produzione: MRC, T-Street – distribuzione internazionale: Sony Pictures Classics – Stati Uniti, 2026, 88 minuti – festival: Festa del Cinema di Roma – 14 ottobre 2026 ore 16:15 (replica 15 ottobre ore 16:00), Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica, viale Pietro de Coubertin 30, Roma.
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