Scompartimento n°6: viaggio tra nostalgia e scoperta di sé

Un incontro fra amici, un’armonia solo apparente, il vociare confuso si confonde tra le note di “Love is the drug”, ma una donna appare spaesata.

La festa è solo un preludio in “Scompartimento n° 6”, film vincitore del Gran Prix Speciale della Giuria – Festival di Cannes 2021 per la regia di Juho Kuosmanen che si articolerà come viaggio ai confini della Russia ma anche ai confini dell’io della sua protagonista.

“Chi capisce il proprio passato, capisce meglio il proprio presente” diceva un tale alla festa di addio.

Se la ricerca dei petroglifi di Murnmansk è motivo scatenante per la partenza dell’aspirante archeologa, una causa più profonda la spinge ad allontanarsi, l‘inconsapevole necessità di distacco da una nicchia sicura alla quale non sente più di appartenere.

Laura (Seidi Haarla) parte sola, con lei solo la vecchia videocamera che è contenitore ed emblema dei suoi ricordi di Mosca, oggetto di memoria, strumento di rassicurazione ma anche motore per un insondabile senso di nostalgia.

Eppure, si tratta davvero di nostalgia? Qual è la misura dell’amore per ciò che si è trovata ad abbandonare?

Il volto della fidanzata, le pareti di casa, forse anche i suoi ideali, sembrano perdere i contorni, sfumarsi al contatto con un mai provato senso di ignoto, di libertà, sostituirsi senza volerlo, con nuovi volti.

Ciò che sembrava certo si incrina, ciò che si credeva di disprezzare è ciò per cui ora si avverte un nuovo crescente senso di curiosità, di empatia, di accoglienza.

Il disprezzo per Ljoha (Yuriy Borisov) suo compagno di viaggio, si tramuta gradualmente in complicità, l’attaccamento al passato lascia ora spazio alla dimenticanza, anche il motore della ricerca cambia d’un tratto la sua rotta.

Un’anziana signora (Lidia Kostina) che crede che nell’animo di ogni donna si nasconda un animale guida, un ladro che suona la chitarra (Tomi Alatalo), una capotreno di mezza età e di poche parole (Julia Aug): nuove facce e nuovi paesaggi sono gli strumenti per il configurarsi di una verità che si discosta dalle vecchie convinzioni fino a ribaltarle.

E poi l’approdo. Il luogo lontano, i petroglifi, i paesaggi freddi di una Russia diversa.

Ci si chiede: la meta coincide davvero con ciò a cui dapprima si sperava di giungere?

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