Renoir. L’alba di un nuovo classicismo: la mostra dedicata al pittore francese a Rovigo

La schiena curva, la testa sostenuta con difficoltà, il fiato corto e afflitto, vestito con abiti pesanti, le mani doloranti, nodose e quasi chiuse, fasciate fisicamente ad un pennello che, lentamente ma senza esitazione, continua a muoversi sulla tela. Lo si può pensare così Pierre-Auguste Renoir che dipinge, continuando a guardare il mondo esterno per immortalarlo, nonostante la tremenda artrite e il male. I dipinti sono fatti anche per immaginare e la mostra Renoir – L’alba di un nuovo classicismo regala questa bellissima possibilità, una full immersion geografica e storica e l’occasione di vedere da vicino una produzione unica, che colpisce occhi, cuore e mente allo stesso tempo.

Il percorso, ospitato a Palazzo Roverella a Rovigo fino al 25 giugno 2023, propone 47 opere del pittore francese, provenienti da musei e diverse collezioni italiane e straniere. L’obiettivo è quello di presentare l’artista sotto una luce singolare: un Renoir con un bagaglio straordinario, consapevole e maturo come pittore, uomo e personalità del suo tempo, conquistato dalle opere italiane dei grandi artisti del Rinascimento, che si pone oltre il suo Impressionismo per sviluppare una cosiddetta “moderna classicità”. Vedere questi quadri significa sondare e scoprire un’arte che non è solo ed esclusivamente impressionista, ma si colloca su un versante personale, oltre alle definizioni in senso stretto. Un’arte che cerca una ricomposizione, un ordine nuovo, toni caldi e vivaci, un equilibrio più definito al di là dei contorni sfumati, impercettibili delle pennellate di colore en plein air.

Pierre-Auguste Renoir, Le Moulin de la Galette, 1875-1876

Renoir, in sintesi, non è solo il pittore impressionista, annoverato con Monet, quello della Colazione dei canottieri, ma è molto di più, per certi versi supera se stesso grazie ad una rivisitazione della tradizione e la proposta di Rovigo lo dimostra in modo chiaro. C’è pensiero e consapevolezze nuove, bellezze ricercate, un’attenzione precisa alle forme e ai volumi delle sue figure. Ma, in un certo senso, ci siamo anche noi e i nostri spazi. La mostra, infatti, si focalizza sulle opere che Renoir realizza, reduce dal viaggio in Italia che egli intraprese nel 1881. I famosi Grand Tour che all’epoca erano diffusi come viaggi culturali, di conoscenza e scoperta.

Quest’evento particolare gli rivela visivamente i grandi nomi dell’arte italiana, Vittore Carpaccio, Giambattista Tiepolo, Tiziano e Raffaello. Senza dimenticare le opere conosciute a Napoli e a Pompei. Questo viaggio tra nord e sud Italia lo cambia profondamente. Renoir stravolge le sue tele, in modo personale e autentico, come omaggio e come forma di rinnovamento della sua arte. Approda ad un ordine nuovo, fatto di linee definite, bilanciate, ci sono volumi e definizioni precisi, c’è ancora quella luce che contraddistingue le sue opere ma che riesce a caratterizzare gli ambienti, ad abbracciare il circostante per renderlo vivo e fermo. Un esempio è la bellissima La baigneuse blonde, del 1882: il soggetto vero è Aline Charigot che diventa poi la moglie dello stesso Renoir e madre dei suoi tre figli, raffigurata con i capelli biondi sciolti, sparsi, un lenzuolo bianco a coprirle parte delle gambe e Napoli sullo sfondo.

Pierre-Auguste Renoir, La baigneuse blonde, 1882

La pienezza e la grandezza ci sono tutte, lei è colta quasi in una posizione statica, una dea e viene meno la ricerca dell’attimo, del continuo cambiamento. Questa modalità rappresenta di per sé il nuovo ordine che Renoir conferisce ai suoi soggetti, caratterizzati da uno slancio stilistico che ricorda la tradizione ma che sa essere novità allo stesso tempo. Gli insegnamenti passati aprono le porte alla personalizzazione e a nuove valorizzazioni.

In mostra, non mancano i volti di altri personaggi, come Gabrielle Renard, la bambinaia, cugina di Aline che diventa modella dello stesso pittore e che crea con il figlio Jean Renoir (futuro regista cinematografico) un rapporto affettivo particolare. Ma ci sono pure i ritratti femminili, le bagnanti, i nudi che sono sempre dotati di delicatezza e sinuosità eleganti, gli immancabili paesaggi realizzati soprattutto nel sud della Francia, le nature morte tra cui Roses dans un vase (1900), le incisioni e le acqueforti a tema epico.

Ogni opera fornisce un pezzo nuovo, è il riassunto della ricerca personale che quest’autore ha portato avanti, elevando la sua arte. C’è la realtà e l’umanità così come sono, con movenze e tagli precisi, non più colti al volo come le prime fasi impressioniste, ma studiati, dotati di colore e privi quasi di dimensioni temporali. Ci guardano fissi, sono lì esattamente come si mostrano, racchiusi in questo connubio equilibrato di colore e linee definiti.

Pierre-Auguste Renoir, Gabrielle, 1910

Tra le sezioni, c’è un mondo rinnovato che, a partire dai primi passi impressionisti ravvisabili in Après le bain e Le Moulin de la Galette, si apre a nuove influenze e a richiami dal passato forti e significativi. Dall’Italia a Parigi con Ingres, fino a Rubens: Renoir fortifica una sensibilità che anticipa i tempi, capace di essere proiettata alle istanze del futuro, in un mix che Palazzo Roverella celebra e apre al pubblico.

A questo proposito, come descritto dal curatore Paolo Bolpagni, all’interno dell’esposizione vige questo “sguardo italiano”: alle 47 esposte si affiancano una serie di opere di artisti italiani, che si sono ispirati a Renoir o che da egli hanno tratto riferimento successivamente, in una sorta di dialogo e confronto artistico. Marino Marini, Giorgio De Chirico, Filippo de Pisis, Carlo Carrà, Armando Spadini, Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Arturo Tosi, Enrico Paulucci e altri: ognuno di loro ha saputo cogliere una traccia personale in Renoir, facendola propria, portandola ai massimi livelli. Vale anche il contrario. Questa relazione, infatti, si riversa anche nel suo protagonista. Per Renoir trarre un insegnamento dalla pittura del passato ha significato trasportare la parte preziosa colta in essa per trasformarla in nutrimento, in ispirazione visibile ancora oggi. Un doppio filo conduttore che lega il passato all’arte, un’influenza reciproca vitale per la storia.

Pierre-Auguste Renoir, Paysage de Cagnes, 1905-1908

L’alba di questo classicismo inizia proprio da questi contatti e dallo stupore di Renoir che, traendo linfa da ciò che lo circondava, ha superato se stesso e l’avanguardia che lo rappresenta. Da quest’esposizione, è evidente l’anima aperta, alla perenne ricerca, mai stanca del pittore, esattamente come lo si può immaginare: preda di dolori e di sofferenze, ma mai esausto di dare senso alla propria vita tramite l’arte e la pittura.

Ancora oggi ci parla e ci comunica qualcosa, quella voglia di bellezza e di continua crescita, quell’evoluzione successiva ad ogni nuova alba, la sopravvivenza al tempo perché si è scelto di rappresentare il mondo e di consegnarlo all’eternità, senza saperlo fino infondo.

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