Quattro chiacchiere con Pat Senatore

Nella splendida cornice dell’Hey Baby Cocktail Bar a Roma abbiamo avuto l’occasione di incontrare il bassista Pat Senatore. Monto gentilmente ci ha concesso un’intervista che qui sinteticamente ripropongo.

Sorseggiando un buon cocktail, nel mio caso analcolico, sono stato rapito dal jazz eseguito da un duo jazz d’eccezione: il contrabbasso del Maestro Pat Senatore e il pianoforte del Maestro Ettore Carucci. Al termine del concerto Pat Senatore è stato gentilissimo nell’invitarmi a parlare con lui egentilmente ha accettato di raccontarmi della sua lunga carriera costellata di numerosissimi aneddoti. Con il suo permesso, questa chiacchierata informale ha preso subito la piega di una intervista e così, registratore alla mano, Pat Senatore per Quarta Parete ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita.

Classe ’35, Pat Senatore è un bassista di fama internazionale. Il racconto della sua storia parte con i suoi studi a New York, presso la prestigiosa Juilliard School of Music: dopo due anniha però trovato l’offerta formativa e l’ambiente musicale della scuola poco stimolante, soprattutto perché tra i corsi non era presente l’insegnamento del jazz.

Dalla fredda New York si è così trasferito nella calda e assolata costa della California dove ha incontrato un ambiente musicale vivacissimo: un tripudio di grandi locali notturni e lussuosissimi alberghi che offrivano al loro pubblico del jazz da ascoltare e ballare. La grande occasione per Pat è però arrivata con la scrittura nell’Orchestra del Maestro Stan Kenton.

Con la Stan Kenton Orchestra Pat Senatore ha girato tutti gli Stati Uniti in innumerevoli concerti, registrando anche due album: Adventures in Blues e Adventures in Jazz entrambi incisi per la prestigiosa casa discografica Capitol.

L’attività discografica di Senatore è proseguita nel tempo con altre case discografiche come la Hi-Brite e la Moo Records.

Tra il 1964 al 1968 è stato il bassista del trombettista degli Herb Alpert & The Tijuana Brass: di questa formazione è celebre l’interpretazione di “A Taste of Honey” di Bobby Scott e Ric Marlow, nota nel nostro paese per essere stata scelta come sigla del programma radiofonico Tutto il calcio minuto per minuto.

Indimenticabile per lui aver suonato nel trio del pianista Cedar Walton, per Frank Sinatra e per tanti altri grandi nomi del jazz che qui, per brevità non è possibile rammentare tutti – oltre che essersi esibito sia per il Presidente degli Stati Uniti che per la regina Elisabetta II. L’intervista, o dovrei dire la chiacchierata, è durata moltissimo e ho potuto constatare che Pat Senatore è una persona estremamene amichevole e generosa.

Pat vive oggi a Roma e continua a dedicarsi alla musica. Si trova molto bene nella Città Eterna. Tuttavia è dispiaciuto della poca vivacità culturale e dello scarso interesse – anche imprenditoriale – verso la musica Jazz. Il Jazz dovrebbe essere, secondo Pat – e io concordo con lui – una musica che non deve essere concepita solo come piano bar: non è piacevole suonare mentre il pubblico è distratto a mangiare.

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