“Philippe Halsman. Lampo di genio.”

“Lampo di genio.”: questo il sottotitolo per la prima retrospettiva italiana su Philippe Halsman, e mai titolo per una mostra è stato più azzeccato.

Perché contiene tutta l’ironia e la leggerezza tipiche del fotografo, che fu uno dei più grandi ritrattisti. Innovatore aperto alle nuove tecniche, grazie alle quali ha potuto valorizzare il suo bagaglio di europeo, colto e raffinato. Tutto unito a una particolarissima sensibilità, a una profondità e a una rara capacità introspettiva.

Ma chi è Philippe Halsman? Nasce a Riga, in Lettonia nel 1906, da famiglia ebrea. Dopo il diploma studia ingegneria elettronica a Dresda. A 22 anni viene accusato della morte del padre, caduto in un scarpata durante un’escursione sulle Alpi tirolesi. Processato e condannato, sconta 2 anni di prigione. Dopo l’intervento in sua difesa di intellettuali e scienziati, viene rilasciato nel 1930, e raggiunge la sua famiglia a Parigi.  Inizia a lavorare come fotografo per riviste come Voilà e Vogue. Comincia subito a distinguersi per la sua tecnica innovativa per l’epoca: va oltre il “soft focus look”, quell’aspetto sfumato che caratterizza le fotografie degli anni ’20. Le sue sono immagini nitide, limpide, il suo è un lavoro vicino alla grafica, non c’è niente di sfocato.

Nel 1940 si trasferisce con la sua famiglia a New York, grazie all’aiuto di Albert Einstein che riuscì a fargli ottenere il visto. Lì incontra artisti e intellettuali, apre un suo studio a Manhattan dove lavorò per il resto della sua vita, pur ricominciando a viaggiare anche di Europa dopo la fine della guerra.

Dalí Atomicus, con Salvator Dalí, Stati Uniti, 1948,

Conosce Salvator Dalì nel 1941, quando deve documentare una sua mostra. Fra i due si instaura un rapporto stretto, che darà origine a una serie di foto “surrealiste” ispirate all’arte dello stesso pittore: esemplare il “Dalì atomicus” del 1948. E la serie di foto sui suoi baffi, segno distintivo dell’artista, sono la rappresentazione di quel rapporto di complice ironia, e la brillante raffigurazione di un desiderio di autocelebrazione che ha sempre caratterizzato Dalì.

Perché è vero che Halsman ha firmato più di 100 copertine di Life, ma fu soprattutto un ritrattista. La sua capacità introspettiva gli ha permesso di creare ritratti davvero straordinari.

Ce lo racconta anche Alessandra Mauro, curatrice della mostra per “Contrasto” e appassionata di Richard Avedon: “Ecco Halsman è il “prima di Richard Avedon”. Aveva davvero una grande sensibilità. Perché per fare un buon ritratto c’è un lavoro di realizzazione molto complicato: bisogna capire psicologicamente chi c’è davanti all’obiettivo e come ti devi rapportare. Si dice che il ritratto psicologico è cominciato con Nadar (nella metà dell’800 n.d.r.) però certamente Halsman ha portato tutte le sue letture della psicanalisi e della grande letteratura dei primi del ‘900 in questo lavoro”.

Va alla scoperta del vero animo dei personaggi che immortala: scienziati, artisti, attori, politici. Cerca il momento in cui il personaggio fa cadere la maschera. Alla fine di una sessione fotografica, chiede di saltare, costringendo così ad abbandonarsi: crea “Jumpology” una serie di foto divertenti e allo stesso momento molto interessanti. Ecco allora un Robert Oppenheimer che si esprime in tutta la sua lunghezza allungando un braccio al cielo, o la divertita Audrey Hepburn, e il non proprio convinto Richard Nixon che sottostanno alla richiesta dell’artista.

Poi arriva il colore: dal Bianco e Nero una vera rivoluzione. Come non incantarsi davanti al volto di una giovanissima Angelica Huston immersa nei fiori; o a un Louis Amstrong, ripreso dall’alto, con i suoi occhioni sgranati e con la tromba in primo piano. Porta una sensibilità tutta europea nella bella galleria di personaggi umani: ne è uno splendido esempio l’immagine di un’intensa Anna Magnani.

L’attrice Anna Magnani, Roma, 1951

E poi le coppie: da Paul Newman e Joanne Woodward a Dustin Hoffman con Mia Farrow

È come se nascesse una terza identità autonoma e distinta fatta di quell’immaterialità che lega le coppie. Esprimendolo con grandissima forza.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, ed organizzata da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, la mostra sarà fino al 7 gennaio 2024 al Museo di Roma Trastevere.

Teatro Roma
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