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Perdersi con Ariosto: l’Orlando Furioso secondo Livermore

Al Nazionale di Genova, l’opera di Ariosto rivive tra scenografie visionarie, musica dal vivo e nuove prospettive sul tempo e sul genere.

Tornare a teatro dopo la pausa estiva è un po’ come tornare a casa. Ritrovi le poltroncine rosse, quell’atmosfera che ti fa sentire al posto giusto e la rassicurante certezza che, per qualche ora, i drammi sul palcoscenico saranno probabilmente più interessanti dei tuoi. O almeno, meglio messi in scena.

orlando furioso
ph Masiar Pasquali

Per il mio ritorno ho scelto Ludovico Ariosto e il suo Orlando Furioso, nella regia di Davide Livermore e nell’adattamento di Margherita Rubino, al Teatro Ivo Chiesa di Genova. Non proprio una lettura distensiva: siamo davanti a un poema in cui le vicende si moltiplicano, i personaggi si rincorrono e le passioni finiscono spesso per complicare tutto. Del resto, anche tornare a teatro significa affidarsi a qualcuno che ci conduca altrove, accettando che non sempre sapremo esattamente dove stiamo andando.

Livermore affronta la complessità di Ariosto senza cercare di semplificarla. La sua è una messinscena costruita attraverso immagini forti e accostamenti inattesi, che mettono in relazione epoche e immaginari lontani. A colpire è anzitutto la scenografia, con il relitto di un aereo precipitato che irrompe in un universo che siamo abituati ad associare a cavalieri, dame e imprese leggendarie. Un’immagine spiazzante, che rompe immediatamente le coordinate temporali e chiarisce come non ci si trovi davanti a una ricostruzione storica. D’altra parte, quando si decide di mettere in scena un poema che contiene già abbastanza inseguimenti, fughe e sparizioni, perché non aggiungere anche un aereo precipitato?

La scelta è audace e funziona. La scenografia ha un grande impatto visivo, i costumi firmati da Gianluca Falaschi sono bellissimi e ogni elemento sembra rispondere a una precisa idea di teatro. Antico e moderno convivono senza che l’uno debba necessariamente prevalere sull’altro. Non si tratta soltanto di inserire un elemento contemporaneo in una storia del passato: la sfida è capire che cosa possa dirci oggi quell’immaginario e come renderlo nuovamente vivo sulla scena.

Tra le scelte più riuscite c’è quella di affidare alle attrici anche personaggi maschili. Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli e Laura Marinoni compongono, insieme a Fulvio Pepe, un cast di altissimo livello, ma è proprio la distribuzione dei ruoli a offrire uno degli spunti più interessanti della messinscena. In un universo popolato da cavalieri e dame, questa scelta mette in discussione una distinzione teatrale tradizionale senza trasformarsi in una dimostrazione teorica. A convincere è soprattutto il risultato sulla scena: la capacità degli interpreti di dare corpo e voce a personaggi diversi, superando le aspettative legate al genere e aprendo nuove possibilità di lettura del poema. Una scelta decisamente interessante e vincente, che contribuisce a definire l’identità dello spettacolo senza allontanarsi dalla materia ariostesca.

E poi ci sono le donne, che nell’Orlando Furioso non sono affatto presenze marginali. Angelica, Alcina, Bradamante e Melissa partecipano attivamente allo sviluppo delle vicende, prendono decisioni, orientano gli eventi e spesso determinano il destino degli uomini che le circondano. Guardare il poema anche da questa prospettiva permette di superare l’immagine di una storia fatta soltanto di cavalieri e duelli. Le figure femminili non sono semplici comparse nell’avventura altrui: hanno desideri, strategie e una capacità d’azione che merita di essere riconosciuta.

Un ruolo altrettanto importante è affidato alla musica. L’Ensemble La Chimera suona dal vivo sulla scena, intrecciando il repertorio rinascimentale con brani pop e rock rivisitati e composizioni elettroniche originali. Il risultato è un dialogo tra epoche che evita l’effetto museo: Ariosto non viene imbalsamato e consegnato alla venerazione dei posteri, ma rimesso in circolo, tra sonorità antiche e contemporanee.

A tenere insieme questa varietà è anche la scelta di mantenere le ottave originali di Ariosto. La lingua poetica non viene sostituita da una riscrittura pensata per renderla più immediata, ma affidata a una costruzione scenica che prova a farla risuonare in un contesto diverso. È un lavoro impegnativo, che richiede agli interpreti una notevole padronanza del testo e al pubblico la disponibilità a lasciarsi attraversare da una narrazione tutt’altro che lineare. La bravura del cast è evidente: gli attori affrontano una materia complessa con una presenza scenica di grande intensità, sostenendo le numerose svolte del racconto.

La ricchezza della messinscena comporta inevitabilmente anche una certa densità. Il susseguirsi delle vicende, la quantità di stimoli visivi e sonori e la complessità del testo richiedono attenzione; in alcuni momenti seguire ogni passaggio non è immediato. Lo spettacolo restituisce la misura di un’operazione ambiziosa, che non sceglie la strada più facile per conquistare il pubblico.

Ariosto, in fondo, ci ha già abituati a personaggi che perdono la direzione, inseguono ciò che non riescono ad afferrare e si ritrovano prigionieri delle proprie passioni. Orlando perde il senno per amore, ma lo smarrimento attraversa l’intero poema: desiderio, gelosia, ambizione e illusione continuano a muovere i personaggi, mostrando quanto possa essere fragile il confine tra ciò che vogliamo e ciò che siamo disposti a fare per ottenerlo. La regia di Livermore restituisce questo universo attraverso una composizione scenica coraggiosa, in cui immagini, costumi, musica e interpretazioni dialogano con la parola ariostesca senza cercare di renderla più semplice di quanto sia.

orlando furioso
ph Masiar Pasquali

In definitiva, il Furioso di Livermore è uno spettacolo coraggioso e visivamente ipnotico: un invito a smarrire la bussola del tempo e del genere per riscoprire, attraverso la bellezza dell’ottava ariostesca, un classico capace di parlare con forza straordinaria al nostro presente.

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Orlando furioso – Produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Nazionale Croato di Fiume Hnk Ivana Pl.Zajca U Rijeci Riduzione e adattamento Margherita Rubino – Drammaturgia e dialoghi Linda Gennari, Davide Livermore, Fulvio Pepe, Carlo Sciaccaluga – Regia Davide Livermore – Interpreti (in ordine alfabetico) Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli, Laura Marinoni, Fulvio Pepe – danzatrice Silvia Bennett – Musiche dal vivo Ensemble La Chimera: Sabina Colonna-Preti, Maria De Martini, Francesco Zoccali – Arrangiamenti e musiche originali Marco Benz Gentile – Costumi Gianluca Falaschi – Scene Eleonora Peronetti – in collaborazione con Opéra di Monte-Carlo. Genova, 13 ottobre 2026

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