di Riccardo Bramante

 

 

E’ un momento di grande sconforto quello che sta attraversando Woody Allen inseguito dalle accuse di molestie sessuale riversategli addosso dalla figliastra Dylan Farrow e raccolte dalla stampa e dal mondo di Hollywood dove non è stato mai ben visto.

Anche l’uscita del suo ultimo film “Un giorno di pioggia a New York” ha vissuto momenti molto agitati, con Amazon che si è rifiutato di distribuirlo negli USA e gli stessi componenti del cast, da Timothèe Chalamet a Rebecca Hall a Selena Gomez che in forme diverse si sono dissociati dal lavoro e hanno deciso di devolvere una parte dei loro cachet in beneficenza.

Nonostante ciò, il film ha avuto un grande successo nei Paesi dove è stato presentato, dalla Francia, alla Gran Bretagna, all’Italia incassando fino ai primi giorni di giugno la considerevole cifra di 21 milioni di dollari.

Pur non avendo quegli sprazzi di surreale ironia propria dei primi lavori, anche questa è una tipica commedia di Allen in cui vengono toccati temi decisamente impegnativi come l’insoddisfazione di fronte alle proprie creazioni, la fragilità dell’amore, il conflitto tra sogni ed ambizioni, il diverso modo di vedere una identica situazione a seconda del carattere del personaggio. Ma il vero protagonista del film è senz’altro New York, tanto amata da Allen e rappresentata in tanti lavori, una New York “stupenda anche nei giorni grigi, nebbiosi o anche piovosi quando acquista una luce tenue e le strade diventano lucide e pulite”.

Ma, nonostante tutto ciò, il regista ha mal sopportato questo periodo di lockdown dovuto al coronavirus e in una intervista al “Financial Times” ha adombrato anche la possibilità di lasciare definitivamente il mondo del cinema: “Ormai ho 84 anni e presto morirò. Anche se avessi la migliore sceneggiatura del mondo non c’è nessuno con cui fare il film” e, d’altra parte, Allen ritiene che le persone rimangono più volentieri a casa magari a vedere un film in televisione, “ma io non voglio fare film per i piccoli schermi e perciò potrei smettere del tutto di girare”.

In attesa che prenda una decisione definitiva, Allen ha comunque già pronto un nuovo film (il suo cinquantesimo) girato nel 2019, “Rifkin’s Festival”, che doveva essere presentato a Cannes ma che slitterà probabilmente al prossimo autunno al Festival di San Sebastian in Spagna, tanto più che è stato girato proprio in quel Paese.

 

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