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Oscar, box office e crisi delle sale: il cinema italiano alla prova del 2026

Da Marilyn Monroe e Anna Magnani al fenomeno Zalone: anniversari, box office e attese per un nuovo anno di grande schermo

Mentre il mondo del cinema, a cento anni dalla nascita, ricorda Marilyn Monroe — una delle icone assolute di Hollywood che, come scrive Maria Luisa Agnese, visse “per piacere ed essere amata, fingendo sullo schermo di essere un’oca” — tornano alla memoria film indimenticabili come Quando la moglie è in vacanza (1955), diretto da Billy Wilder, manifesto di un talento spesso sottovalutato dietro la maschera della leggerezza.

Restando nel capitolo anniversari, settant’anni fa, il 21 marzo 1956, una romanissima Anna Magnani conquistava il premio Oscar come miglior attrice protagonista per La rosa tatuata, diretta da Daniel Mann, diventando la prima italiana della storia a riuscirci. Una vittoria prestigiosa, ottenuta battendo colleghe del calibro di Katharine Hepburn, Jennifer Jones, Susan Hayward ed Eleanor Parker. Un’interpretazione semplicemente magnifica, che non lasciava spazio a critiche, come hanno ricordato Paolo Mereghetti e lo stesso Tennessee Williams. Anna Magnani fu un lampo tra le nuvole, inafferrabile come un’ombra.

Il cinema italiano, nella sua lunga storia, può vantare 30 candidature agli Oscar, con 14 vittorie più tre statuette speciali assegnate tra il 1948 e il 1951. L’ultimo trionfo risale al 2014, con La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

Tornando al presente, l’ultimo grande campione d’incassi del nostro box office è stato C’è ancora domani, interpretato e diretto da Paola Cortellesi, capace di superare i 38 milioni di euro. Un film che ha ricordato a molti come il 2 e 3 giugno 1946 le donne italiane esercitarono per la prima volta il diritto di voto.
«Vedere oggi crescere l’astensionismo fa male», ha dichiarato la Cortellesi, «perché ci ricorda quanto facilmente possiamo dimenticare il valore di ciò che, con grande fatica, abbiamo ottenuto».

Il nuovo anno si è invece aperto con l’exploit natalizio di Buen camino, commedia “social-mistica” interpretata da Checco Zalone e diretta da Gennaro Nunziante. Film non osannato dalla critica, ma premiato dal pubblico con quasi 41 milioni di euro d’incasso, restituendo ossigeno alle sale cinematografiche di un Paese affaticato, non solo dagli Oscar ma anche da mercati sempre più incerti.

E il 2026 cosa ci riserverà?

Gennaio si annuncia ricco di nuove uscite, a partire da La grazia, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, interpretato da un inedito e sontuoso Toni Servillo — premiato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia con la Coppa Volpi — nei panni di un Presidente della Repubblica a fine mandato, uomo integerrimo e attraversato da dubbi su vita, amore, etica, potere e coscienza.

Tra i titoli italiani in arrivo anche Le cose non dette di Gabriele Muccino, ambientato a Tangeri e interpretato da Stefano Accorsi, Laura Crescentini e Claudio Santamaria.

Da Hollywood giunge invece Marty Supreme, diretto da Josh Safdie e interpretato da Timothée Chalamet nel ruolo di Marty Reisman, campione mondiale di ping pong: un film già in odore di Oscar. Sempre dalla scena internazionale arriva Sirat del visionario Oliver Laxe, ambientato nel deserto marocchino durante un rave, premiato a Cannes e presente nelle shortlist di Oscar, Bafta e Golden Globe.

Per il cinema italiano sono attesi anche Prendiamoci una pausa di Cristian MarazzitiDue cuori e due capanne di Massimiliano Bruno, commedia sentimentale tutta romana con Edoardo Leo, Claudia Pandolfi e Giorgio Colangeli.

Spazio poi alla musica con Song Sung Blue – Una melodia d’amore di Craig Brewer, con Hugh Jackman e Kate Hudson, e all’animazione con La piccola Amélie, adattamento di Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb, e SpongeBob – Un’avventura da pirati, già nelle sale dal primo gennaio.

Per i palati più raffinati, da non perdere Sentimental Value di Joachim Trier, storia di un celebre regista che rientra nella vita delle figlie dopo anni di assenza; Agente segreto del brasiliano Kleber Mendonça Filho, ambientato durante il regime militare degli anni Settanta; e Lo sconosciuto del Grande Arco di Stéphane Demoustier, dedicato all’architetto danese autore della Défense parigina.

Ma questo è solo un antipasto. Intanto godiamoci il “miracolo”, come scrive con pungente ironia Nanni Delbecchi sul Fatto Quotidiano, del fenomeno “Sanchecco”, nuovo protettore dei botteghini nostrani). Alla fine del suo cammino non si salva nessuno: né preti né tamarri, né il rancio del pellegrino di Compostela, né l’anima, né la strombazzata “Prostada Enflamada”. Perché, alla fine di tutto, resta una cosa preziosa: la possibilità di ridere. E non è poco, in questa valle di lacrime e paure che sta diventando la vita di tutti noi.

Buon anno ai lettori di Quarta Parete e, naturalmente, buon cinema. Senza dimenticare chi non c’è più ma continua a farci compagnia e a dare lustro alla storia del cinema: Brigitte Bardot, Robert Redford, Claudia Cardinale e le regine di una televisione che oggi rimpiangiamo, le elegantissime gemelle Alice ed Ellen Kessler.

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