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Orfani veleni: il naufragio di un vecchio attore

Orfani veleni: il naufragio di un vecchio attore

Dal Premio Enzo Moscato per attori e compagnie under 35 al palcoscenico del Ridotto del Mercadante.

Al centro del palcoscenico un uomo dorme: è un vecchio attore di teatro, relegato ai margini di ciascuno sguardo e costretto ogni volta a dare spettacolini per le strade per guadagnarsi da vivere. Ma presto viene bloccato a più riprese da tre ragazzi press’a poco adolescenti, i quali nella terribile ignoranza della loro età si prodigano in un crescendo di violenze. Soltanto un angelo travestito da Pulcinella si batte per difenderlo. Così, con quel linguaggio onirico e tangibile allo stesso tempo, Orfani veleni di Davide Cristiano, ispirandosi all’opera di Enzo Moscato, svela al pubblico i meandri di una realtà partenopea complessa, talvolta orrenda nella sua oscurità.

Orfani veleni: il naufragio di un vecchio attore
Orfani Veleni di Enzo Moscato – regia Davide Cristiano – ph©Pino Miraglia

Narratore lucido dell’anima profonda e dannata di Napoli, Enzo Moscato in Orfani veleni parla di una quasi surreale contea di N., un luogo dove si concentra «l’inarrestabile devastazione di cose e sentimenti della città». Si tratta di uno spazio a metà tra sogno e realtà, in cui si aggirano personaggi ai margini di un mondo al limite. Metafora della città di Partenope, il drammaturgo la traduce con la comparsa sulla scena di Pulcinella – maschera nei confronti della quale Moscato ha dichiarato più volte di provare una sorta di inquietudine perché vi percepisce come racchiuso l’abisso, la morte (nello spettacolo Non posso narrare la mia vita, un ineccepibile Lino Musella nei panni dell’artista defunto lo spiega senza alcuna pecca). Eppure, è proprio da quel contatto eterno con la morte, tipico del napoletano, che si dipana un senso di vitalità ancestrale, una libidine violenta, un senso di vita esuberante. In questa contraddizione senza risoluzione si condensa lo sguardo poetico, romantico e atrocemente lucido di Moscato, ripresa poi nella versione attuale di Orfani veleni di Davide Cristiano.

Nel suo spettacolo, il regista rivitalizza quella componente profondamente concreta che appartiene inesorabilmente al testo originario di Moscato. Certo, non ne ignora la dimensione onirica che, anzi, gli serve per portare oltre gli stereotipi aggressivi della realtà di Napoli, nei quali spesso viene affogata. Ma il racconto che deriva dal riadattamento in Orfani veleni di Davide Cristiano appartiene a una Napoli molto più popolare, visibile, tangibile: «Solo una figura angelica, un Pulcinella serafico, può intervenire in suo soccorso quando tre ragazzi si abbattono su di lui come avvoltoi: sono l’incarnazione di quegli stereotipi che hanno declassato la cultura popolare ad oleografica fino ad annichilirla. Su tutti, in chiave epica, aleggia dal megafono della filodiffusione urbana la voce del poeta. L’uso delle registrazioni di Enzo Moscato, che gioca i brani più lirici dell’opera, consacra l’autore a poeta voce della città, ci offre la possibilità di metterci in ascolto per recuperare nel suo solco poetico un senso radicale di comunità e scongiurare una rovina collettiva che, fin dalla prefazione del testo, l’autore ci chiama energicamente ad affrontare e a tramutare in urlo fortissimo di vita» – spiega il regista.

Dunque, è come se Orfani veleni di Davide Cristiano si dividesse in due parti: la prima mette in scena una verità cruda, una realtà inevitabile che relega Napoli a città ferita dalla violenza; la seconda, invece, attraverso il sogno restituisce senso e valore a una città ferita, che vive nel solco della contraddizione e che fondamentalmente tra due estremi all’eccesso stabilisce il suo punto di equilibrio. In questo modo il regista con il suo lavoro abbraccia la frammentazione, la vertigine di Moscato, evitando un banale lavoro di commemorazione mummificata. Ovvero, nonostante lo spettacolo nasca senza una drammaturgia teatrale vera e propria in partenza, Cristiano costruisce a piccole dosi sperimentative una storia che ha una prospettiva contemporanea. Pertanto, la sua è una tradinvenzione – termine coniato da Moscato stesso – nel senso di accogliere l’eredità tradita e di rinnovarla con una necessità che sappia più di presenza che di unica rappresentazione.

Orfani veleni: il naufragio di un vecchio attore
Orfani Veleni di Enzo Moscato – regia Davide Cristiano – ph©Pino Miraglia

Con Orfani veleni di Davide Cristiano, quest’ultimo sembra ribadire che a Enzo Moscato non può essere resa giustizia riproducendo le sue opere, bensì attraversandole. La questione sta nel vivere quelle parole scritte, indossarle, introiettarle in quell’abitacolo profondo del teatro dove risiede il caos, che altro non è che portatore di verità. Sì, Moscato è caos, è movimento, ma è lì che respira il ventre e il regista coglie quel fiato. Allora, con la scenografia di Sara Palmieri il palcoscenico si riempie di simboli, di stereotipi partenopei, che si auto-rivelano quella natura simbolica vuota, a dispetto della realtà che accade intorno. Ancora, insieme agli attori Claudio BellisarioFrancesco FerranteCristoforo Iorio, Nello Provenzano e Giuliana Zannelli, viene data voce a una lingua plurale, anch’essa in costante movimento e aperta alle trasformazioni sentite come possibilità. A questo punto, il teatro diventa presente vero e autentico, non consola ma irrompe, non spiega ma vive.

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Orfani veleni – di Enzo Moscato – adattamento e regia Davide Cristiano – con Claudio Bellisario, Francesco Ferrante, Cristoforo Iorio, Nello Provenzano, Giuliana Zannelli – scenografie Sara Palmieri – costumi Dario Biancullo – luci Sebastiano Cautiero – musiche e disegno sonoro Gianluigi Montagnaro – coreografie Luna Cenere – organizzazione Claudio Affinito – direttrice di scena Giuseppina Ruggiero – grafica Sofia de Capua – foto di scena Pino Miraglia – video di scena Pietro Di Francesco – assistente scenografo Alessandra Avitabile – scene realizzate da NEO Scenografie e Attrezzeria – con il supporto di ex Asilo Filangieri – il progetto ha vinto la prima edizione del Premio Enzo Moscato per artisti e compagnie under 35 – produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Casa del Contemporaneo – Ridotto del Mercadante di Napoli dal 16 al 21 dicembre 2025

Fonte immagini: Ufficio Stampa

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